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Quotidiano di Sicilia

Expo e Mose gli scandali del Nord
di Carlo Alberto Tregua

Semplificare il Codice degli appalti

Tags: Expo 2015, Tangentopoli, Mose, Venezia



Gli enormi scandali che hanno colpito Expo 2015 e il Mose di Venezia (sistema delle paratoie anti-alta marea) dimostrano il becerume di tanti politicastri del Nord che sono arrivati a dire: non bisogna fare le opere pubbliche al Sud perchè c’è la mafia, dimenticando che proprio in Veneto ce n’è una di grosse dimensioni, la mafia del Brenta.
Tutto il mondo è paese, la corruzione e la criminalità organizzata sono dilagate da Sud a Nord, ma ovviamente si sono sviluppate a Nord perché lì è maggiore la ricchezza.
Expo 2015 e Mose costituiscono le punte di due iceberg. Nascosti vi sono migliaia e migliaia di appalti di minori dimensioni, molti dei quali appartengono ai soliti noti che mettono insieme politicanti, burocrati, imprenditori e professionisti disonesti, uniti dalla corruzione.
La questione è stata peggiorata col nefasto articolo 26 del dl 64/14 che aveva cancellato l’obbligo di pubblicazione sui quotidiani degli avvisi di gara. Per fortuna la cancellazione è stata eliminata in sede di conversione.

Riccardo Nencini è viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, venuto al nostro forum pubblicato il 23 maggio scorso. Ci siamo ritrovati dopo trent’anni ed io ho mantenuto un’ottima impressione sulle sue capacità.
Perché vi cito questo fatto? Perché egli è incaricato di riformulare il Codice degli appalti (Dlgs n. 163 del 2006) costituito da oltre seicento articoli, compresi quelli di circolari, decreti e direttive, che ne creano un ammasso inestricabile, ove i corrotti hanno gioco facile per la dubbia interpretazione delle norme, spesso in contraddizione fra di esse.
Il Codice degli appalti deve essere lineare ed applicabile senza dubbi interpretativi. Deve prevedere, in caso di ricorso al Tar delle imprese perdenti, che la decisione venga emessa tassativamente in trenta giorni, come termine perentorio. Ed eventuale ulteriore ricorso al Consiglio di Stato (Cga per la Sicilia) deve pervenire a sentenza in un massimo di altri trenta giorni. Naturalmente i Tribunali amministrativi si devono attrezzare per eseguire tale disposizione di legge auspicata.
Il Codice degli appalti, nuovo, deve anche prevedere procedure talmente semplificate, per cui nessuno dei partecipanti possa barare.
 
Expo 2015 e Mose sono nella bufera delle indagini che magistrati di valore conducono da anni, supportati da Forze dell’ordine di grande capacità professionale, tra cui spiccano gli uomini della Guardia di Finanza. Ma anche i Carabinieri, di cui si è celebrato giovedì 5 giugno il duecentesimo anno dalla fondazione del loro corpo, costituiscono un forte scheletro di presenza dello Stato nel territorio, con oltre 5 mila caserme distribuite sul territorio nazionale, isole comprese.
Anche il corpo di Polizia funziona bene, pur non essendo militarizzato. Non si capisce perché tutte le altre amministrazioni statali non prendono a modello l’efficacia dell’organizzazione di Guardia di Finanza, Carabinieri e Polizia per raggiungere lo stesso livello di buon funzionamento.
In tutte le parti dello Stato, i migliori dovrebbero essere emulati per adeguarsi a quegli standard di funzionamento. Solo così emergerebbe il merito e si posizionerebbero in cima alla classifica i più bravi e non i raccomandati.

La corruzione è il cancro dell’Italia, peggiore della criminalità organizzata, l’abbiamo scritto più volte. Mentre quest’ultima è una componente che si può radiografare, corrotti e corruttori si annidano in qualunque pezzo della pubblica amministrazione, del ceto politico e delle classi imprenditoriali, sindacali e professionali.
Citazione di merito va data a Confindustria Sicilia, e al suo dinamico presidente Antonello Montante, con l’adozione del Codice di legalità e l’espulsione di quegli associati in odore di mafia.
Vorremmo che tale codice etico venisse adottato da tutte le altre associazioni imprenditoriali, da tutti i sindacati e da tutti gli ordini professionali, per dare un segnale corale che la classe dirigente sana non può più tollerare la corruzione in questa misura patologica.
Georges Clemenceau (1841-1929) sosteneva che corruzione e prostituzione sono fisiologiche alla comunità se in piccolissima proporzione. Ma in Italia la misura è stracolma e non possono essere solo magistrati e Forze dell’ordine a contrastarla. Occorre che la classe dirigente adempia al suo dovere di depurare le strutture dalle cellule cancerogene con una forte partecipazione ed un pressante controllo.

Articolo pubblicato il 10 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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