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Taormina: potenziare il turismo spalancando le porte del casinò
di Massimo Mobilia

Le case da gioco sono già presenti in diversi stati dell’Unione europea e in quattro Comuni italiani. È approdato in Senato il Ddl della Regione siciliana per far ripartire la struttura

Tags: Taormina, Turismo, Casinò



TAORMINA (ME) - Torna alla ribalta della cronaca la riapertura di una casa da gioco a Taormina. E ci torna passando dalla prestigiosa porta di Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica, dove è finalmente approdata la proposta di legge messa a punto dalla Regione siciliana per la realizzazione di due casinò in Sicilia, non solo a Taormina, ma anche nel Comune di Palermo. Il documento, che era stato approvato dall’Assemblea regionale lo scorso 26 febbraio, ci ha messo cento giorni per percorrere i 924 chilometri che separano Palermo dalla Capitale, e approdare finalmente in Senato, assegnato il 5 giugno alla commissione congiunta Finanze e Affari costituzionali.
 
Un arco di tempo tale che neanche nelle peggiori code della Salerno Reggio Calabria, eppure adesso il documento si trova nella sede più appropriata, in attesa che inizi l’iter parlamentare necessario affinché l’iniziativa siciliana possa diventare legge della Repubblica.

Non sarà un percorso semplice, né tantomeno breve, perché dopo la prima analisi in Commissione congiunta, saranno necessari i pareri favorevoli delle commissioni Giustizia, Bilancio, Pubblica istruzione, Lavori pubblici, Industria, Unione europea e Questioni regionali. Tanto al Senato quanto alla Camera, prima dell’approvazione definitiva da parte dei deputati. Un passo importante comunque per ridare speranza al sogno di rivedere la Perla dello Ionio tornare alla dolce vita degli anni Sessanta, quando il casinò di Villa Mon Repos attirava un certo tipo di turismo da tutte le parti del mondo, prima della triste chiusura avvenuta nel 1965. Ed è proprio ai fini turistici che si basa la logica contenuta nel documento esitato dall’Ars, proposto dall’onorevole Leanza, e poi sottoscritto dal presidente dell’Assemblea, Giovanni Ardizzone, prima dell’invio al collega presidente Piero Grasso.

Vediamo quindi nella sostanza cosa contiene la proposta di legge. L’articolo unico “autorizza l’apertura di una casa da gioco nel comune di Taormina, considerata l’alta vocazione turistica del medesimo comune, e di una casa da gioco nel comune di Palermo quale città d'arte”, proprio “al fine di garantire al settore turistico condizioni analoghe a quelle di altre Regioni e di altri Stati dell’Unione europea’, in deroga al Codice penale. Nella premessa al Disegno di legge, i deputati siciliani hanno infatti fortemente richiamato il concetto di considerare il casinò uno strumento di promozione e richiamo turistico, inserendolo in un panorama in cui a livello europeo appare giuridicamente legittimo. Appellandosi al mercato comune e alla libera concorrenza, si sottolinea infatti che le case da gioco sono già presenti in diversi Stati dell’Ue oltre che in quattro comuni italiani (Saint-Vincent, San Remo, Campione d’Italia e Venezia), tramite atti legislativi che di volta in volta ne hanno consentito l’apertura.

Viene posta inoltre l’attenzione sul problema che lo Stato italiano ha comunque autorizzato società straniere a svolgere, seppure online, attività di gioco d’azzardo, che rendono ad esempio la Sicilia territorio di raccolta senza alcun vantaggio interno, in una logica tipicamente coloniale. Al contrario la Regione, avendo competenza esclusiva in materia turistica, in virtù dell’art. 14 del proprio Statuto, può e deve rivendicare il proprio diritto ad avere una casa da gioco, soprattutto a Taormina, considerata la sua rilevanza a livello internazionale e il precedente storico. L’eventuale casinò siciliano sarà gestito tramite concessione amministrativa con affidamento a privati tramite selezione pubblica. Adesso non resta ancora che aspettare.

Articolo pubblicato il 17 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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