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Quotidiano di Sicilia

Turisti stranieri poco attratti dall’Isola
di Michele Giuliano

Indagine Confcommercio “Il divario Nord-Sud”: in Sicilia attirati appena il 15% dei visitatori d’oltreconfine di tutta Italia. Manca un’azione congiunta de Regione e Comuni; penalizzante anche l’assenza su Internet

Tags: Confcommercio, Turismo, Indagine, Divario Nord Sud, Stranieri



PALERMO - La Sicilia non attrae i turisti. Soprattutto quelli stranieri. Un paradosso per una regione con una vocazione naturale per il settore turistico dovuta ad un territorio splendido e ampiamente variegato dal punto di vista paesaggistico, dal mare alla montagna, dalle isole al vulcano, e con un patrimonio culturale che non trova pari al mondo, sia per qualità che per quantità di siti da visitare. Eppure solo il 15 per cento del totale delle presenze straniere in Italia trascorre le proprie vacanze sull’Isola, contro una percentuale ben più consistente, di circa il 44 per cento, che sceglie il Nord Est dell’Italia. Si tratta, infatti, di zone che sono andate oltre la propensione industriale del territorio e hanno saputo far fruttare economicamente la bellezza dei luoghi e dei monumenti di cui sono dotati.

Questi i dati impietosi che escono fuori  dall’analisi svolta dall’Ufficio Studi della ConfCommercio, intitolata “Il divario Nord-Sud”, pubblicata recentemente. Una bassissima presenza turistica straniera, quindi, che dimostra come le politiche di sviluppo attuate negli ultimi decenni, che hanno puntato esclusivamente sull’industrializzazione dei territori meridionali, siano state inefficaci e inappropriate per la propensione dell’Isola alle attività terziarie e tra tutte il turismo. Anche le politiche orientate allo sviluppo del settore, spesso finanziate con fondi provenienti dall’Unione Europea, si sono limitate a interventi superficiali, che non hanno risolto se non in minima parte problemi strutturali del territorio. Strutturali in primo luogo nel senso delle infrastrutture di base, quali strade e ferrovie, ormai desuete, in cattive condizioni praticamente su tutto il territorio, con picchi in negativo se dalle coste ci si muove verso l’interno.
 
Strutturali, però, anche nel senso della mancanza di una coscienza da parte degli operatori delle potenzialità infinite del territorio e di come queste possano essere sfruttate in maniera moderna ed efficiente, muovendosi in più direzioni, dalla promozione tradizionale e sui mezzi tecnologicamente avanzati come social network e web, all’organizzazione di manifestazioni tematiche legate alle specialità enogastronomiche, alla valorizzazione e conservazione del patrimonio culturale ricco di millenni di storia.
Bisognerebbe, sostengono dalla ConfCommercio, potenziare la filiera del settore turistico e dell’accoglienza adottando, in senso positivo, quelle logiche che sono tipiche dell’efficienza industriale, così da realizzare anche nel comparto del turismo quei vantaggi comparati, in termini di maggiore produttività, che consentirebbero a questo segmento di trasformarsi in un autentico motore di sviluppo.
A dimostrazione di come questo problema sia ormai cronico è la flessione del dato delle presenze straniere nel periodo che va dal 1998 ed il 2012. In questo periodo infatti le presenze sono diminuite di circa un punto percentuale, e in nulla sono riuscite le moltissime azioni intraprese dagli Enti Pubblici regionali, nazionali ed europei nel tentativo di frenare questo ulteriore calo dei dati già sconfortanti.
 


L’approfondimento - Sempre meno i turisti “fai da te”
 
La Sicilia perde il treno dell’ultima frontiera del turismo: il viaggiatore indipendente, che organizza il viaggio via Internet, consulta le recensioni sul Web, snobba i tour operator e si muove in maniera autonoma per la prenotazione di voli e soggiorni.
La Sicilia, nonostante un territorio magnifico sia dal punto di vista paesaggistico che culturale, con una popolazione amichevole e cordiale e con una tradizione culinaria invidiabile, sia come cucina da ristorante che come street food, non riesce ad entrare nelle grazie del turista fai-da-te. Vari i motivi di questo disamore. In primo luogo, la deficitaria rete viaria e ferroviaria, manchevole sia nel senso della qualità del servizio che come raggiungibilità delle diverse provincie, soprattutto le più interne.
Ancora, la scarsa diffusione degli ostelli, presenti soltanto nelle città più grandi, sostituiti altrove da B&B, più cari dei primi e comunque gestiti a livello familiare, spesso, senza una adeguata preparazione soprattutto nell’uso dell’inglese per l’accoglienza del cliente straniero. Il problema prezzi si presenta soprattutto in estate, quando i costi crescono a dismisura, in maniera non proporzionale al servizio effettivamente offerto. Stesso problema con i ristoranti, in cui i menù turistici sono spesso di qualità non eccelsa e comunque risicati nelle quantità. (mg)

Articolo pubblicato il 29 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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