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Emissioni, Regione inadempiente
di Giuseppe Bellia

Ambiente. I valori inquinanti rimasti nel cassetto.
Il pregresso. Sin dal 1995 la Regione Sicilia aveva l’obbligo di valutare la qualità dell’aria su ozono e altri agenti atmosferici di rischio, causati per lo più dalle emissioni delle grandi industrie.
La realtà. Dall’assessorato regionale all’Ambiente ammettono i vistosi ritardi con cui sono stati recepiti i decreti legislativi varati, a loro volta, con almeno 4 anni di ritardo sulle direttive europee.

Tags: Ambiente, Inquinamento



PALERMO - I siciliani, per esempio, non sono costantemente a conoscenza delle condizioni dell’aria e dei livelli d’inquinamento di quest’ultima, come impone la direttiva 2008/20/CE (“Informare adeguatamente e con tempestività il pubblico in merito alla qualità dell’aria ambiente”). Anzà ammette la necessità della creazione di una struttura di coordinamento che aggiorni in tempi brevi, le informazioni per quanto concerne l’inquinamento.

“Occore una struttura regionale di coordinamento di tutte queste attività. L’argomento è stato affrontato affrontato in un tavolo tecnico regionale insieme all’Arpa, ai gestori delle reti con la stesura di un protocollo”.
Anzà annuncia che le inadempienze in materia di dati sulle emissioni inquinanti sarà presto superato, con l’ausilio dell’Agenzia regionale protezione e ambiente. “Arpa Sicilia sta elaborando su nostro mandato un produttivo, per fare in modo che le informazioni ambientali, dopo essere state validate, vengano  messe a disposizione non solo dei cittadini, come obbliga la legge, ma anche delle autorità di vigilanza, come le Province, perché le informazioni devono servire affinché gli enti locali sappiano quando è il momento d’intervenire in situazioni eccezionali”.

Sulle responsabilità amministrative e penali antecedenti all’insediamento d’Anzà, la magistratura da tempo ha avviato delle indagini al fine d’individuare degli eventuali profili di responsabilità. La verità su quella fase storica dell’Amministrazione regionale per quanto concerne le inadempienze in materia d’inquinamento, dovrà essere ancora scritta.

Quella vicenda, peraltro, portò allo scontro fra da una parte Pietro Tolomeo (ex dirigente generale del Territorio e Ambiente), dall’altra Gioacchino Genchi e Alessandro Pellerito (ex dirigenti dello stesso dipartimento). Così, il rapporto più completo (“Inventario delle emissioni”) risale al 2005, ed è stato redatto da parte dell’ufficio diretto dal dirigente Anzà. Nei prossimi mesi è atteso l’inventario aggiornato delle emissioni rilevate per il 2007.

Riepilogando, allora, con i numeri a disposizione, le emissioni in Sicilia sono dovute per il 73% agli impianti di combustione nell’industria dell’energia e della trasformazione delle fonti energetiche (più di 58.000 tonnellate l’anno) ed ai processi senza combustione (con oltre 16.400 tonnellate ed una quota del 20% circa). Tra le sorgenti con emissioni di ossidi di zolfo superiori alle 1.000 tonnellate, ecco le principali aziende che ne emettono maggiore quantità in atmosfera: Enel - centrale termoelettrica di Augusta, Esso italiana Raffineria di Augusta, Erg raffineria mediterranee Impianto Nord, Erg (impianto sud), Isab Energy - Impianto Igcc,raffineria di Milazzo, Enel - centrale Ettore Majorana, Enel - centrale di Porto Empedocle, Edipower - centrale Termoelettrica di San Filippo del Mela, Raffineria di Gela.

Tutte queste aziende rispettano tutte le leggi in materia di emissioni, sebbene contribuiscano in misura consistente all’inquinamento dell’aria per più tipologia di sostanza inquinante (si veda tabella sotto a sinistra). Fra queste, l’industria di trasformazione dell’energia e delle fonti energetiche (petrolchimica in particolare) contribuisce all’emissione dei metalli pesanti (Arsenico, Cadmio, Mercurio e Nichel) per una quota maggiore del 90% .

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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