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Il disordine pubblico regna nelle città siciliane
di Rosario Battiato

Viabilità, criminalità, urbanistica, commercio: tanto personale che sembra insufficiente e cittadini lasciati da soli. Vigili imboscati, sicurezza negata. Creare nuovi agenti con la mobilità dei dipendenti

Tags: Sicurezza, Viabilità, Criminalità, Urbanistica, Commercio



PALERMO - Lungo le strade delle città siciliane non è affatto scontato sentirsi sicuri e protetti. Negli ultimi anni la sicurezza pubblica è sempre meno garantita, non soltanto perché la microcriminalità è aumentata con l’acuirsi della recessione economica, ma anche e soprattutto perché gli Enti locali non sono in grado di gestire il settore con efficienza. La scusa della crisi e della conseguente impossibilità di fare nuove assunzioni non regge: i sindaci potrebbero servirsi del personale che affolla gli uffici comunali, spingerli a lavorare fuori dalle quattro mura del municipio, così da potenziare i controlli e da garantire a tanto agognata sicurezza. A Catania si sta attuando questa politica: lo scorso aprile, infatti, il corpo dei vigili urbani ha accolto 40 dipendenti comunali. Adesso spetta alle altre città seguire l’esempio. Quanto tempo ci metteranno?

Articolo pubblicato il 03 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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