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Aumentano le aree protette. Verde urbano in sofferenza al Sud
di Adriano Zuccaro

Il rapporto 2014 sul Benessere equo e sostenibile in Italia elaborato da Cnel e Istat, sezione “Ambiente”. Nell’Isola disponibili solo 10,3 mq per abitante, a Trento 431,4, in Basilicata 361,4

Tags: Ambiente



CATANIA - Il rapporto 2014 sul Benessere equo e sostenibile in Italia elaborato da Cnel e Istat ci consegna un territorio nazionale che, nel corso dell’ultimo decennio, ha visto aumentare la superficie delle aree protette terrestri, marine e di particolare interesse naturalistico, indispensabili per la conservazione della biodiversità, del patrimonio naturale e degli ecosistemi.

Nel 2013 si individuano 37 aree marine protette che coprono 3.020,5 kmq (nel 2010 ricoprivano una superficie inferiore pari a circa 2958 kmq). Molto bene la Sicilia che ne possiede 793,1 kmq e seconda solo alla Sardegna con 848,3 kmq. Le aree naturali protette terrestri coprono il 10,5% della superficie territoriale nazionale. A livello regionale, prendendo come indicatore l’estensione delle aree naturali protette rispetto alla superficie territoriale, si colloca al primo posto l’Abruzzo con il 28,2%, seguito dalla Campania (25,6 %), Sicilia undicesima col 10,5% mentre in coda ci sono la Sardegna (3,9 %) e il Molise (1,7 %).

Le Zone di protezione speciale (Zps) e i Siti di importanza comunitaria (Sic/Zsc) nel 2013 coprono il 19,3% della superficie territoriale nazionale (senza sostanziali variazioni rispetto all’anno precedente). Tuttavia, nel corso degli anni, dal 1998 non aumenta la consapevolezza dei cittadini verso l’importanza della biodiversità. In particolare, l’indicatore legato alla preoccupazione per la perdita della biodiversità risulta pari al 16,5% nel 2013: è maggiore al Nord e al Centro (rispettivamente 17,8% e 17,7%) e minore nel Mezzogiorno (13,9%) con la Sicilia al 12,9% (sotto della media del Mezzogiorno e penultima fra le Regioni italiane). La sensibilità al tema è più marcata tra i giovani, con quote del 24,6% tra i 14-19enni e del 17,5% tra i 25-34enni.

La popolazione italiana vive prevalentemente in contesti urbani, dove la qualità dei suoli risulta spesso compromessa; la presenza di aree verdi in questi ambienti assume, pertanto, una rilevanza prioritaria. Il verde urbano è costituito dal patrimonio di aree verdi presenti nel territorio comunale di cui ogni cittadino può disporre: mediamente si tratta del 2,8% del territorio dei comuni capoluogo di provincia, per una superficie che supera i 570 milioni di mq. Nel 2012, per questi comuni, la popolazione dispone in media di 31,4 mq per abitante di verde urbano, con un incremento di circa lo 0,5% rispetto all’anno precedente. In circa due terzi dei comuni la disponibilità è però inferiore al valore medio e in 20 città non si raggiungono i 9 mq pro capite.
In ragione di una differente dotazione naturalistica, ma anche delle peculiarità della governance del verde urbano nelle diverse aree geografiche, permane una situazione migliore al Nord rispetto al Centro e al Mezzogiorno.
 
Circa il 43% dei comuni capoluoghi delle regioni del Nord offre agli abitanti una buona disponibilità di verde, superiore alla media nazionale, con una concentrazione più elevata tra le città del Nord-est e valori particolarmente consistenti a Trento, Pordenone e Gorizia (superiori ai 100 mq, ma lievemente in calo). La quota di città con buona dotazione scende sotto il 30% al Centro, dove tutti i capoluoghi mostrano valori inferiori ai 50 mq, con l’eccezione di Terni che dispone di quasi 150 mq per abitante.
 
Nel Mezzogiorno solo alcune città presentano dotazioni elevate: Matera con 978,2 mq per abitante; Potenza, con 361,4 mq (4,5 mq in più di verde urbano rispetto al 2012), Reggio di Calabria e Iglesias, con valori superiori ai 100 mq pro capite. Negativi i dati siciliani; nell’Isola sono disponibili solo 10,3 mq per abitante con una situazione particolarmente critica a Messina, Trapani, Enna, Caltanissetta e Siracusa in cui i metri quadri a disposizione sono meno di dieci. I capitoli “Acqua e aria” ed “Energia da fonti rinnovabili” saranno presi in esame nelle nostre prossime uscite.
 


Siti contaminati. Piemonte in testa ma piange anche la Sicilia
 
Se per quanto riguarda il verde urbano la situazione appare in lieve miglioramento, forti criticità si riscontrano in Italia nella gestione dei Siti contaminati di interesse nazionale (Sin), individuati e perimetrati con Decreto del ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare d’intesa con le regioni in cui l’inquinamento di suolo, sottosuolo, acque superficiali e sotterranee è così diffuso e grave da costituire un serio pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente naturale, tale da riscontrare un valore di rilevanza nazionale. L’inquinamento e il deterioramento ambientale di siti rimasti contaminati hanno prodotto conseguenze drammatiche sulla salute pubblica (per esempio nei casi emblematici dell’Ilva di Taranto, della Terra dei fuochi, di Gela o Priolo). Dal 2012 al 2013, le differenze riscontrabili in termini di ampiezza delle relative superfici territoriali dei Sin sono da attribuirsi alla riperimetrazione e al declassamento, ossia al trasferimento di competenza da livello nazionale a quello regionale di diversi Sin in Sir (Siti di interesse regionale). In Italia, nel 2013, sono definiti 39 Sin (nel 2012 erano 578), per un totale di 161 mila ettari inquinati (ad esclusione delle aree marine), dislocati in tutte le regioni italiane, tranne Lazio, Molise e Bolzano. Il Piemonte è la regione con la maggior estensione di superficie regionale ricadente in Sin (96 mila Kmq). La Sicilia ne possiede 7.489 Kmq.

Articolo pubblicato il 02 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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