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Il Ponte è corrotto, Mose ed Expo candidi
di Carlo Alberto Tregua

Aumenta il divario di infrastrutture

Tags: Ponte Sullo Stretto, Mose, Expo 2015



Gli scandali di Mose ed Expo si sono aggravati dalla connessione che i magistrati hanno trovato tra le due opere pubbliche. Anelli di congiunzione si sono rivelati imprese prenditutto, il magistrato delle acque, i dirigenti pubblici corrotti, intermediari partitocratici già noti sin dal 1992 ed altri che dal putrilume della corruzione hanno tratto vantaggi personali.
Le questioni erano note a tutta la Classe Dirigente veneta ed a quella lombarda. Nelle associzioni di categoria, nelle organizzazioni sindacali, negli ordini professionali, il venticello della corruzione alitava in modo egregio, ma tutta la Classe Dirigente ha sempre fatto come le tre scimmiette. Inutile incolpare Massoneria e Opus Dei, quando le responsabilità sono estese e trasversali in tutte le categorie di chi ha maggiori responsabilità nella Comunità.
In Italia, c’è gran bisogno di infrastrutture, c’è bisogno di potenziare la logistica, c’è bisogno di efficienza delle Pubblica amministrazioni, c’è bisogno di imprenditori e sindacalisti onesti  che sono la stragrande maggioranza.

In Italia, c’è bisogno di un giornalismo serio, che faccia inchieste, che la smetta di fare il magafono o il portatore di veline. Non è più accettabile che l’informazione e la comunicazione siano riproduzioni di altre fonti e non facciano il necessario vaglio e approfondimento per capire come stanno veramente le cose. Tanto che alcuni quotidiani tendono il bisogno di intitolare articoli e servizi con la definizione retroscena.
Ogni articolo e servizio deve partire dal retroscena. Per andarlo a trovare, bisogna consumare suole di scarpe e il dito per suonare i campanelli (come diceva Indro Montanelli). è vero che la rete digitale aiuta, ma se il giornalista ha il cervello addormentato non riuscirà a sapere cosa c’è sotto all’universo. In altre parole, scoprire le cause degli effetti che constatiamo.
Se tanti politicastri senzamestiere e burocrati corrotti hanno rovinato il nostro Paese, le maggiore responsabilità è della Classe Dirigente che ha consentito tutto questo senza esercitare un ferreo e drastico controllo su chi aveva ricevuto il mandato dei cittadini.
 
Altrettanta e grave responsabilità hanno le associazioni dei consumatori, le associazioni ambientaliste, i Club service, che continuano a dar fiato alla bocca criticando questo o quello, ma difficilmente propongono soluzioni per risolvere i problemi. Soluzione, ovviamente, nell’interesse generale.
Ecco perché Classe Dirigente, associazioni e Club service hanno perso credibilità e non hanno quel prestigio che, invece, dovrebbero avere.
Si sarebbe dovuta levare la voce, in modo chiaro e netto, contro l’iniquità che riguarda la differenza di infrastrutture fra Nord e Sud, la quale risulta evidente dalla costruzione di Expo (due miliardi) e Mose (cinque mld) e dall’accantonamento della costruzione del Ponte sullo Stretto, che non è un’infrastruttura locale, bensì un’opera d’interesse strategico europeo. Peraltro, il Ponte costerebbe allo Stato un po’ meno di tre miliardi, dato che gli altri cinque sono messi a disposizioni da un pool di banche che assiste il general contractor.

La vicenda del Ponte sembra una commedia di Georges Feydeau (1862-1921), nelle quali, com’è noto, i protagonisti entrano ed escono da porte diverse, creando situazioni equivoche, imbarazzanti e spesso esilaranti.
Il contratto fra lo Stato e i concessionari è firmato da anni. La società incaricata dell’operazione Stretto di Messina Spa è stata costituita nel 1981, ma solo per erogare emolumenti a politici trombati e a burocrati inutili. è costata già 300 milioni e in caso di risoluzione del contratto, il concessionario potrebbe avere riconosciuto un miliardo di danni.
La vicenda è insensata e andrebbe affrontata come è stato fatto per il Mose e l’Expo, cioè finanziando l’opera e facendola costruire, con ben ottomila posti di lavoro.
Gli oltre trecento parlamentari del Sud dovrebbero far sentire la loro voce. La Classe Dirigente dovrebbe far sentire la propria voce. Il tutto per rimettere sullo stesso piano Expo, Mose e Ponte.
Nulla è perduto, tutto si può recuperare, se c’è equità.

Articolo pubblicato il 20 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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