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Sanità: via dalle assicurazioni si passa ai fondi regionali
di Andrea Carlino

La “malpractice” medica causa 15 casi al mese, maglia nera per l’Isola e la Calabria. Ecco le soluzioni. In Toscana, Liguria, Puglia, Basilicata e Sicilia le compagnie escono di scena

Tags: Sanità, Assicurazione



PALERMO - La “malpractice” medica è uno dei temi più urgenti della sanità: in Italia, in media, ogni mese, si contano 15 casi di presunta malasanità. Uno ogni due giorni, secondo i dati divulgati qualche anno fa dalla Commissione parlamentare istituita ad hoc. Errori attribuibili al personale medico o sanitario, ma anche disservizi e carenze strutturali sarebbero responsabili di oltre 300 casi di decessi. La metà dei quali si è registrata in Calabria e in Sicilia. Intanto cala del 4,3% la stima dei premi nelle strutture, ma cresce del 3,6% quella totale.
 
In Toscana, Liguria, Puglia, Basilicata e Sicilia le compagnie escono di scena, sostituite da forme di autoassicurazione o non assicurazione. Nelle altre regioni prevale un sistema misto in cui si ricorre a una polizza soltanto per coprire i sinistri di importo maggiore. Fino a due anni fa il 72,2% delle aziende ospedaliere erano assicurate, mentre ora le ASL prediligono un sistema misto. E alcune regioni preferiscono il fai da te, ricorrendo alla autoassicurazione (o non assicurazione) sperando di sfuggire al caro polizza e pensando in questo modo di riuscire a fronteggiare i rischi di responsabilità civile nei casi di malasanità.

Il fenomeno è stato monitorato dall'Associazione nazionale imprese assicuratrici (Ania) e messo nero su bianco nel dossier Malpractice, il grande caos. Secondo i dati contenuti nel rapporto, attualmente soltanto la Valle d’Aosta e la Provincia di Bolzano si affidano ancora interamente al mercato assicurativo per rimanere indenni dagli effetti degli errori medici. Per il resto, gli enti locali gestiscono per proprio conto le richieste di risarcimenti con schemi regionali o affidati alle singole Asl. Liguria, Toscana, Puglia e Basilicata hanno scelto la strada del completo “fai da te”, mentre le altre Regioni si rivolgono ad un assicuratore solo per coprire i sinistri di maggiore entità (sopra i 250mila euro). A fine 2012 la stima dei premi nelle coperture assicurative di ospedali e strutture sanitarie per la prima volta ha mostrato un decremento, segnando -4,3% a 288 milioni nonostante i presumibili significativi aumenti tariffari resi necessari per fronteggiare le continue perdite del ramo. Includendo anche le polizze sottoscritte direttamente dai medici (255 milioni, +14%) nel 2012 sono stati incassati premi per complessivi 543 milioni (+3,6% rispetto all’anno precedente).

La stima dei sinistri denunciati alle imprese di assicurazione italiane nel 2012 è risultata pari a 31.200 (di cui 19.500 relativi a polizze stipulate dalle strutture sanitarie), con una lieve riduzione (0,7%) rispetto all’anno precedente. Il rapporto tra sinistri e premi per le varie generazioni di sinistri si attesta al 173%. Per ogni 100 euro di premi incassati, cioè, le compagnie ne hanno pagati (o stimano di pagarne) 173 sotto forma di risarcimenti. Tuttavia, mentre fino al 2005 il disavanzo tecnico aveva assunto valori particolarmente elevati, con un rapporto tra sinistri e premi giunto a superare il 310%, negli ultimi anni lo squilibrio è risultato più contenuto. In particolare per il 2012, secondo le valutazioni preliminari, il loss ratio si è attestato al 122%.

“Gli assicuratori italiani intendono tornare a svolgere pienamente il proprio ruolo nella copertura dei rischi medici – ha sottolineato il presidente dell’Ania Aldo Minucci – dando certezze ai pazienti vittime di eventi avversi e ai medici che svolgono la loro attività. Per far questo però occorre rimuovere le cause di fondo che hanno reso ingovernabile il fenomeno della malpractice. In particolare, è necessario intervenire per: circoscrivere la responsabilità dei medici e delle strutture sanitarie; attuare idonee misure di gestione del rischio attraverso la nomina di un risk manager in tutti gli ospedali; porre un tetto ai danni non patrimoniali con l’approvazione delle tabelle di risarcimento dei danni biologici; definire linee guida mediche validate anche per contrastare il fenomeno della medicina difensiva che pesa per oltre l’11% sulla spesa sanitaria”.
 


La disdetta anticipata con Amtrust e le conseguenze della scelta
 
PALERMO - Clamore hanno suscitato a fine 2013 le polemiche seguite alla decisione della regione Sicilia di disdettare in anticipo la polizza triennale sottoscritta con Amtrust (per un importo di circa 45 milioni l’anno) per coprire dai rischi di malpractice delle 18 aziende sanitarie dell’isola. Ogni anno si verificano in Sicilia circa 1750 sinistri di malpractice e Amtrust aveva garantito una capacità assicurativa fino a un massimo di 540 milioni. La compagnia Usa si era aggiudicata una gara appena pochi mesi prima e il contratto, comunque disdettabile annualmente, prevedeva una franchigia per sinistri fino a un importo di 150mila euro. Secondo fonti di mercato la Regione starebbe anche studiando la possibilità di coprire con una soluzione assicurativa i sinistri di grande entità, del valore di oltre 1,5 milioni di euro. La polizza in essere, disdettata a fine 2013, è scaduta dal primo luglio scorso lasciando prive di protezione le Asl locali poiché nel frattempo non è stato ancora costituito uno specifico fondo-rischi promesso dal presidente della regione Rosario Crocetta. Il tema assume un indubbio rilievo per una regione che, a fine 2011, esibiva un indebitamento delle proprie aziende sanitarie di 4.444 milioni e che non mostrava certo un livello d’eccellenza nel gestire il proprio contenzioso sanitario.

Articolo pubblicato il 14 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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