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Fuga dal Sud, in 15 anni via 1,3 mln di persone
di Oriana Sipala

Svimez: Palermo è la seconda città per svuotamento (-29.161 abitanti). Il 60% delle partenze riguarda la popolazione tra 20 e 45 anni

Tags: Svimez, Migrazione, Lavoro, Crisi, Economia



PALERMO - Il fenomeno delle migrazioni interne non ha mai conosciuto battute d’arresto. In alcuni periodi è stato sicuramente più intenso, in altri un po’ meno, ma da sempre ha caratterizzato la storia del nostro Paese. Nel quindicennio compreso tra il 1955 e il 1970, per esempio, le migrazioni sono state così consistenti da alterare profondamente il profilo demografico della nazione. Le destinazioni preferite erano, e sono tutt’ora, le regioni del Nord-Ovest e del Centro, con particolare riferimento a Piemonte, Lombardia, Liguria e Lazio. In pieno boom economico, flussi di connazionali lasciavano le aride terre del Mezzogiorno alla ricerca di prospettive migliori in tali “fertili” territori.

I tempi recenti non fanno eccezione: le regioni del Sud, infatti, continuano a registrare un saldo negativo, un preoccupante e perenne svuotamento, espressione della marginalizzazione di un’intera fascia della società italiana. Secondo i dati Istat, pubblicati nel “Rapporto annuale 2014” lo scorso 28 maggio, negli ultimi 15 anni 1 milione e 300 mila persone hanno abbandonato le terre del Sud. Le migrazioni hanno riguardato tutte le fasce d’età, compresa quella degli over 65, per la quale si potrebbero invece ipotizzare le cosiddette “migrazioni di ritorno”. La perdita di popolazione, comunque, è tangibile soprattutto tra i giovani e gli adulti, quindi dai 20 anni fino ai 45. Queste due fasce d’età, messe insieme, assorbono il 60% delle migrazioni, le quali impoveriscono il Mezzogiorno, privandolo di un preziosissimo capitale umano.

I dati Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno) confermano l’andamento di tali migrazioni: tra il 2001 e il 2011 sono andate via dalle regioni meridionali 523.726 persone, un numero quasi uguale al flusso di persone che invece si sono trasferite al Centro Nord (522.549). In particolare, la città di Palermo ha perso 29.161 abitanti, seconda solo a Napoli, che ne perde 42.497. Le due più grandi metropoli del Sud insieme fanno raggiungere un calo del 4,2%. La causa principale di questo massiccio fenomeno migratorio, non c’è da stupirsi, è l’ormai cronica assenza di lavoro. Non è un caso che, tra il 2001 e il 2013, il tasso di occupazione è sceso al Sud di circa un punto percentuale (dal 43,1% al 42%). Molti, poi, sono i laureati pronti a fare la valigia: tra il 2000 e il 2012 il tasso di emigrazione dei giovani con la laurea in tasca è passato dal 10,7% al 25%, tutti diretti al Centro Nord o all’estero.

Gli ultimi dati Svimez, diffusi lo scorso aprile, fanno luce anche sulla situazione delle diverse città siciliane. Catania, per esempio, in dieci anni (dal 2001 al 2011) ha perso oltre 20 mila abitanti, Messina ne ha persi 10 mila, Siracusa 5.300, Enna 2.000. Rimangono stabili Ragusa e Caltanissetta, mentre le uniche due città siciliane che hanno incrementato il numero di abitanti sono Trapani e Agrigento, rispettivamente con +1.000 e +4.000 abitanti.

Se quest’andazzo si dovesse mantenere, sempre secondo gli studi Svimez, nel 2050 la città di Palermo avrà perso ben 152 mila abitanti; l’età media dei residenti del capoluogo siciliano sarà di 55 anni, e anche nelle altre metropoli dell’Isola la popolazione diventerà sempre più vecchia: gli over 75 aumenteranno di 10 punti percentuali, mentre i giovani diminuiranno del 25%. Un quadro tutt’altro che incoraggiante, che può essere cambiato solo attraverso adeguate politiche di sviluppo, troppo spesso assenti nel nostro territorio. 

Articolo pubblicato il 01 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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