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Catania - Il buco nero delle partecipate, stipendifici con i conti in rosso
di Melania Tanteri

Piano di risanamento della giunta da discutere in Consiglio: il deficit non è episodico ma “strutturale”. Otto aziende comunali e 1168 dipendenti per una perdita annua di 2,4 mln €

Tags: Catania, Partecipate, Debiti



CATANIA - Le aziende partecipate, il buco nero del Comune di Catania, dovranno essere risanate, riqualificate e, in alcuni casi, liquidate.
In applicazione della legge 224/07, articolo 3, comma 27, secondo cui “le amministrazioni non possono costituire società né assumere o mantenere, direttamente o indirettamente, partecipazioni societarie aventi per oggetto attività di produzione di beni e di servizi non strettamente necessarie per il conseguimento delle proprie finalità istituzionali”, anche il Comune di Catania ha predisposto un piano di indirizzo politico che prevede una serie di passaggi che riguardano, appunto, le aziende con partecipazione comunale. Delle aziende Sidra, Multiservizi, Sostare, Asec, Asec Trade, Sviluppo e patrimonio, InvestiaCatania e Catania Ambiente, partecipate interamente o in parte, tre in particolare, dovranno essere ricollocate sul mercato, come Sostare, liquidate, come InvestiaCatania o cessate come Asec Trade e, nel caso dell’Asec, il Comune dovrà vendere le proprie quote azionarie.

Verranno mantenute, invece, la Sidra, in attesa del passaggio alla Sie-Ato2 acque, e Catania Multiservizi, in quanto le attività svolte da quest’ultima non contrastano con la legge 224/07.
La giunta comunale lo scorso settembre ha dunque deliberato il “Piano di risanamento e riqualificazione delle Partecipate”, predisposto già a maggio dal  direttore generale Maurizio Lanza e dal ragioniere generale Giorgio Santonocito, che ora aspetta solo il passaggio al Consiglio comunale che, come precisa il presidente Marco Consoli, “al momento non è all’ordine del giorno ma si trova già al vaglio della commissione competente”.

Nel Piano, vengono esaminate nel dettaglio le singole imprese, e ci si sofferma in particolare sulle debolezze, tante e fondamentalmente economiche, che si ripercuotono sul bilancio comunale, già provato.
Il quadro generale, infatti, dipinge il gruppo composto dalle otto partecipate come un vero e proprio vuoto a perdere: “Il gruppo nel suo complesso – si legge nell’atto – e le singole aziende, presentano una situazione di perdita economica già a livello di primo margine (MOL – l’indicatore che da la misura del risultato economico che l’impresa consegue attraverso l'attività di produzione. Si ottiene dalla differenza fra i ricavi derivanti dalla produzione e i costi sostenuti), con l’eccezione di Asec Trade e Sostare, che si aggrava a livello di risultato economico di lungo periodo, con una perdita annua di 2,4 milioni di euro. Il dato – si continua a leggere nell’atto – è da considerarsi non episodico, ma bensì strutturale”.

Tra i fattori di criticità evidenziati, un ruolo decisamente importante lo ha il costo dei dipendenti: 1168 in tutto – di questi ben 673 solo alla Multiservizi, che gravano per l’85 per cento sui ricavi dell’azienda - che aggiunti ai dipendenti comunali portano a oltre 5500 gli stipendiati da parte dell’amministrazione, il che equivale ad una spesa annua di 34,9 milioni di euro; un’incidenza significativa che “è destinata a peggiorare nel 2009, stante la rigidità della spesa per il personale, in  rapporto alla diminuzione dei ricavi previsti”.

Le partecipate, poi, scambiano fra loro e con il Comune di Catania prestazioni e servizi intrattenendo rapporti commerciali intercompany:  questo ha provocato “una pesante esposizione finanziaria del Comune verso le partecipate, mentre la situazione all’interno del gruppo tende globalmente a compensarsi: il debito dell’intercompany, al 2008, si attesta sui 12.834.591 €, di cui oltre 8 mln € verso il Comune, mentre dei 67.338.232 euro di crediti, ben 62.837.744 sono nei confronti del Comune.
 

Articolo pubblicato il 08 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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