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Gianpiero D'Alia: "Sulla rinuncia ai contenziosi serve chiarezza"
di Roberto Quartarone

Intervista al presidente nazionale dell'Udc, Gianpiero D'Alia, che ha presentato un'interpellanza parlamentare urgente l'8 luglio scorso. Obiettivo trasparenza: "Non sfiduciamo Crocetta, ma vogliamo un percorso virtuoso dei conti pubblici"

Tags: Pier Carlo Padoan, Economia, Def, Rosario Crocetta, Giampiero D'alia



Dalla firma dell’accordo tra il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, e il presidente della Regione, Rosario Crocetta, affinché quest’ultimo ritiri “tutti i ricorsi contro lo Stato… in materia di finanza pubblica”. A Roma si è mosso, per rendere più chiare le conseguenze del documento (che dovrebbe sbloccare 500 milioni di euro ma potrebbe farne perdere molti di più), il presidente nazionale dell’Udc Gianpiero D’Alia, con un’interpellanza palramentare urgente presentata l’8 luglio.
 
“Quest’atto – spiega l’ex ministro al QdS – serve a comprendere fino in fondo l’interpretazione che il Governo centrale dà dell’accordo e a mettere l’Ars e la commissione Bilancio nella condizione di avere tutti gli elementi per lavorare. Poiché si devono chiudere dei contenziosi con lo Stato su norme statutarie sull’autonomia finanziaria della Regione, è giusto che si conosca tutto il percorso che è stato tracciato. Questo mette in condizione di poter evitare contenziosi futuri e valutare l’impatto finanziario sulla manovra che l’Ars sta esaminando”.
 
L’accordo dovrà comunque essere recepito con una legge regionale.
“Sì, l’intesa di Crocetta e Padoan dev’essere oggetto di una ratifica da parte dell’Ars. Quale sede migliore della manovra di bilancio?”
 
Il capogruppo Ars del Pd, Baldo Gucciardi, ha affermato al QdS: “La Regione rinuncia non al contenzioso ma
ai suoi effetti e solo per gli anni  di riferimento”. Cosa ne pensa?
“Non sono nella condizione di essere così ottimista come Gucciardi. Poiché i contenziosi nascono dall’interpretazione diverse che si danno delle norme statutarie, e avendo il presidente definito un’intesa di bonaria composizione con lo Stato centrale su questioni che hanno profonde radici storiche, che incidono sulla dinamica delle entrate, è evidente che bisogna conoscere fino in fondo i termini”.
 
L’Udc potrebbe a questo punto ritirare la fiducia al governo regionale?
“L’interpellanza non è un atto politico, serve a rendere trasparente la vicenda, affinché si facciano le manovre finanziarie corrette, per tutelare gli interessi fondamentali dello Statuto siciliano. Non c’è alcun intento di polemica politica: vogliamo costruire un percorso  virtuoso sui conti pubblici siciliani, che segni anche un’inversione di tendenza rispetto a come sono stati utilizzati in passato”.
 
A proposito del passato, qual è a questo punto la discontinuità della linea dell’Udc, che ha sostenuto i governi di Cuffaro, Lombardo e Crocetta?
“Noi abbiamo rotto con il centrodestra in Sicilia perché aveva dimostrato limiti: non era più in grado di governare la Regione. Il governo Lombardo, fortemente voluto da Forza Italia,anche per isolare l’Udc, non ha funzionato, ha  aggravato la condizione dei conti pubblici, si è spaccato su questioni legate al metodo di governo, e l’ex presidente ha dato vita a governi che dal centrodestra sono diventati di centrosinistra. La nostra alleanza con il Pd su Crocetta è stata una posizione coerente perché abbiamo tentato di costruire un patto civico (non un’alleanza organica) per riformare la Regione Siciliana. La nostra posizione purtroppo ha anticipato la crisi della politica nazionale. Ciò che è successo nelle politiche del 2013, con la nascita dei governi di larghe intese di Letta e Renzi, ha  sancito la fine del bipolarismo come l’abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni; la spaccatura del Pdl con la nascita di Ncd ha certificato che quel sistema politico non era in condizione di dare risposte efficienti ai cittadini. Sostanzialmente abbiamo preso atto della situazione. Se si costruirà qualcosa di nuovo dalle macerie del centrodestra noi siamo interessati, anche per un contributo”.
 
E qual è il suo giudizio su Crocetta?
“Il problema dell’ingovernabilità della regione non è imputabile a una singola persona. L’analisi dev’essere più articolata: la classe dirigente siciliana (come quella del Gattopardo) dimostra evidenti limiti dovuta a una congenita inaffidabilità. La Sicilia ha vissuto di ribaltoni politici, fatti da pezzi di apparati regionali, che hanno cambiato partito come cravatte, per mantenere una parte del proprio elettorato. Se sostengo  un governo, non sarà mai contro i miei  elettori. Tutto ciò che è funzionale a un’attuazione di riforme viene frenato cambiando con disinvoltura partiti e gruppi parlamentari, evitando che qualsiasi governo possa fare cambiamenti radicali. Ciò pesa anche nella credibilità di fronte al Governo nazionale”.
 
Marco Falcone di Forza Italia vuole presentare una finanziaria alternativa. In che posizione vi ponete?
“Penso che sia un’iniziativa apprezzabile e seria, con un modello di sviluppo che mette l’Ars in condizione di discutere sui contenuti, sulle prospettive e sulla programmazione”.
 

Articolo pubblicato il 23 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan
Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan