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Non tutti i partitocrati sono ladri
di Carlo Alberto Tregua

Etica & Valori
 

Tags: Partitocrazia, Corruzione, Etica, Valori



Nell’opinione pubblica si è diffusa la visione che tutti i partitocrati siano ladri. Smentiamo, perché é un errore grossolano sparare nel mucchio. Vi sono deputati e senatori, consiglieri regionali e comunali, componenti di consigli di amministrazione di partecipate pubbliche che sono onesti e capaci, cioè idonei all’incarico che hanno ricevuto.

Il guaio è che insieme a tutti loro ve ne è un’altra parte formata da senzamestiere, egoisti, sfruttatori dei cittadini, corrotti e via enumerando. Il fatto che gli uomini politici onesti e capaci tacciano sulle malefatte dei loro colleghi li rende conniventi. Non sappiamo come la loro coscienza possa lasciarli tranquilli quando nei segreti dei corridoi e delle stanze istituzionali si combinano porcherie di ogni genere che non vengono portate all’opinione pubblica.
E', dunque, vero, che non tutti i partitocrati sono ladri, ma forse è vero che tutti i ladri sono partitocrati, o cercano di diventarlo.    

Questa frase non è nuova. Si diceva negli anni Ottanta a proposito dei socialisti craxiani, non ben inteso quelli di Di Martino, Nenni, Giolitti e tanti altri onest’uomini. Infatti, la frase originale era  non tutti i socialisti sono ladri, ma tutti i ladri sono socialisti.
In oltre trent’anni, come si vede non è cambiato nulla. L’onestà pubblica è messa in secondo piano, l’etica è una sconosciuta, i protagonisti del malaffare sono in prima linea perché con i loro ingarbugli riescono a trascinare nel fango imprenditori, professionisti, sindacalisti ed altri.

Un’arma contro la corruzione dilagante nella Cosa pubblica è la trasparenza, accompagnata dalla digitalizzazione dei procedimenti e dei rapporti con tutti i cittadini e tutte le imprese. Ma essa è contrastata da una parte non insignificante della burocrazia e da un’altra parte non trascurabile di partitocrati.

Se tutto fosse scritto sui siti, nei livelli statale, regionali e comunali, nonché di tutti gli altri Enti pubblici e delle diecimila partecipate, il rischio di emersione della corruzione sarebbe elevatissimo e, quindi, costituirebbe un deterrente contro la stessa. Ma quando corrotto e corruttore pensano di avere un’alta probabilità di farla franca, ci provano, spesso riuscendovi.
 
Il Parlamento ha approvato la legge sul finanziamento lecito dei partiti. Questo è un passo avanti perché rende evidente chi ha effettuato versamenti a loro favore. Tale ufficialità dovrebbe essere estesa alle società di lobbying, come accade a Bruxelles, a New York e in tante altre capitali avanzate.
perché vi sia trasparenza non bastano le leggi: ve ne sono già alcune in vigore L 190/2012 e Dlgs 33/2013 ma occorre che tutto sia scritto sui siti delle rispettive amministrazioni e partecipate. Chi non riporta stipendi, indennità, prebende, pensioni, rimborsi ed altre voci, ha il carbone bagnato. Teme, cioé, l’indignazione della pubblica opinione, soprattutto di quella parte che non sta bene e che è indigente: insomma i deboli e i bisognosi.
 
Sembra molto strano che i Club service, che hanno come loro principale azione umanitaria quella di soccorrere chi ha bisogno, tacciono su questa materia, con ciò rendendosi complici morali di chi commette tali reati.
 
L’Italia delle parole e dei privilegi ha rovinato il presente ed il futuro creando una situazione economica insostenibile, col terzo debito pubblico più alto del mondo, con un crollo del Pil in questa crisi dell’8% (al Sud è del 14%), con l’aumento della forbice fra Nord e Sud, con l’impoverimento di quasi dieci milioni di cittadini su sessanta milioni e con una disoccupazione enorme, soprattutto fra i giovani.
Ma chi paga per questi disastri? E chi si preoccupa di porvi rimedio? Deputati e senatori, consiglieri regionali e comunali, sindaci e assessori, presidenti di Regione e assessori, dipendenti e dirigenti statali, regionali e comunali continuano a percepire i loro ricchi stipendi, mentre i pensionati pubblici continuano a percepire le loro illecite pensioni, perché non corrispondenti ai contributi versati nel periodo lavorativo. La differenza fra l’assegno legittimo e quello percepito la stiamo pagando noi e la pagheranno i nostri figli.
è tempo che la Classe dirigente faccia il suo dovere. Intervenga nella Cosa pubblica e obblighi i responsabili delle Istituzioni a fare quello proprio.

Articolo pubblicato il 28 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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