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Quotidiano di Sicilia

Imprese tessili, si punta ai mercati esteri
di Michele Giuliano

L’artigianato strizza l’occhio all’internazionalizzazione delle aziende per uscire dalla crisi economica. Avviati dai vertici della Cna di Palermo contatti commerciali con Russia, Germania e Belgio

Tags: Crisi, Imprese, Tessile



PALERMO - Di fronte al calo del fatturato di manifatturiero, calzaturificio e tessile, la Sicilia risponde con la promozione.
Bisogna vendere la propria immagine non solo a livello nazionale ma anche all’estero. Altrimenti il rischio è di una totale debacle sulla scia di ciò che sta avvenendo oggi.

La crisi economica su scala mondiale non sta dando alcuna tregua alle imprese del settore (comprese quelle isolane) e in attesa di una ripresa che si stima avverà tra due anni, le aziende arrancano e “navigano” tra le difficoltà: dalla liquidità legata alla concessione dei crediti da parte delle banche, a quella più strettamente di mercato.
Fra i settori dell’economia a soffrire maggiormente in Sicilia, quello tessile, fa registrare numeri più preoccupanti. Il comparto, sta vivendo davvero momenti di grandissima difficoltà.

Il caso più emblematico emerso dalle pagine sindacali dei quotidiani regionali è il caso del distretto di Bronte.
Questo negli ultimi anni è stato attanagliato da una crisi senza precedenti che ha fatto smobilitare in prima persona il sindaco della città etnea Pino Firrarello. Il rischio tuttora non scongiurato è la delocalizzazione produttiva di una nota azienda produttrice di jeans.
 “Le grandi firme – ha affermato il presidente del Consorzio Sicilia Moda Mario Catania – hanno deciso di delocalizzare le commesse. Noi abbiamo già attivato le procedure per assicurare gli ammortizzatori sociali ai lavoratori che intendiamo tutelare, ma è bene trovare delle soluzioni altrimenti non ci sarà futuro”.
Una testimonianza che racchiude lo stato di disagio delle imprese artigianali del settore dell’intera Sicilia orientale.

A tracciare una nuova strada per una ripresa economica del comparto la Cna siciliana, la confederazione nazionale artigiani.
Una delegazione dell’organizzazione di categoria della provincia di Palermo, composta dal coordinatore cittadino Giuseppe Scafidi, dalla presidente di Federmoda Daniela Cocco, e dal responsabile dell’ufficio internazionalizzazione  della Cna Ninni Saeli, ha avuto un’interlocuzione con il governo regionale a cui è stato sottoposto un progetto di promozione dell’artigianato nel settore della moda, del tessile e del calzaturiero siciliano attraverso un’iniziativa da promuovere a Palermo agli inizi del prossimo anno.

La proposta, nasce alla luce di  una serie di contatti avuti, in questi ultimi tempi, dalla Cna di Palermo con diverse Camere di commercio di Paesi come la Germania, il Belgio, l’Austria, la Russia, l’Egitto: “Tutte queste realtà – ha dichiarato Scafidi – si sono mostrate interessate alle attività artigianali di stilisti e di produttori tessili e calzaturieri siciliani.

“L’iniziativa, a tal fine, di una manifestazione promozionale, da tenersi a Palermo ai primi del prossimo anno, (con la partecipazione di operatori commerciali di vari paesi) ha interessato la Regione, che ha dato mandato di concordare con i dirigenti della nostra organizzazione, tempi e modalità per la sua realizzazione”.
Resta poi da sfruttare un’altra grande potenzialità che è quella del Distretto sulla filiera del tessile della Sicilia orientale. “Il Distretto – ha sottolineato il direttore del consorzio “Sicilia moda”, Salvatore Spartà – può attingere a risorse comunitarie che per la maggior parte permettono ristrutturazioni, investimenti e formazione.  Bisogna quindi fare in modo di regolare questi finanziamenti comunitari.

Di conseguenza bisogna dare la possibilità alle aziende di sfruttare questo canale per fronteggiare l’attuale crisi”.
 Ci sono anche degli importanti spiragli per il settore anche se il privato non può andar da solo: “Ricercando altri clienti – ha aggiunto Mario Catania – abbiamo ricevuto la richiesta di effettuare, oltre alla confezione del capo, anche la vendita.
 In quel caso potremmo diventare anche bravi venditori e sostenere un marchio proprio, ma per farlo sono necessari investimenti”.
 

 
Indagine di Confcommercio. Bilancio in “rosso” dei saldi estivi
 
PALERMO - I saldi estivi hanno lasciato l’amaro in bocca a oltre la metà dei commercianti, perché rispetto all’anno scorso le vendite sono diminuite in quasi sei negozi su dieci. A dirsi soddisfatto delle vendite è infatti poco meno del 10 per cento, mentre il 57,8 per cento dei negozianti ha rilevato una flessione rispetto ai saldi estivi dello scorso anno. è quanto emerge da un’indagine di Confcommercio, che fotografa l’andamento dei saldi analizzando anche l’opinione dei consumatori e dei commercianti.
L’indagine, realizzata in collaborazione con Format, rileva anche che quasi il 60 per cento dei consumatori ha già acquistato o sta per fare acquisti approfittando dei prezzi scontati, che i consumatori sono più attenti alla qualità che al prezzo e che l’identikit del “salmista” perfetto è un maschio con meno di 45 anni, single, lavoratore e residente nei centri di ridotte dimensioni siciliani. In base alla valutazione dei commercianti, emerge che complessivamente il 57,8 per cento ha visto un calo degli acquisti da parte dei consumatori. Segno di una crisi irreversibile se non si cercano alternative all’attuale sistema di mercato.

Articolo pubblicato il 03 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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