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Le stanze dei bottoni, le stanze dei bastoni
di Carlo Alberto Tregua

Draghi picchia, Renzi rincara la dose

Tags: Matteo Renzi, Mario Draghi



Giovedì 7 agosto Mario Draghi, presidente della Bce, ha detto senza peli sulla lingua che i Paesi che non hanno fatto le riforme, come l’Italia, devono provvedere con urgenza. Questo perché la palude del conservatorismo è la causa prima della mancata crescita.
Matteo Renzi, anziché comportarsi come i pesci lessi che l’hanno preceduto, ha rincarato la dose, confermando che non arretrerà di un centimetro sul percorso delle riforme, trovandosi totalmente d’accordo con Draghi.
Frattanto, lo stesso 7 agosto, la Camera ha approvato in via definitiva la riforma della Pubblica amministrazione, madre di tutte le riforme, perché nessun altra può essere concretamente attuata se la macchina di Stato, Regioni, Comuni e altri Enti non funziona a pieno regime.
Giovedì 7 agosto si è verificato un terzo fatto, cui quotidiani e televisioni hanno dato scarsa importanza: l’audizione in Parlamento del commissario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli.

Nel corso della stessa, Cottarelli ha smentito l’ipotesi di sue dimissioni, anzi ha confermato che intende andare avanti nel suo lavoro, consistente nel completare il rapporto e le linee su cui dovrà muoversi il taglio della spesa pubblica.
Quasi a fargli eco, il primo ministro ha comunicato che già quest’anno si dovranno tagliare ben 16 miliardi, senza mettere un euro in più di imposte. Renzi ha capito che la strada della ripresa passa per il taglio della spesa pubblica, cui consegue il taglio delle imposte e la destinazione delle risorse così recuperate verso investimenti e apertura di cantieri per opere pubbliche, risanamento idrogeologico del territorio e finanziamento per la ristrutturazione antisismica degli immobili.
Nel corso dell’audizione, Cottarelli ha spiegato ai parlamentari che la linea su cui corre il taglio della spesa parte dal fabbisogno standard di ogni Ente territoriale, cui deve essere detratta la capacità fiscale di ognuno di essi. Da ciò consegue che i trasferimenti dallo Stato saranno la differenza fra i due valori e non più basati sui costi storici che hanno alimentato la dispersione delle risorse, il clientelismo e il favoritismo.
 
Cottarelli pubblicherà successivamente i parametri dei fabbisogni standard delle Pubbliche amministrazioni statale e regionali, le quali otterranno, anche in questo caso, i trasferimenti dallo Stato sottraendo la loro capacità fiscale standard.
Come si vede, si tratta di un processo virtuoso che vuole tagliare senza remore la spesa corrente superflua, dannosa, che fino a oggi ha alimentato politicanti senzamestiere, burocrati inefficienti, corruzione e tanti altri parassiti che hanno divorato le risorse del Paese.
La filosofia del Rapporto Cottarelli, fortemente supportata dalla linea politica di Matteo Renzi, è quella di stabilire una volta per tutte che le stanze dei bottoni, ove hanno agito politici e dirigenti irresponsabili, si trasformino in stanze dei bastoni, nelle quali possano risiedere soltanto politici onesti e corretti e burocrati altrettanto onesti e molto professionali.
Solo una forte efficienza nel funzionamento della macchina pubblica può produrre l’efficacia necessaria che consenta di avere i migliori servizi ai costi più bassi.

Invece, in questi trent’anni, tutti hanno rincorso l’aumento della spesa corrente indipendentemente dai risultati. Un comportamento molto comodo che ha prodotto l’attuale disastro del Paese.
Renzi ha annunciato le prossime riforme, dopo avere incamerato la prima lettura della Riforma costituzionale al Senato. Ne occorreranno altre quattro, prima fra le quali quella elettorale e poi quella fiscale, l’altra relativa alla giustizia e la riforma che semplifichi le procedure per sbloccare i cantieri e utilizzare tutte le risorse europee, ma anche quelle in pancia agli Enti pubblici.
I tempi sono strettissimi, siamo con l’acqua alla gola. Ogni minuto perso aggrava fortemente la situazione.
Stride, in questo scenario, una vacanza del ceto politico nazionale di 25 giorni e di quello siciliano di 40 giorni. Stride la vacanza di tutti i dirigenti, che non si trovano più negli uffici mentre dovrebbero lavorare, anche in agosto, per far funzionare i servizi a favore dei cittadini. Ma loro se ne fregano!

Articolo pubblicato il 13 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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