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Cresce il terzo settore in Sicilia, ma l’occupazione è congelata
di Chiara Borzì

Istat: l’Isola conta 42 mila addetti stabili, 15 mila lavoratori esterni ma soprattutto 326 mila precari. L’incremento delle istituzioni negli ultimi 10 anni è stato pari al 19,3%

Tags: Terzo Settore, Lavoro, Occupazione



Agrigento - L’appuntamento agrigentino organizzato dall’Istat per illustrare alcuni risultati del 9° Censimento Industria e Servizi ha confermato quel che il QdS ha messo in evidenza quasi un anno fa, quando si è parlato già di un boom del no profit nell'Isola.

Una crescita importante quella del terzo settore in Sicilia, esponenziale rispetto i dati riguardanti le altre regioni italiane. Un incremento che vede nella nostra regione, ad esempio, il coinvolgimento di un maggior numero di volontari rispetto il resto d’Italia, fondamentale è anche mettere in evidenza come la crescita del terzo settore in Sicilia abbia avviato un “effetto di sostituzione” che ha visto arretrare l’offerta pubblica all'avanzare dell’offerta garantita dal no profit. Come affermato nel comunicato diramato dall'Istituto di statistica a seguito dell’appuntamento di Agrigento, “il dinamismo interno al sistema economico regionale si è manifestato anche con un crescente apporto nell'offerta di servizi da parte delle imprese e del no profit con ‘effetti di sostituzione’ tra pubblico e privato in termini di occupazione e unità economiche”.

Il settore in cui il no profit siciliano è più attivo è quello di “Cultura, sport e ricreazione” (12 mila istituzioni, pari al 61,7% del totale), seguono “Salute, assistenza sociale, protezione civile”. In questi ultimi tre ambiti sono attive il 79 per cento delle istituzioni siciliane totali.

Secondo quanto fatto registrare nel censimento, negli ultimi dieci anni le istituzioni no profit sono cresciute del 19, 3 per cento, per equivalere oggi a 19.846 realtà presenti sul territorio. Le città di Palermo e Catania stanno all'apice del censimento con il maggior numero di istituzioni registrate (4.269 unità e 3.870). Il non profit impiega a livello regionale 42 mila addetti (sono addetti coloro che nelle istituzioni senza scopo di lucro hanno trovato un’occupazione stabile), 15 mila lavoratori esterni, 326 mila lavoratori temporanei e 235 mila volontari. Gli addetti nelle unità locali sono aumentati nei dieci anni considerati dal Censimento (2001-2011) del 20,9 per cento. Chi fa da vero traino al no profit siciliano sono però i 235 mila volontari censiti dall’Istat: nel settore cardine per la Sicilia, ossia il già citato “Cultura, sport e ricreazione”, quest’ultimi costituiscono il 56 per cento del personale volontario rilevato per la Regione. Richiamando quanto già evidenziato dal QdS agli inizi di giugno, sappiamo che il volontariato non è nell'Isola una prerogativa femminile, quanto piuttosto maschile: accade, infatti, che solo il 23,3 per cento delle Istituzioni senza scopo di lucro - composte da solo volontari, si badi bene - sia composto prevalentemente da donne, mentre il 68,7 per cento ha una componente marcatamente maschile.

La predominanza dei dati positività e di crescita non bastano, tuttavia, a fare della Sicilia una regione da primato. Quasi la metà dei dipendenti impiegati nel no profit in Italia (45,9 per cento) è concentrata infatti solo su tre regioni: Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna. In Sicilia la situazione è differente e diventa un fattore anche il lavoro precario, ufficialmente alimentato da 326 mila lavoratori in tale condizione.

Riguardo infine la forma giuridica più diffusa nel no profit siciliano, in linea con il resto del Paese, ma con una maggiore dinamica espansiva, si è rilevata la preferenza delle istituzioni isolane verso l’associazionismo non riconosciuto (67,8 per cento delle istituzioni). Rispetto al 2001, sono però le fondazioni e le cooperative sociali a presentare gli incrementi maggiori rispetto il totale delle istituzioni rilevate nel Censimento: 86,4 per cento e 45,9 per cento di presenze in più.

Articolo pubblicato il 04 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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