Per accedere al QdS ed all'archivio utente password registrati e abbonatipassword dimenticata
facebook qdsIl Quotidiano di Sicilia Ŕ su Twitterrss qds
Quotidiano di Sicilia
Il QdS sul tuo smartphone
Scegli la tua app

AAA cercasi Classe dirigente
di Carlo Alberto Tregua

Partecipare, immischiarsi, controllare

Tags: Classe Dirigente, Sicilia, Ars



Il disastro in cui versa il Paese, maggiore nel Meridione e in Sicilia, ha una indicazione di responsabilità molto precisa: la Classe dirigente. Essa ha sempre avuto un ruolo-guida in una Comunità, per cercare di far diffondere equità, sviluppo e occupazione.
La Classe dirigente italiana e siciliana, invece, ha abdicato al suo ruolo ed ha percorso una strada di silenzi omertosi, di inconcludenza sociale e, per dirla tutta, di menefreghismo.
Se l’Argentina fallisce per la seconda volta è perché la sua Classe dirigente, molto ristretta, ha approfittato di una popolazione ignorante e incapace per fare i propri esclusivi interessi. Ma alla fine la spada di Damocle è calata anche sulla loro testa, perché se una nazione va male, in un mondo globalizzato, va male per tutti.
In Italia, è difficile perseguire l’equità, perché vi sono troppe corporazioni.
 
Sono proprio le corporazioni, di origine fascista, conseguenti al mondo feudale, che continuano a depredare l’economia nazionale, succhiando il sangue di quel tessuto sociale che fa molta fatica ad andare avanti.
Sono proprio le categorie privilegiate, che hanno abdicato al loro compito storico di guidare lo sviluppo dei cittadini ad avere danneggiato, speriamo non irrimediabilmente, il tessuto economico e produttivo.
È vero che va riconosciuto senza esitazioni il primato della politica, ma in un bilanciamento dei poteri tale primato dev’essere controllato costantemente dalla Classe dirigente, che non è una cosa innominata, bensì l’insieme di quei cittadini che hanno raggiunto un livello culturale più alto e, in subordine, un livello economico buono.
Il guaio è che i componenti della Classe dirigente sono egoisti, pensano a se stessi e ritengono, errando, che loro possano star bene anche se tutti gli altri stanno male: assunto sbagliato. In una Comunità, tutti devono star bene, chi più e chi meno. Questo può accadere se tutti osservano i valori e vi si conformano.
I valori insegnano che il giusto guadagno dev’essere nettato dalle giuste imposte, e che la solidarietà dev’essere forte perché tutti si salvino. Oppure tutti periscono.
 
Ed è proprio in questo dualismo, vivere o perire, che la Classe dirigente deve trovare la forza di essere se stessa, in conformità ai propri doveri.
Cosa dovrebbe fare? Secondo Bergoglio: “Immischiarsi, partecipare, controllare”. Chi? Ovviamente, il ceto politico e quello burocratico, cioè la pubblica amministrazione. Quando essa è volutamente sorda, muta e cieca le crisi che arrivano, necessariamente a periodi alternati (ricordate la parabola delle vacche magre e delle vacche grasse), possono essere fronteggiate meglio e con minore danno per i cittadini più deboli, che sono pur sempre cittadini.
Da noi vi è l’onere addizionale di cinque milioni di immigrati che, alcuni dicono (Alfano), hanno rubato il lavoro agli italiani. Noi crediamo invece che parte di essi costituisca un valore aggiunto, anche facendo lavori, soprattutto manuali, che molti italiani e italiane hanno rifiutato di fare, per anni.

AAA cercasi Classe dirigente. Sembra un annuncio (speriamo non mortuario), ma è la verità. Una Comunità, senza che la Classe dirigente faccia il proprio dovere, è allo sbando, perché inevitabilmente gli egoismi del ceto politico e di quello burocratico finiscono per emarginare sia i ceti deboli e perfino la middle class, quella classe media che costituisce il vero motore di un Paese.
In Italia, c’è la fortuna di un tessuto formidabile di cinque milioni di piccole e medie imprese, quasi unico al mondo. Questo ceto politico non è capace né di sostenerlo né di valorizzarlo. Milioni di micro e piccoli imprenditori mettono benzina nell’economia ma, anziché essere considerati eroi, o meglio bravi cittadini, vengono vessati con ogni tipo di angheria da parte della pubblica amministrazione e subissati di tasse e adempimenti da terzo mondo. E la Classe dirigente non si fa sentire al riguardo.
Vorremmo che professionisti, imprenditori, sindacalisti, dirigenti pubblici e privati, club service members, associazioni ambientaliste e di consumatori facessero il proprio dovere e rispondessero al titolo di questo editoriale (AAA cercasi Classe dirigente), per cancellarlo.

Articolo pubblicato il 22 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


comments powered by Disqus

´╗┐