Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia � su Twitterrss qds

Quotidiano di Sicilia

Crocetta bocciato ora alzati e cammina
di Carlo Alberto Tregua

Corte dei Conti benevola sulla Regione

Tags: Rosario Crocetta, Corte Dei Conti



La Corte dei Conti è stata benevola con il governo regionale e ha emesso il Giudizio di parifica sul bilancio 2013, seppur facendo pesantissimi rilievi, fra cui la richiesta di giustificare 590 milioni di crediti da riscuotere e 1 miliardo di spese per attività finanziarie e non.
A questo si aggiunga che la stessa Corte ha precisato, in precedenza, che dei circa dieci miliardi di residui attivi, che rappresentano crediti della Regione, oltre 3,6 miliardi devono essere considerati inesigibili, cioè carta straccia.
è notizia di questi giorni che il famoso Crocetta ha fatto un accordo con il titolare del Mef, Pier Carlo Padoan, mediante il quale rinuncia a tre miliardi di crediti nei confronti dello Stato, per avere subito 500 milioni di euro.
Si tratta del più bell’affare della sua vita politica, ma di uno dei peggiori del popolo siciliano. Comprendiamo che il suddetto è con l’acqua alla gola, è disperato, non sa più cosa fare, perché non ha la forza mentale e psicologica di dire no a tutti i cani sciolti che gli chiedono indennità, stipendi inutili e altre forme di dilapidazione che un presidente, consapevole dei suoi doveri verso il popolo siciliano, dovrebbe avere la forza di negare.

Crocetta non ha capito (forse non riesce o non ce la fa a capirlo) che l’unica via di scampo, per i siciliani, è quella di tagliare tutti i privilegi, tutti gli stipendi inutili, tutte le consulenze inutili, tutti i dipendenti e i dirigenti inutili, di dimezzare i prezzi di acquisti di beni e servizi o conformarli a quelli Consip (o meglio adeguarli al prezzo più basso che qualunque Ente della Sicilia abbia ottenuto su un singolo bene o su un singolo servizio).
Com’è pensabile che la Sanità siciliana assorba 50.129 dipendenti con un incremento di circa 1.700 rispetto all’anno precedente? Com’è pensabile che una Regione possa avere ancora 20.103 dipendenti e dirigenti quando la Lombardia ne ha meno di tremila? Com’è accettabile che l’Assemblea regionale costi 160 milioni mentre il Consiglio regionale della Lombardia ne costa 60?
Se Crocetta avesse gli attributi mentali e la forza d’animo che riconosciamo a Matteo Renzi avrebbe impostato una lotta violenta a tutta la burocrazia, come ha detto il Presidente del Consiglio: un taglio a tutti i privilegi per ottenere le risorse necessarie per crescita e occupazione.
 
Questa è la chiave di volta, o meglio di svolta: risparmiare risorse togliendole ai privilegiati e indirizzarle verso il popolo siciliano fatto di disoccupati, piccoli imprenditori, medie imprese asfissiate da dirigenti corrotti ed incapaci (ma molti sono valorosi e professionali), i quali per fare camminare le pratiche attendono la telefonata o la mazzetta.
Così si è formato, in Sicilia, il buco da 22 miliardi di debiti: 6,4 miliardi quelli della Regione (un miliardo di mutuo in corso di attivazione), 6,5 miliardi dei Comuni, un miliardo delle ex Province, un miliardo delle Ato in liquidazione, un miliardo di Iacp, Consorzi Asi e Consorzi di bonifica, 2,5 miliardi delle Aziende sanitarie e i 3,6 miliardi cui abbiamo accennato prima.
La Corte dei Conti ha agito con equilibrio. Se avesse bocciato il bilancio 2013, l’inevitabile conseguenza sarebbe stato lo scioglimento dell’Assemblea e del Governo regionale per il verificarsi di una delle condizioni di cui all’art. 8 dello Statuto. Una grave responsibilità che la stessa Corte non ha ritenuto di assumersi perché avrebbe avuto una valenza politica.
In ogni caso, la Relazione della Corte è stata chiarissima e trasparente. Soltanto imbrogliapopolo possono dire che il bilancio testé parificato è buono anziché fallimentare.
Non tutto, comunque, è perduto. Se Crocetta ha un minimo di resipiscenza dovrebbe capire in maniera chiarissima che ha sbagliato di grosso e ribaltare la propria linea politica: non solo perché è interesse principale dei siciliani ma perché la segreteria nazionale del suo partito, in persona del presidente dell’Assemblea, Matteo Orfini, gli ha mandato un ultimatum, che segue quello di Davide Faraone (venuto al nostro forum pubblicato il 22/05/2014) e la coraggiosa posizione assunta da Anthony Barbagallo, componente del Consiglio di presidenza dell’Ars e sindaco di Pedara.
Barbagallo ha votato no all’opacità che esiste in quell’Assemblea, che non vuole rivelare ai siciliani i vergognosi privilegi di deputati, dirigenti e dipendenti. Scendano dall’Iperuranio o saranno travolti dall’indignazione popolare.

Articolo pubblicato il 10 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus