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Quotidiano di Sicilia

Burocrazia nel pantano nemica dei cittadini
di Carlo Alberto Tregua

I dirigenti hanno nome e cognome

Tags: Burocrazia



Lotta violenta contro la burocrazia, ha detto Matteo Renzi appena nominato presidente del Consiglio. Tradurre questo proponimento in decisioni è stato impossibile per tutti i Governi dal 1994 a oggi, per non richiamare quelli dal 1980 al 1992. Prima del 1980, fin dal termine della Guerra, la burocrazia italiana è stata il pilastro della ricostruzione, perché ha aiutato le imprese a rifondare il Paese, con dirigenti bravi, professionali e onesti.
Oggi, la burocrazia è nemica dei cittadini, perché vuole continuare a difendere i propri privilegi, infischiandosene altamente dei disoccupati, dei cassintegrati, del blocco dell’economia, dei cantieri per infrastrutture e opere pubbliche chiusi, e così via.
All’interno della classe burocratica fatta da dirigenti privilegiati e menefreghisti ve ne è una gran parte, forse maggioritaria, di dirigenti bravi e onesti, non raccomandati, che ancora tengono in piedi il sistema amministrativo dell’Italia. Vogliamo lodarli, anche se hanno una colpa oggettiva: non denunciare i loro colleghi che gettano il disdoro sull’intera classe.

In Sicilia, la situazione è molto più grave. Con 1.813 dirigenti, contro i circa 200 della Lombardia, la Giunta regionale e il suo presidente hanno il coraggio di cercarne altri 38. Come non si vergognano di questa iniziativa, giustificata, a loro dire, dal fatto che all’interno dei 1.813 non ci sono le competenze? Conseguenza etica e logica vorrebbe che tutti i dirigenti senza competenze venissero mandati a casa mediante la risoluzione del contratto. Se non servono alla Regione non si possono continuare a pagare stipendi utilizzando le nostre imposte.
Roma è stata bruciata da un pazzo: Nerone. Ma la Sicilia viene bruciata, anno dopo anno, dai presidente inetti, e in qualche caso condannati per reati, e da un ceto politico che continua a vivere nel lusso senza tener conto di disoccupati, inoccupati e della povertà di circa un milione di siciliani.
I novanta consiglieri-deputati approvano disegni di legge che vengono falcidiati, giustamente, dal Commissario dello Stato. Persone incapaci di capire come si fanno le leggi in conformità alla Costituzione e in particolare all’art. 81, IV comma, che obbliga a trovare con precisione le coperture finanziarie per ogni spesa.
 
Consiglieri-deputati che non sono capaci di formulare norme chiare ed efficaci per tagliare la spesa clientelare e quella che ha alimentato la corruzione, come la Formazione.
Si dirà che essi utilizzano dirigenti dell’Ars e altri dipendenti che dovrebbero essere esperti nella tecnica di formulazione delle leggi. Ma i risultati dimostrano che non lo sono per niente. Proprio per questo il Consiglio di Presidenza dell’Ars dovrebbe risolvere il contratto con quei dirigenti che non sono capaci di fare il loro mestiere.
Le leggi debbono essere formulate per raggiungere dei risultati. Quasi sempre appaiono, invece, come contenitori di principi che non consentono di raggiungere tali risultati. Le leggi prevedono procedure artatamente complicate, in modo da obbligare coloro che le vogliono utilizzare a ricorrere al favore.

Opacità e tende oscure nascondono stipendi e prebende dei dipendenti dell’Ars e le procedure dei diversi provvedimenti predisposti dagli assessorati. Per tutti, il ciclopico flop del Piano giovani, per il quale, con un inqualificabile rimpallo di responsabilità, si sono mantenuti al loro posto sia l’assessore, politicamente responsabile, che il dirigente generale, oggettivamente responsabile.
Fino a quando non verrà ripristinata la norma biblica secondo cui ognuno risponde sempre per quello che fa, bene o male, o per quello che non fa, tutti i dirigenti e dipendenti pubblici continueranno a percepire stipendi ed emolumenti senza alcuna connessione con gli obiettivi che hanno l’obbligo di raggiungere. Tali obiettivi consistono in servizi efficienti che costino il meno possibile. Come dire: ottimi servizi, spese all’osso.
Il funzionamento ordinario della Pubblica amministrazione regionale, e anche di quelle comunali, è la premessa per poter ribaltare lo stato comatoso in cui si trova la Sicilia, con l’economia in continuo regresso e la disoccupazione in continuo progresso. Diversamente, l’Africa è sempre più vicina.

Articolo pubblicato il 21 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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