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Messina - Secondo Palagiustizia, si discute sulla sede che lo dovrà ospitare
di Francesco Torre

Tra le possibili scelte la casa dello studente, caldeggiata dall’Ordine degli Avvocati e dalla Corte d’appello. L’amministrazione comunale propende in particolare per l’ex ospedale militare

Tags: Messina



Messina - Ex ospedale militare o casa dello studente? Il rebus sul secondo Palazzo di Giustizia sembra ormai essere ridotto a questi due edifici. Al primo punta l’amministrazione comunale, soprattutto dopo l’incontro romano tra l’assessore all’Urbanistica Sergio De Cola e il generale Antonio Caporotundo, in rappresentanza del ministero della Difesa. Un tavolo al quale il Municipio ha chiesto formalmente il trasferimento nel demanio comunale di 30 sui 170 mila metri quadri della struttura, e il ministero ha promesso una risposta ufficiale, positiva o negativa, entro un mese. Fautori della soluzione casa dello studente sono invece l’Ordine degli Avvocati e la Corte d’appello, oltre all’Università che accetterebbe ben volentieri un baratto con altra struttura.
I rapporti tra i contendenti sono ormai tesissimi.
 
Dall’apertura dell’anno giudiziario, da quando cioè il presidente dell’Ordine degli Avvocati Celona ha accusato il sindaco di voler favorire “i poteri forti” (il riferimento era ai proprietari degli immobili che da decenni vengono affittati al Tribunale da privati, tra cui le famiglie Franza e Genovese, ma evidentemente si trattò di un’accusa bizzarra), il Comune ha respinto ogni proposta venuta da quel fronte, più per questioni di principio che per una propria strategia (anche se, in effetti, l’edificio della casa dello studente sembrerebbe troppo piccolo per le esigenze del secondo Tribunale). Il pericolo reale, però, è che il finanziamento – già decurtato da 17 a 14 mln € - venga di fatto azzerato per ulteriori ritardi. Per questo non è da escludere che al termine della scadenza rappresentata da De Cola per la risposta sull’ex ospedale militare ci potranno essere ulteriori pressioni a favore di una risoluzione – qualunque sia - della vicenda.

Non sarebbe strano. Il primo progetto comunale del secondo Palazzo di Giustizia, infatti, risale al 1983, e da allora le amministrazioni pubbliche hanno sprecato la cifra monstre di 62 mln € per affittare uffici e sedi giudiziarie, più altri 3 mln € di finanziamento ministeriale già perduto. Uno scempio da interrompere immediatamente, soprattutto considerando che una gara, il Comune, l’aveva pure fatta ed esitata, cinque anni fa. Ci si chiede: perché la Giunta non riparte da lì, almeno per evitare i contenziosi e i maxi risarcimenti e dare insieme una risposta immediata di legalità? Cosa si oppone a una soluzione di buon senso? Gattopardismo? Idealismo elettoralistico? Incompetenza? O tutti e tre questi fattori messi insieme?

Articolo pubblicato il 16 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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