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Dall’inizio della crisi 160.000 unità lavorative in meno in Sicilia
di Dario Raffaele

I dati della Banca d’Italia sull’economia della nostra Isola nel 2013. Focus sul settore del lavoro. La riduzione del numero di occupati rappresenta il 15,4% del totale nazionale

Tags: Lavoro, Occupazione, Economia, Crisi



CATANIA - La Banca d’Italia nei giorni scorsi ha reso noti i dati relativi all’economia della Sicilia nel 2013. Il mercato del lavoro, come già dimostrato da innumerevoli altri studi, si è chiuso con un crescendo di record negativi per la nostra Isola.
In base alla Rilevazione sulle forze di lavoro dell’Istat, l’occupazione è diminuita del 5,3 per cento (oltre 73 mila unità). La riduzione del numero di occupati ha rappresentato il 15,4 per cento del calo registrato a livello nazionale (-2,1 per cento); rispetto al 2008 gli occupati in regione sono diminuiti di quasi 160 mila unità (-10,8 per cento).

La flessione dell’occupazione ha interessato tutti i settori economici; la riduzione è stata consistente per il settore dei servizi (-4,5 per cento), in particolare per gli addetti dell’Amministrazione pubblica e difesa e del comparto dell’istruzione e sanità. Per le costruzioni la flessione ha continuato a essere rilevante (-9,6 per cento) e il numero di addetti si è ridotto di oltre un terzo rispetto al 2008; per l’industria in senso stretto la riduzione è stata del 2,9 per cento (-4,2 nel 2012).

Si sono contratte sia la componente maschile (-4,7 per cento) sia quella femminile (-6,3 per cento). Con riferimento alla posizione professionale, il calo è stato rilevante sia per i dipendenti sia per gli autonomi (rispettivamente -3,9 e -9,5 per cento). I lavoratori con contratto a tempo determinato sono diminuiti dell’8,1 per cento, a fronte della riduzione del 2,9 per cento per quelli con contratto a tempo indeterminato; è proseguito l’incremento dell’incidenza delle posizioni a tempo parziale, che ha
raggiunto il 19,4 per cento.

Il calo dell’occupazione si è concentrato tra le persone più giovani e con un basso livello di istruzione, sebbene nel 2013 si sia esteso anche a quelli oltre i 55 anni e in possesso di una laurea. Il tasso di occupazione, per la popolazione tra 15 e 64 anni, è sceso di 1,9 punti percentuali, al 39,3 per cento (nel Mezzogiorno e in Italia è pari rispettivamente al 42,0 e al 55,6 per cento). Il differenziale di genere, a causa della forte riduzione del tasso di occupazione degli uomini, è sceso di 0,7 punti percentuali, a 24,9 punti.

In Sicilia le condizioni di inserimento nel mondo del lavoro sono peggiorate sensibilmente nel corso degli
ultimi anni, in particolare per i meno istruiti. Nella media 2011-13 il tasso di occupazione dei giovani siciliani che hanno concluso gli studi è diminuito rispetto al periodo 2006-08 di circa 7 punti percentuali per i laureati, di 10 punti tra i diplomati e di 9 tra i possessori della licenza media inferiore. A livello nazionale il calo dell’occupazione è stato ancora più selettivo rispetto al grado di istruzione.

Le indagini Istat rilevano anche la mobilità territoriale dei giovani nei quattro anni successivi al conseguimento del titolo di studio. Nel periodo 2007-2011 la mobilità dei giovani per motivi di lavoro ha comportato per la Sicilia una fuoriuscita di diplomati del 7 per cento circa del totale dei diplomati in regione che non si è immatricolato all’università. La regione, come il Mezzogiorno,non è riuscita a trattenere sul territorio una parte significativa dei laureati, con ingenti flussi in uscita (attorno al 30 per cento del totale dei laureati in regione).
 

 
Il 42,7% di Neet in Sicilia contro una media del 27,3%
 
La debolezza della domanda di lavoro di conseguenza si è riflessa in un aumento del numero di persone in cerca di occupazione (10,2 per cento in più rispetto al 2012). Le forze di lavoro si sono contratte del 2,4 per cento e il tasso di attività è tornato a ridursi (-0,9 punti percentuali), portandosi al 49,9 per cento. Il tasso di disoccupazione è aumentato di 2,4 punti percentuali, al 21,0 per cento, un dato superiore a quello del Mezzogiorno e dell’Italia (19,7 e 12,2 per cento, rispettivamente). Un aumento di entità doppia (4,8 punti percentuali) si è registrato per i giovani tra i 15 e i 34 anni, per i quali il tasso di disoccupazione si è attestato al 38,3 per cento (23,0 per cento nella media nazionale). La quota di giovani siciliani, appartenenti alla stessa classe d’età, che non lavorano, non studiano e non seguono un percorso di formazione per il lavoro (Neet) è pari al 42,7 per cento, nel 2013, rispetto al dato medio italiano del 27,3 per cento. Crescono dunque anche gli scoraggiati anche a causa di un sistema di istruzione/formazione che fa acqua da tutte le parti.
La conseguenza di tutto ciò è l’esodo dei giovani sempre più attratti da altre mete nazionali e internazionali (Londra e l’Inghilterra soprattutto).

Articolo pubblicato il 19 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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