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Catania - Inascoltata la battaglia per evitare la chiusura del Tar
di Chiara Borz├Č

Con la firma del Presidente della Repubblica Napolitano il Decreto legge n. 90 è diventato operativo. Sembra sia stata vana la protesta unanime di politici e ordini professionali

Tags: Catania, Tar, Enzo Bianco, Giorgio Napolitano



CATANIA - Chiuso. A nulla sembra essere servito il consenso trasversale catturato dal sindaco di Catania Enzo Bianco per scongiurare la chiusura del Tar di Catania. Con la firma del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il Decreto legge n. 90 è diventato operativo e con lo stesso è stata disposta la chiusura del Tribunale amministrativo etneo a partire dal 1 ottobre 2014. Tutto avverrà tra cinque mesi.

Le dichiarazioni rilasciate qualche giorno fa dal primo cittadino catanese durante l’incontro organizzato a Palazzo degli Elefanti per chiedere un ripensamento al governo Renzi erano state determinate e sostenute da numeri che attestano l’importanza del Tribunale amministrativo di Catania a livello regionale e nazionale.

“La nostra è una guerra santa – aveva dichiarato Bianco alla stampa presente al Comune – mettere insieme i sindaci di tutte le città della Sicilia, mettere insieme i parlamentari di ogni ordine politico, il mondo produttivo, gli avvocati, vuol dire schierare una squadra che può e deve vincere questa battaglia”.
“È giusto procedere a dei tagli anche nel campo della giustizia amministrativa – aveva ammesso il primo cittadino - ma serve si chiudano i Tar dove c’è meno lavoro. Il Tar di Catania è il terzo d’Italia dopo Roma e Napoli, ha più attività di Palermo, è assai più grande di quello di Milano”.

Il Tribunale amministrativo di Catania impiega oggi 20 magistrati, nel solo 2013 ha ricevuto 3.334 nuovi ricorsi, ha un arretrato di oltre 54 mila ricorsi, ospita quasi tre Corti d’Appello, Catania, Messina e parte di quella ennese.

In base a questi numeri Bianco evidenziò, in caso di chiusura del Tribunale, non la possibilità di una spending review ma di un nuovo caso di aggravio dei costi richiesti alla giustizia, alla Pubblica amministrazione e alla popolazione per accedere a un servizio ormai fruibile solo a Palermo: “Penso allo spostamento del personale del Tar – disse il Sindaco - costretti ad andare oltre i 50 km previsti dalle nuove disposizioni della Pa, allo spostamento delle pratiche verso Palermo, ai chilometri che dovranno percorrere i cittadini siciliani per giungere nel capoluogo, superiori ai 250 km”.

Secondo ancora quanto dichiarato a Catania il passo successivo a un’approvazione del provvedimento di soppressione secondo decreto legge sarebbe stato l’inizio di una battaglia pensata già a colpi di emendamento alla Camera. Ancora Bianco aveva dichiarato infatti: “Se la norma dovesse essere ancora contenuta nel decreto legge faremo il percorso di emendamento durante la conversione, se sarà contenuta invece nel disegno di legge naturalmente la nostra azione sarà meno urgente”.

“Questa è una proposta sbagliata – aveva affermato al Qds il parlamentare Giovanni Burtone, presente anch’egli a Catania per aderire all’iniziativa promossa contro l’abolizione del Tar –. Mi auguro che subito in Commissione si possa far notare che non siamo di fronte una battaglia di campanile, non c’è un particolarismo che vuole emergere, ma c’è l’esigenza di affermare dei diritti che rischiano di essere negati. La quantità di lavoro che viene esplicitata nella sede del Tribunale amministrativo di Catania è tanta e tale da poter battagliare per una conferma. Spero il Governo si convinca di dover fare una delega, di poter decidere sulla scorta dei dati. Il Tar non è una sede qualsiasi”.

Articolo pubblicato il 01 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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