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Sul programma europeo Renzi ha le idee chiare
di Redazione

Il premier ha esposto alla Camera il testo dell’intervento sul semestre Ue

Tags: Matteo Renzi, Unione Europea



ROMA - Il premier Matteo Renzi non toglie il piede dall’acceleratore e continua a tracciare con passo spedito il percorso delle riforme. Ieri mattina ha infatti consegnato alla Camera dei deputati il testo coi punti fondamentali dell'intervento sul semestre Ue fatto a Montecitorio. La Camera si è espressa favorevolmente alle comunicazioni di Renzi sul semestre italiano di presidenza dell'Ue. Il testo di maggioranza è stato approvato con 296 sì, 169 no e 8 astenuti. Questi i principali argomenti del discorso di Renzi, alla Camera: “Viola il trattato chi parla solo di stabilità, non chi parla di crescita. Non c'è possibile stabilità senza crescita. Senza crescita c’é l'immobilismo. Chi vuole bene all'Europa oggi ha il dovere di salvare l'Europa. I conservatori devono sapere che con la loro ostilità rischiano di bloccare il processo di crescita dell'Ue. La stragrande maggioranza degli europei è convinta che la politica economica abbia messo al riparo l’euro ma non abbia consentito all'Ue di crescere e fortificarsi”.

“Voi rappresentate il Paese che più ha dato al continente in innovazione, credibilità, fiducia”, ha poi affermato Renzi rivolgendosi ai deputati. “Sedete nei banchi in cui generazioni di giganti hanno consentito all’Europa di essere quello che è. Non rimpiccioliamo il nostro progetto e la nostra ambizione". “L'Italia intende presentarsi al semestre con un pacchetto unitario di riforme" che si sviluppa su un "arco di tempo sufficiente, un medio periodo politico di mille giorni: dal primo settembre 2014 al 28 maggio 2017.

“Noi non chiediamo violare la regola 3%, a differenza di quello che fece la Germania in passato. Alle vestali del rigorismo austero e tecnocratico vorrei ricordare che quando l'Italia, nel 2003, presiedeva in Europa, la Germania e la Francia chiesero di sforare il 3%”. Renzi sottolinea come la Germania avviò allora una "straordinaria stagione di riforme" che ha consentito di "essere fuori, più di altri, dalla crisi. Il governo italiano non chiede di sforare il tetto del 3% ma "noi vogliamo smettere" che dall'Europa arrivi "un elenco di raccomandazioni che siano come una lista spesa che capita fra capo e collo".

Anche sull’immigrazione il premier ha qualcosa da dire: in Europa si sono viste prese di posizione "al limite della xenofobia". Un’Europa che spiega al pescatore calabrese che non può pescare il tonno con una determinata tecnica ma poi quando ci sono i cadaveri si volta dall'altra parte, non è degna di chiamarsi Europa di civiltà”, ha affermato. "Non basta avere una moneta, un presidente in comune, una fonte di finanziamento in comune: o accettiamo destino e valori in comune o perdiamo il ruolo dell'Europa davanti a se stesso. “Se dobbiamo sentirci dire: ‘Il problema non ci riguarda’, rispondiamo tenetevi la vostra moneta ma lasciateci i nostri valori”. “L'Europa dovrà avere la forza di gestire in modo unitario e condiviso ciò che sta accadendo nel Mediterraneo” e “internazionalizzare l'intervento umanitario con un investimento molto forte in Frontex”.

“La discussione sui nomi – afferma inoltre Renzi - deve partire dal fatto che il vulnus che si è creato nelle istituzioni europee si colma con la politica, non basta un copia-incolla tecnocratico. La discussione sui nomi va affrontata con il “bagaglio e le emozioni”. “Chi immagina che il gap di democraticità si colmi solo indicando Juncker o un altro, vive su Marte”.

Articolo pubblicato il 25 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Matteo Renzi
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