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Eni conferma al Mise: a Gela bio-raffineria e deposito costiero
di Redazione

Riconversione dell’impianto, ieri faccia a faccia tra le parti alla presenza del ministro Guidi. L’azienda: livelli lavorativi intatti. Sindacati e Fasulo delusi, Crocetta chiede bonifiche

Tags: Eni, Gela



ROMA - Il Piano industriale resta quello della bio-raffinazione e del deposito costiero. Queste le uniche speranze per i lavoratori dell’impianto Eni di Gela, che temono per il futuro. è quanto trapelato dalla riunione fra la delegazione di Gela con il ministro allo Sviluppo economico del Governo Renzi, on. Federica Guidi ed il viceministro Claudio De Vincenti.
In prima battuta la parola alla dirigenti dell’Eni, i manager Salvatore  Sardo, Domenico Elefante, Bernardo Casa e l’ing Romualdo in rappresentanza dell’Enimed, che hanno  tracciato le linee essenziali proposte dalla multinazionale.

Nessun passo indietro rispetto alle posizioni annunciate da qualche settimana. L’Eni ha confermato per il sito di Gela il piano industriale improntato sulla bio-raffinazione e destinato a deposito costiero. Nonostante questo assetto, che non si sposta di un millimetro rispetto al fermo delle linee produttive, i rappresentanti dell’Eni hanno assicurato il mantenimento degli impegno a tenere intatti gli attuali livelli occupazionali che prevede 320 unità per il progetto di bioraffinazione.  Per l’area di upstream Enimed, 300 unità operative. Per la formazione e i servizi, il piano prevede un organico di 120 unità. A nulla sono valse le proteste e le manifestazioni pacifiche organizzate in questi giorni. Del resto, la contestuale visita del premier Renzi in Mozambico corrisponde alle proposte già avanzate agli operai di accettare l’incarico nel Paese africano, dove verrebbero spesati anche con le famiglie.  

Resta aperto il problema dell’indotto industriale che non può ottenere commesse di lavoro senza le linee produttive attive. All’incontro pomeridiano sono stati presenti il sindaco di Gela, Angelo Fasulo; il presidente della Regione Crocetta, i rappresentanti sindacati di Cgil, Cisl e Uil a livello locale, regionale e nazionale, la delegazione istituzionale del Consiglio comunale di Gela formata dai consiglieri Giuseppe Morselli, Guido Siragusa e Gaetano Orlando.

I rappresentanti sindacati sono sobbalzati dalle sedie alla conferma del piano industriale che tradisce l’accordo sull’investimento di 700 milioni di euro annunciato proprio un anno fa. Attraverso i rappresentanti della triplice hanno chiesto di ripartire dagli accordi sottoscritti. Poi ha preso la parola il sindaco Fasulo che ha rigettato con forza il piano Eni, considerandolo solo fumo negli occhi per disimpegnarsi per il futuro. Il presidente della Regione Crocetta  è passato al contrattacco per chiedere almeno le bonifiche sul territorio, che porterebbero lavoro e sicurezza ambientale. A questo punto è arrivata l’iniziativa da parte del ministro Guidi, che ha chiesto una pausa di riflessione soprattutto all’Eni sul Piano industriale. Ha avanzato l’ipotesi, se esista qualche possibilità, di riavviare gli impianti e gestire a lungo termine il nuovo piano con una riconversione in bio-raffineria.

A pochi minuti dall'inizio dell’incontro al ministero per lo Sviluppo economico, l'imprenditore gelese Carmelo Turco, delegato regionale per i rapporti con le aziende dei comparti di raffinazione e petrolchimica di Confindustria Sicilia, ha anticipato che "l'Eni non andrà via da Gela. Il disimpegno era stato ipotizzato quando dal ministero tardava ad arrivare l'autorizzazione integrata ambientale. Ora che la certificazione Aia è stata rilasciata, l'azienda ha cambiato i suoi programmi e pensa di rimettere in marcia la raffineria nonché di investire oltre due miliardi di euro per costruire nuovi impianti e diversificare le produzioni".  

Articolo pubblicato il 31 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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