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Palermo - Gesip: più dubbi che certezze. Non c’è più tempo da perdere
di Gaspare Ingargiola

Più soluzioni al vaglio del Comune: tra queste una riapertura dei termini per l’esodo incentivato. Ieri è scaduta ufficialmente la Cig, il cui rinnovo è tutt’altro che scontato

Tags: Palermo, Gesip, Leoluca Orlando, Rosario Crocetta, Giulio Poletti



PALERMO - Tornano i tempi bui per la Gesip. Ieri è scaduta la Cassa integrazione in deroga e il suo rinnovo è appeso al filo della complessa trattativa che il sindaco Leoluca Orlando sta portando avanti in questi giorni con il governatore della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, e con il ministro del Lavoro, Giulio Poletti. Piazza Pretoria vorrebbe altri sei mesi di tempo per portare avanti l’exit strategy messa a punto a dicembre, per la verità andata avanti a singhiozzo finora dato che la mobilità orizzontale non è mai partita, i prepensionamenti sono fermi al palo e il bando per l’esodo incentivato aperto a tutte le municipalizzate ha prodotto un risultato deludente: appena 103 i dipendenti fuoriusciti sugli oltre 200 stimati inizialmente. Nel complesso, il numero di dipendenti Gesip è sceso a circa 1.700 unità, chi ha accettato riceverà 26 mila euro lordi (20 mila netti), il Tfr e 8 o 12 mesi di Aspi in base all’età (più o meno di 50 anni).

L’orientamento del governo Renzi sembra quello di riorganizzare e complessivamente ridurre gli ammortizzatori sociali, pertanto sei mesi di Cig alle stesse condizioni di adesso sembrano impraticabili. Il ministro Poletti potrebbe compiere un gesto “politico” a fronte del probabile ingresso di Orlando nel Pd, anche perché la natura della Cassa integrazione è particolare, con il Comune che scuce la fretta fetta più grossa dei quasi 900 euro mensili a testa. Per i lavoratori, però, c’è un duplice rischio: o che Poletti accordi soltanto tre o quattro mesi di ammortizzatori sociali o che il monte ore sia a scalare e il compenso scenda fino a 500 euro mensili.
 
Entrambe le condizioni sono ritenute inaccettabili dai sindacati, che hanno scritto una lettera al ministro chiedendo un suo intervento diretto nella vicenda: “In questi mesi – si legge nel testo di Filcams Cgil e Uiltucs Sicilia – abbiamo lasciato che l’amministrazione lavorasse in modo sereno, soprassedendo sulle tante mancanze che l’azienda e l’amministrazione hanno perpetrato contro i lavoratori, non rispettando talvolta neanche gli accordi sindacali o affidando a ditte private, con aumento dei costi a danno delle casse comunali, i servizi resi in precedenza alla Gesip. Riteniamo che il suo interessamento possa essere decisivo per l’annosa vicenda che si trascina da quasi due anni. Ad oggi il Comune non ha ancora predisposto un piano credibile per risolvere il problema”.

Anche le parti sociali si dicono contrarie all’ennesima proroga degli ammortizzatori sociali e allora la giunta sta studiando le possibili soluzioni, magari attraverso la riapertura dei termini per l’esodo incentivato. In bilancio sono a disposizione 20 milioni di euro per il 2014 e altrettanti per il 2015 per risolvere la grana Gesip in modo definitivo. Si spera di convincere all’esodo un altro centinaio di operai delle partecipate mentre entro il 2014 dovrebbero maturare il diritto alla pensione altri 200 dipendenti. I vuoti in organico sarebbero ricoperti dai trasferimenti degli stessi operai Gesip. “Claudio Marchesini, Margherita Gambino e Salvo Barone - si legge in una nota dell’Ugl - ritengono che quanto proposto dall’amministrazione, seppur condivisibile, non prospetta tempi di realizzazione adeguati alle scadenze ormai imminenti. È davvero un sacrilegio arrivare sempre alle scadenze senza una soluzione strutturale e con ipotesi non proprio definitive. Vero è che i continui cambiamenti delle normative statali stravolgono sempre le iniziative messe in atto, ma ogni volta sembra di tornare indietro nel tempo, sempre a danno dei lavoratori”.

“Ribadiamo – hanno concluso i sindacalisti - la nostra contrarietà all’applicazione di ulteriori ammortizzatori”.
Sulla stessa scia anche il deputato regionale del Pd, Fabrizio Ferrandelli: “Non è più tempo di ammortizzatori sociali, è tempo di ripensare le aziende partecipate rendendole efficienti nell’organizzazione e virtuose nella gestione economica. Lo dico ai sindacati, che del ‘lavoro vero’ dovrebbero farne una bandiera. Lo dico al sindaco di Palermo, che dovrebbe raccontarci il futuro e invece ci parla ancora di proroghe”.

Articolo pubblicato il 01 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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