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Messina - L’economia del territorio soffoca. Poche attività resistono alla crisi
di Francesco Torre

Le indagini in corso puntano a ricostruire sistemi di appalti pilotati, estorsioni e intimidazioni. Dati Camera di Commercio: le imprese fallite superano del 20% le nuove iscrizioni

Tags: Messina, Economia



Messina - Non c’era bisogno di stilare statistiche per comprendere la gravità della crisi provinciale nel settore privato, ma la fotografia scattata dalla Camera di Commercio con il report 2013-2014 ci ha restituito un quadro ancora più fosco delle previsioni. In occasione della 12^ Giornata dell’economia promossa da Unioncamere nazionale, e alla presenza del segretario generale Vincenzo Musmeci e del funzionario dell’ufficio Statistica dell’azienda speciale servizi alle imprese Gianluca Ialacqua, l’ente camerale provinciale ha diffuso dati funesti, ponendo la Provincia di Messina (la terza a livello territoriale nella Regione) come la penultima in Sicilia per attività d’impresa.

Per spiegare l’enormità dell’attuale crisi basterebbe un dato: il rapporto tra imprese fallite e nuove iscrizioni, che segna un +20% a favore delle prime. Tali cessazioni, rilevate nell’ultimo anno dall’osservatorio provinciale, hanno investito soprattutto il commercio con quasi il 35% di imprese chiuse, il comparto delle costruzioni (20%), il manifatturiero e l’agricoltura (entrambe con un dato di fallimenti attestato intorno al 14%).

Aumentano le cessazioni e diminuiscono proporzionalmente le nuove imprese, in tutti i comparti eccetto credito e assicurazioni. In questo senso, le differenze rispetto al primo trimestre dello scorso anno raggiungono vette del 54% in agricoltura, 44% in trasporti e spedizioni, 24% nel commercio.

“Dati decisamente poco incoraggianti – ha commentato il commissario della Camera di Commercio, Franco De Francesco – anche nel primo trimestre 2014, che ha mostrato un indebolimento del sistema imprenditoriale provinciale con una diminuzione delle iscrizioni pari al 13%. Il territorio continua purtroppo a vivere un forte momento di difficoltà, aggravato anche dal dato occupazionale che continua a diminuire con una contrazione di dipendenti che alla fine del 2013 ha raggiunto il 4%”.

L’unica piccolissima speranza a cui aggrapparsi rimane allora il dato dello scorso aprile, allorquando l’aumento delle iscrizioni (352, + 0,6%) ha superato quello delle cessazioni (225, +0,4%). Dati comunque troppo parziali e deboli per poter parlare di ripresa.

La presentazione dei dati economici, però, è stata anche l’occasione per promuovere l’operato generale delle Camere di Commercio, la cui presenza sul territorio è minacciata da piani di soppressioni e accorpamenti a più riprese sollecitati a livello nazionale. “Senza le Camere di Commercio, definite da un recente sondaggio come le istituzioni pubbliche più efficienti”, ha spiegato De Francesco, “le aziende pagherebbero un prezzo ancora più alto in questo periodo di profonda crisi”.

Articolo pubblicato il 24 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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