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Catania - Partecipate: settembre decisivo per tagliare i rami improduttivi
di Melania Tanteri

Sono 15 le società del Comune che gestiscono servizi pubblici. Perdite accumulate per 5,6 mln €. Il sindaco anticipi Cottarelli. Trasferire attività e dipendenti ai settori comunali

Tags: Partecipate, Catania, Società, Servizi Pubblici, Carlo Cottarelli



CATANIA - Eliminare le società partecipate dagli enti pubblici per risparmiare. Questa l’idea di Carlo Cottarelli, commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica, che il 7 agosto scorso ha presentato il suo Programma di razionalizzazione delle società partecipate locali che potrebbe, nel giro di pochi anni, abbattere le passività di questi enti e consentire un notevole risparmio della spesa.
 
Un’idea che potrebbe essere applicata anche dal Comune di Catania le cui partecipate sono in numero elevato, 15, e la maggior parte in forte passivo: Ato 2 Acque, Acoset, Catania Ambiente, Mercato Agro Alimentari Sicilia, Servizi idrici etnei, Società degli interporti siciliani, Asec, Amt, Sviluppo e Patrimonio, Coceter, Investi a Catania, Sidra, Sostare, Catania Multiservizi, Srr Catania Area Metropolitana. Di queste, quattro sono in liquidazione. Il risultato economico secondo i bilanci del 2012 vede perdite per oltre 5,6 milioni di euro.

La passata amministrazione guidata da Raffaele Stancanelli aveva avviato, nel 2012, un piano di dismissione di numerose società che disponeva la vendita di una quota delle società, compreso l'intero pacchetto della Multiservizi – il Comune si impegnava a cedere con i limiti posti dal legislatore nazionale le partecipazioni di Asec Spa (49%), Amt Spa (40%), Sostare Srl (4%), lasciando al socio pubblico, quindi al Comune, i poteri di controllo e attribuendo a quello privato solo la gestione operativa di queste aziende - inviando al Consiglio comunale una delibera che in un primo momento è stata votata dal Consiglio che, in un secondo  momento ha prorogato i termini della cessione, ancora da attuare. L’idea era quella di verificare quali enti fossero produttivi, anche solo in potenza, e quali assolutamente inutili, anzi dannosi, per la tenuta economica dell’Ente.
 
“Per non procedere alla vendita, prevista dalla normativa, dobbiamo avere piani di sviluppo che indichino o il raggiungimento dell'equilibrio finanziario, oppure i suggerimenti per il raggiungimento dell'equilibrio in un periodo temporale non lungo” – aveva spiegato all’epoca l’assessore al Bilancio della giunta Bianco, Giuseppe Girlando. La delibera, comunque, non è stata dimenticata. Anzi. Sembra proprio che l’amministrazione voglia riproporla al Consiglio comunale, magari alleggerita di qualche società. Da quanto si apprende da Palazzo, infatti, la questione verrà riproposta a settembre quando verrà esaminata nuovamente in Giunta per poi approdare in aula per essere votata. “Bisogna stabilire prima alcuni dettagli – spiegano da Palazzo degli Elefanti – e verificare se, per quanto riguarda alcune società, vi siano margini di miglioramento”. Inoltre, in quest’ottica, diversi rami secchi si potrebbero eliminare trasferendo attività e personale sotto la diretta competenza amministrativa dei dirigenti e dei vari settori comunali.
 

Articolo pubblicato il 27 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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