Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia è su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

Matrimoni, Sud ancora fedele al rito religioso nellÂ’84% dei casi
di Oriana Sipala

Istat: la Sicilia si avvicina alla media settentrionale con il 75% dei riti celebrati in Chiesa, al Nord il tasso è del 69%. Mentre in regioni come Toscana e Liguria la percentuale precipita al 40%

Tags: Matrimonio, Divorzio



PALERMO - Mettere a confronto la realtà del Nord Italia con quella del Sud significa sempre cogliere un divario perlopiù incolmabile. Qualunque sia il fronte analizzato, sembra di vivere in due mondi diversi, che viaggiano a velocità discordanti. Nessuna eccezione nel caso dei matrimoni civili.

Secondo gli ultimi dati Istat, infatti, nel 2012 scelgono di celebrare le prime nozze con il rito civile il 31% degli sposi italiani che risiedono nelle regioni settentrionali, il 30% di quelli che risiedono al Centro e il 16% degli sposi residenti nel Mezzogiorno. In sostanza la percentuale del Sud, dove resta molto forte la propensione a sposarsi con rito religioso, è praticamente la metà rispetto a quella del Nord, dove i comportamenti “secolarizzati” trovano terreno fertile.

I dati disaggregati regione per regione, forniti dal Rapporto annuale 2014, pubblicato sul sito Istat lo scorso 28 maggio, ci permettono di guardare la situazione con una lente un po’ più precisa. Nel 2012, le regioni in cui si celebrano meno matrimoni civili sono la Basilicata e la Calabria, dove non si supera la soglia del 15%. Come si evince del grafico, la Sicilia e la Campania il dato si attesta intorno al 25%, un dato leggermente superiore rispetto a quello riscontrato in Puglia e Molise. Con uno stacco netto il dato abruzzese sale a più del 30%, avvicinandosi alla media riscontrata nelle regioni settentrionali. Le regioni che invece sfiorano il 60 % per nozze celebrate con rito civile sono il Trentino Alto Adige, la Liguria e la Toscana. Seguono il Friuli Venezia Giulia, l’Emilia Romagna, la Lombardia, la Valle d’Aosta e il Piemonte, dove ci si aggira tra il 50 e il 55%.

Con particolare riferimento alla Sicilia, le province dove i matrimoni civili sono più diffusi sono Catania e Siracusa, con una percentuale che va dal 30 al 40%. In tutte le altre province non si va oltre il 20%.

Anche i figli nati da genitori non coniugati sono molto più numerosi nelle regioni del Nord. Le percentuali si possono cogliere dando un’occhiata allo stesso grafico, dove, non a caso, si può idealmente tracciare una linea retta ascendente. I valori più alti, ancora una volta si riscontrano in Trentino Alto Adige e in Valle D’Aosta, dove si supera il 35%. Valori un po’ più bassi, tra il 30 e il 35%, sono quelli riscontrati in Toscana, Liguria, Emilia Romagna e Lazio.

Nettamente inferiori i numeri in Basilicata e Calabria, dove non si oltrepassa il 15%, mentre in regioni come Campania, Molise, Sicilia e Puglia il range oscilla tra il 15 e il 20%.
Il Rapporto dell’Istituto nazionale di statistica ci fornisce anche le possibili motivazioni di una simile fotografia. I figli nati fuori dal matrimonio sono in aumento non soltanto per la sempre maggiore diffusione di unioni di fatto, ma anche perché sono sempre più frequenti le convivenze pre-matrimoniali, la quali tra l’altro incidono in maniera non indifferente nella posticipazione delle nozze.

In Italia, insomma, ci si sposa sempre più tardi, non soltanto per la diffusione di comportamenti secolarizzati, ma anche a causa di altri fattori, come l’allungamento del tempi formativi, la difficoltà per i giovani di trovare un lavoro e di accedere al mercato delle abitazioni. Detto in altri termini, la tendenza a rimandare le nozze si lega a un senso di precarietà proprio soprattutto delle giovani generazioni, su cui grava, da almeno cinque anni a questa parte, una crisi senza precedenti.

Articolo pubblicato il 26 giugno 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus