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Quotidiano di Sicilia

Messina - Ora, si dia massima attenzione agli sfollati
di Francesco Torre

La difesa del territorio era indispensabile, ma è stata disattesa dai sindaci, dalla Regione e dal Governo nazionale. L’urbanizzazione e la pulizia dei torrenti: le opere che i Comuni non hanno mai realizzato

Tags: Scaletta, Zanclea, Giampilieri



MESSINA - Qualcuno ha sentito il sindaco Giuseppe Buzzanca pronunciare la parola “dimissioni”? Certo, dimettersi è l’unica cosa che una persona con un minimo di spessore morale ed istituzionale potrebbe fare. Perché la L.R. n. 37 del 10 agosto 1985 obbliga i sindaci ad avviare la costruzione delle necessarie opere di urbanizzazione primaria e secondaria.
Perché anche la pulizia dei torrenti è competenza del Comune. E poi per il colpevole ritardo da parte dell’Ufficio Tecnico nella progettazione dei lavori per arginare il pericolo, così come per non aver destinato somme per la difesa del territorio.

Qualcuno ha sentito pronunciare la parola “dimissioni” al Governatore Raffaele Lombardo? I 20 mln € stanziati in fretta e furia dopo l’emergenza si dovevano mettere prima sul tavolo, e non racimolare appena 90 mila euro in due anni e lavarsene le mani. E poi perché se i soldi da Roma non arrivano le responsabilità stanno anche su chi non è stato in grado di ottenerli.
Qualcuno ha sentito pronunciare la parola “dimissioni” ai ministri dell’Ambiente e dell’Interno? Il primo ha fatto subito scaricabarile, il secondo non è nemmeno stato chiamato in causa. Eppure, in Abruzzo era in prima fila, impartiva ordini per la ricerca dei dispersi e reclamava fondi per la ricostruzione. Qui non si è fatto nemmeno vedere. Probabilmente non lo considera affar suo, la Sicilia non è ricompresa nella sua idea dell’Italia. E potrebbe non essere ricompresa nemmeno nelle cartine geografiche di tutto il mondo.

Siamo cittadini di serie B, da vivi e da morti. Invisibili. Basta fare un giro tra gli sfollati, negli alberghi dove sono radunati. Persone semplici, abituate a subire, che non hanno la forza di reclamare i propri diritti, di far sentire la propria voce. Il lavoro che comincia adesso è per loro, per garantirgli un futuro, per far sì che possano difendersi da soli, domani, con l’arma dell’istruzione, della formazione civile e politica, con gli strumenti che la legge mette a disposizione.
Non lasciamoli soli.

Articolo pubblicato il 06 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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