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Fincantieri, c'è il decreto della Regione
di Rosario Battiato

Il dipartimento delle Attività produttive ha bloccato le procedure per i due bacini di carenaggio da 52mila e 19mila tonnellate. Sarà realizzata una sola struttura di riparazione molto più grande con circa 50 milioni di euro

Tags: Fincantieri, Palermo



PALERMO – C’è voluto qualche mese di pausa dagli accordi dello scorso maggio, ma si sono finalmente fermate la procedura per i lavori di ristrutturazione dei bacini di carenaggio da 52mila e 19mila tonnellate nel porto di Palermo, a supporto della Fincantieri. La Regione ha deciso di ritirare i provvedimenti con i quali aveva aggiudicato le due gare per un importo complessivo di 50 milioni di euro. Una scelta che dovrebbe finalmente sgomberare il percorso per il bacino di carenaggio da 80-90mila tonnellate per il quale Fincantieri aveva garantito già nel settembre dello scorso anno un finanziamento da 35 milioni di euro.

Lo scorso maggio le somme che erano state destinate alla ristrutturazione dei due bacini di carenaggio da 52 e 19mila tonnellate, ritenuti giustamente obsoleti, erano state revocate e puntate verso la realizzazione del grande progetto del bacino da 80mila. Un protocollo firmato e la promessa, da parte della Regione, di un tavolo immediato al Mise per attivare l’accordo di programma e far così partire il project financing per la costruzione. Tuttavia la data della firma del protocollo in Regione era “casualmente” capitata appena tre giorni prima delle elezioni europee e, infatti, messi in saccoccia gli ottimi risultati di quell’elezione, la situazione è stata pacificamente accantonata.
 
A giugno i sindacati si chiedevano che fine avesse fatto l’accordo, e per l’occasione avevano scritto una lettera di rimostranze a Rosario Crocetta e Linda Vancheri. Il 17 giugno c’era stato un ulteriore incontro al Mise con le istituzioni locali e la Fincantieri, ma senza la presenza dei sindacalisti. E comunque senza nessun annuncio rivoluzionario che lasciasse intendere un’imminente conclusione della vicenda. Poi di nuovo lunghi mesi di assenza fino alla notizia, pubblicata sul sito del dipartimento delle Attività produttive della Regione, del decreto del dirigente generale Alessandro Ferrara che ha avviato il procedimento di ritiro dei provvedimenti di aggiudicazione delle “procedure di affidamento dei lavori dei servizi di ristrutturazione dei bacini di carenaggio di 19mila e 52mila tonnellate ubicati nel porto di Palermo”. Il termine di conclusione di questa operazione è previsto entro i 120 giorni.

Le ultime fasi di questo accidentato percorso sono tutte riepilogate nel decreto del 28 agosto scorso. La direttiva assessoriale del 19 maggio comunicava al dirigente generale del dipartimento “gli interventi e le strategie da seguire per il necessario rilancio della cantieristica navale di Palermo” e preparava la successiva nota dell’assessore delle Attività produttive, datata 24 giugno, indirizzata al viceministro e al sottosegretario di Stato del Mise, in cui spiegava l’”esigenza” di procedere a un accordo di programma finalizzato alla realizzazione di un bacino di carenaggio nel porto di Palermo, delle dimensioni di 80/90 mila tonnellate, in sostituzione dei due bacini galleggianti esistenti”.
 
L’ultimo atto si è consumato con la nota della presidenza della Regione, dipartimento della Programmazione, che lo scorso 9 luglio ha illustrato il percorso amministrativo e contabile “necessario per la realizzazione del bacino di carenaggio” in sostituzione dei due manufatti esistenti e nella quale si dà atto che la “determinazione finale sulle risorse da reimpiegare spetta alla Giunta regionale di governo”.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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