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Export, in Sicilia cresce il numero di soggetti ma il valore economico retrocede ancora
di Oriana Sipala

Roberto Luongo: “L’Agenzia Ice contribuisce a risollevare la situazione mediante le iniziative del progetto Export Sud”. Nel primo trimestre 2014 rispetto all’anno precedente perdite maggiori ad Agrigento (-48,1%) ed Enna (-27,4%)

Tags: Export, Sicilia, Roberto Luongo, Agenzia Ide, Export Sud, Perdite



PALERMO - Studiare l’andamento delle esportazioni è un modo per testare la temperatura dell’economia locale e nazionale. E proprio per capire se in Italia la febbre della crisi sia scesa oppure no, a proposito delle esportazioni, vogliamo rendere noti i dati diffusi dall’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) e dal suo 28° rapporto intitolato “L’Italia nell’economia internazionale 2013-2014”. Da tale studio emerge che le esportazioni italiane di merci hanno subìto nel 2013 una leggera flessione (-0,1%), dovuta principalmente a un andamento negativo delle vendite destinate al mercato europeo, ancora caratterizzato da una domanda stagnante. Il leggero calo evidenziato, però, è da interpretare come un dato positivo rispetto alla lunga tendenza decrescente che ha riguardato in questi anni le esportazioni.

Registra invece un significativo segno più, nel 2013, il numero degli esportatori italiani, e siciliani in particolare, il quale è tornato ai livelli pre-crisi. A livello nazionale si è raggiunto un numero record di 211.756 unità, 2.666 in più rispetto al 2012. Questo incremento è stato determinato soprattutto dall’aumento del numero dei micro-esportatori (con fatturato estero inferiore ai 75 mila euro), cresciuti di 17 mila unità dal 2004 al 2013, cui non ha tuttavia corrisposto un aumento del peso delle loro esportazioni sul totale (fermo allo 0,6%). In altre parole, cresce il numero degli esportatori, ma non quello delle esportazioni.
 
In questo quadro, la Sicilia non fa eccezione: anche qui gli esportatori sono aumentati, e di parecchio (nel 2013 sale di oltre 200 imprese il contingente degli esportatori dell’Isola), ma tale aumento non ha comportato un incremento del valore delle esportazioni, che anzi è diminuito. Sempre nel 2013, tale valore ha superato di poco gli 11 miliardi di euro, facendo registrare un calo del 14,8% rispetto all’anno precedente. Quello del 2013 è comunque il secondo miglior risultato del decennio, dopo quello del 2012, e fa seguito a tre anni consecutivi di forte crescita. L’incidenza dell’export siciliano sul totale delle vendite all’estero dell’Italia è scesa di 0,5 punti, attestandosi sul 2,9%. Nella tabella a fianco riportiamo i valori delle esportazioni nelle nove province siciliane, dove la situazione, come si vede, è abbastanza diversificata, con cifre altissime per esempio a Siracusa, e tassi minimi a Enna, e con variazioni negative particolarmente accentuate ad Agrigento (-48,1%) ed Enna (-27,4%) e impennate record a Caltanissetta (+61,6%) e Palermo (+35,4%).
 
A commentare la situazione siciliana è Roberto Luongo, direttore generale dell’Agenzia Ice: “Con 4.347 operatori all’esportazione la Sicilia ha conquistato la 12° posizione nella graduatoria nazionale, dopo la Liguria e prima del Trentino Alto-Adige. Gli operatori siciliani sono cresciuti del 5,2%, quarto tasso d’incremento in Italia. Si tratta di un risultato positivo sulla strada di un maggiore inserimento dell’economia siciliana sui mercati internazionali, cui l’Agenzia Ice sta contribuendo con le iniziative del Progetto Export Sud”.
 

 
Analisi per settori - Giù chimico (-26,2%)  e petrolifero (-12,7%), su l’alimentare (+12)
 
Quanto all’andamento delle esportazioni nei diversi settori, bisogna dire che alcuni sono più trainanti di altri. Incrementi significativi si sono avuti nel settore dei prodotti chimici (+7,5%), in quello dei prodotti per l’agricoltura, silvicoltura e pesca (+7,1%) e in quello dei computer, apparecchi elettronici e ottici (12,9%). In altri settori, però, le esportazioni siciliane sono colate a picco: il giro d’affari dei prodotti petroliferi raffinati, per esempio, si è attestato a quota 7,6 miliardi di euro, perdendo il 22% rispetto al 2012. Su questo dato ha verosimilmente inciso la sospensione delle attività della raffineria di Gela.
I dati sul primo trimestre del 2014 confermano la tendenza negativa, con una diminuzione del 16,1% delle esportazioni rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. È continuata la crescita di prodotti dell'agricoltura, pesca e silvicoltura (+2,7%) cui si è accompagnato l'aumento relativo ai prodotti alimentari (+12,6%). In netto calo sono risultate le vendite di coke e prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio, scese ancora del 17,9%, a quota 1,5 miliardi di euro, e quelle di sostanze e prodotti chimici (-26,2%).

Articolo pubblicato il 30 agosto 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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