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Obbligo di accettare pagamenti con pos ma liberi di usare contanti
di Serena Giovanna Grasso

Il consumatore, fino a 999 euro, può sempre pagare in banconate

Tags: Pos



CATANIA – Ad appena quattro giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo per i professionisti italiani di accettare i pagamenti superiori all’importo di 30 euro con il Pos non è possibile trarre alcun tipo di conclusione. Ciò che però al contrario è possibile affermare è che la seguente modalità, nata con l’intento di favorire la tracciabilità e conseguentemente massimizzare il contenimento dell’evasione fiscale, non fa altro che aumentare l’aggravio economico a cui dovranno sottoporsi non semplicemente le imprese ma anche ogni tipo di professionista, dipendente e collaboratore. La Cgia di Mestre ha stimato che un’azienda il cui ricavo è di 100 mila euro annui, subirà un’incidenza pari a 1.200 euro conseguente all’uso del Pos, spese ripartite tra canone mensile, canone annuale e percentuale di commissione sull’incasso.

Dall’altra parte dobbiamo aggiungere la sostanziale mancanza di utilità effettiva e soprattutto l’inefficacia: infatti, l’intento originario che si impegnava a perseguire l’articolo 15 ai commi 4 e 5 del dl n.179 del 18 ottobre 2012 come abbiamo anticipato era quello di aumentare la tracciabilità per diminuire l’evasione fiscale, obiettivo cui è impossibile tendere nel momento in cui il decreto non prevede alcun tipo di sanzione nei confronti di chi non rispetterà l’obbligo di dotarsi dell’apparecchio che permette di pagare con bancomat e carta di credito. Dunque, dal punto di vista normativo non esiste alcuna forma di vincolo che imponga il possesso del pos, situazione che dunque tenderà a disincentivare il professionista che ne trarrebbe solo svantaggi a causa dei costi di “mantenimento”.

Ora, bisogna distinguere opportunamente tra la normativa finora analizzata e il provvedimento che abbassa a 1.000 euro la soglia limite per effettuare un pagamento in contanti. La motivazione che ha spinto ad abbassare il limite è la medesima, ovvero il tentativo di potenziare la tracciabilità. Dunque, a causa di questo comune denominatore potrebbero insorgere malintesi e confusione che in questa sede siamo tenuti a chiarire. Il seguente provvedimento si applica ai debitori che sono tenuti a pagare necessariamente con l’ausilio di carta di credito o bancomat gli importi pari o superiori ai 1.000 euro, mentre è a discrezione del soggetto il pagamento inferiore a tale somma (comprensivo anche della soluzione in contanti). Inoltre, è ritenuta illegale la scelta di optare per una parcellizzazione dell’importo superiore ai mille euro al fine di eludere il sistema di tracciabilità.

Infine, ciò che urge sottolineare è la netta distinzione che separa i due modelli di tracciabilità: nel primo caso l’obbligo è dal parte del professionista di accettare il pagamento con il pos importi superiori a 30 euro, nel secondo caso di pagare con soluzioni tracciabili (assegni non trasferibili, bonifici bancari, carta di credito o bancomat) gli importi superiori ai mille euro.
 
Dunque, è evidente che il primo caso non presenta alcun obbligo di pagamento tracciabile, che altrimenti cozzerebbe rispetto al secondo caso.

Articolo pubblicato il 03 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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