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Al Sud meno di 6 mln di occupati: il livello più basso dal 1977
di Redazione

Il rapporto Svimez 2013 sull’economia: “Nel Mezzogiorno l'80% dei posti di lavoro persi in tutta Italia”. Tra il 2008 ed il 2013 registrata una caduta dell'occupazione del 9%, -2,4% nel Centro-Nord

Tags: Lavoro, Occupazione, Economia, Crisi, Svimez



ROMA - “Le tendenze più recenti segnalano che al Sud si concentra oltre l'80% delle perdite dei posti di lavoro italiani”. Lo evidenzia il rapporto Svimez: il 2013 ancora in calo “riporta il numero degli occupati del Sud per la prima volta nella storia a 5,8 milioni”, il livello più basso delle serie storiche, disponibili dal 1977.
 
Il Mezzogiorno - evidenzia il rapporto Svimez 2014 - tra il 2008 ed il 2013 registra una caduta dell'occupazione del 9%, a fronte del -2,4% del Centro-Nord. Delle 985mila persone che in Italia hanno perso il posto di lavoro, ben 583mila sono residenti nel Mezzogiorno: “nel Sud, dunque, pur essendo presente appena il 26% degli occupati italiani si concentra il 60% delle perdite determinate dalla crisi”. Nel 2013 “sono andati persi 478mila posti di lavoro in Italia, di cui 282mila al Sud. Posti di lavoro persi soprattutto tra i lavoratori giovani under 34 e al Sud (-12% contro il -6,9% del Centro-Nord)”.
 
Il livello degli occupati, sceso sotto la soglia psicologica dei sei milioni, “testimonia, da un lato, il processo di crescita mai decollato, e, dall'altro, il livello di smottamento del mercato del lavoro meridionale e la modifica della geografia del lavoro. Non va meglio nell'ultimo periodo: tra il primo trimestre del 2013 e quello del 2014 gli occupati scendono di 170mila unità nel Sud e di 41mila al Centro-Nord”: sono queste tendenze “più recenti” a indicare che “al Sud si concentra oltre l'80% delle perdite dei posti di lavoro italiani”. Lo Svimez segnala anche “l'aumento del tasso di disoccupazione. Quello “ufficiale” nel 2013 è stato del 19,7% al Sud e del 9,1% al Centro-Nord, a testimonianza del permanente squilibrio strutturale del nostro mercato del lavoro”.
 
Le donne continuano a lavorare poco: “Nel 2013 a fronte di un tasso di attività femminile medio del 66% in Europa a 28, che arriva all'83% in Finlandia, se l'Emilia Romagna è perfettamente allineata con la media europea, le regioni del Mezzogiorno vanno peggio di Malta e della Romania (che registrano tassi di attività femminile rispettivamente del 50% e del 48,4%), scendendo fino al 38% in Puglia, il 37% in Calabria e Campania, il 35% in Sicilia”.
 
E, avverte il rapporto, “piove inoltre sempre sul bagnato: nel 2013 chi non ha un lavoro stabile rischia di più di perderlo. Il 16,4% dei lavoratori che nel primo trimestre 2012 avevano un contratto di lavoro atipico, un anno dopo, nel 2013, erano diventati disoccupati (di cui il 12,8% al Centro-Nord e il doppio al Sud, 25,3%). In più, rispetto alla media europea a 27 del 75,3%, i giovani diplomati e laureati italiani presentano un tasso di occupazione di circa 27 punti più basso, pari al 48,3%”.

Articolo pubblicato il 31 luglio 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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