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Caso Mineo, spaccature interne al Pd. Autosospesi 14 senatori
di Oriana Sipala

Bufera scoppiata nella prima commissione al Senato dopo il caso Mineo

Tags: Corradino Mineo, Pd



ROMA - L’allontanamento di Corradino Mineo dalla commissione Riforme ha provocato non pochi disordini interni al Pd. Tredici senatori democratici si sono infatti autosospesi dal gruppo parlamentare in seguito a tale episodio. Si tratta di Casson, Chiti, Corsini, Gadda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano, come ha affermato lo stesso Corsini.

"Se non ci spiegano, la solidarietà è spezzata". Così, conversando con i cronisti a Montecitorio, il senatore Corradino Mineo sottolinea il senso dell'autosospensione proclamata oggi da 13 senatori Pd dopo la sua sostituzione in prima commissione al Senato. "Vogliono nascondere i disastri" fatti sulle riforme, aggiunge Mineo ribadendo che da lui non c'è mai stata volontà di porre veti ma che, allo stesso tempo, Renzi "non può governare fino al 2018 facendo accordi ora con Fi ora con Calderoli".
Dall’altro lato, il ministro delle Riforme, Maria Elene Boschi, non sembra lasciarsi scoraggiare dall’accaduto: “Il processo delle riforme va avanti, non si può fermare per dieci senatori”, ha affermato. E sui tredici senatori aggiunge: "Nessuno ha chiesto loro di autosospendersi. Dovranno essere loro a decidere se far parte del processo di riforme o fare una scelta diversa".

A rafforzare le parole del ministro Boschi quelle di Luca Lotti, sottosegretario alla Presidenza, facendo leva sulla forza dell’elettorato che ha dato fiducia al governo in carica: “Tredici senatori non possono permettersi di mettere in discussione il volere di 12 milioni di elettori e non possono bloccare le riforme che hanno chiesto gli italiani”. “Ci aspettavamo 20 persone – ha poi contiunuato-, sono solo 13. Mineo ha tradito l'accordo con il gruppo. Siamo un partito democratico, non anarchico".

Non si fa attendere la replica del senatore Corsini, uno degli autosospesi, secondo il quale, quanto avvenuto nel gruppo del Pd in occasione del dibattito sulle Riforme è stata “un’epurazione delle idee non ortodosse”, nonché una “palese violazione della nostra Carta fondamentale. Chiediamo dunque alla presidenza gruppo parlamentare un chiarimento”.

I fedelissimi però continuano a insistere sui numeri, e sull’insignificanza di una cifra che supera appena la dozzina. Tredici senatori su 107, infatti, non possono avere potere di veto: “Cinque riunioni del gruppo a Palazzo Madama, due direzioni Pd, il voto di 11 milioni di elettori alle elezioni europee. Evidentemente tutto questo non basta ai 13 colleghi del Pd che si sono autosospesi per far valere un assurdo potere di veto contro le riforme del governo Renzi”. Ad affermarlo il senatore dem Francesco Scalia. “Chi parla di violazione dell’articolo 67 della Costituzione – ha continuato il parlamentare - dovrebbe ricordare che la composizione delle commissioni è decisa dai gruppi. La posizione di Mineo avrebbe leso il principio di maggioranza. I senatori democratici sono 107 e si sono più volte espressi a favore del disegno di legge costituzionale”, conclude Scalia.

Articolo pubblicato il 13 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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