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Catania - Anfiteatro: una "tragicommedia". Cancelli chiusi proprio ad agosto
di Melania Tanteri

Un cartello (ma solo in italiano) giustifica: “problemi organizzativi”. I commercianti infuriati. Piazza Stesicoro: il sito archeologico ha enormi potenzialità ma resta trascurato

Tags: Catania, Anfiteatro, Turismo



CATANIA - Un’occasione mancata. È quella rappresentata dal patrimonio culturale, archeologico e non, della città di Catania, ancora sottovalutato e sottoutilizzato nonostante i proclami delle amministrazioni che si sono succedute negli anni. E, sebbene una timida svolta vi sia stata quest’anno, con la squadra di governo guidata da Enzo Bianco che, ad esempio per quanto riguarda i siti museali comunali, ha prolungato l’orario di apertura per tutta la giornata proprio per agevolare le visite da parte dei turisti, rimane ancora molto da fare per rendere più appetibile Catania ma, soprattutto, valorizzarne un patrimonio unico.

Accanto a importanti iniziative, spesso realizzate grazie alla collaborazione e all’interessamento di realtà private – come ad esempio la gestione del Monastero dei Benedettini – rimangono ancora dei vuoti da riempire e molto lavoro da fare. In questo senso, quanto accaduto quest’estate intorno all’Anfiteatro romano di piazza Stesicoro, risulta emblematico.

Riconosciuto un po’ dappertutto come uno dei beni più importanti presenti nella città etnea, ma soprattutto inserito in tutte le guide turistiche sulla Sicilia, il bene romano continua a essere trattato dalle istituzioni come una qualsiasi parte della città. Addirittura, nel mese di agosto, per antonomasia il periodo in cui si registrano i maggiori afflussi turistici, l’Anfiteatro è rimasto chiuso.

Un inconveniente, si potrebbe pensare. Di certo non è la prima volta che una delle maggiori attrazioni di una città, qualsiasi essa sia, rimane interdetto alle visite per un motivo o per un altro. Quello che però è accaduto a Catania ha dell’incredibile. I cartelli posti per segnalare la chiusura del sito, infatti, sono stati realizzati solo in italiano.

Un dettaglio che ha mobilitato immediatamente alcuni commercianti del centro storico, in particolare quelli che gravitano intorno al Centro commerciale naturale di via Etnea, che hanno deciso di affiancare alla segnaletica realizzata nella lingua di Dante, altri cartelli in lingue diverse dall’idioma italico.

“La vicenda dell’Anfiteatro è stata una tragicommedia – spiega Domenico Ferraguto, presidente del Centro commerciale naturale Etnea. Non solo il bene è stato chiuso “per problemi organizzativi”, recitava il cartello, a metà del mese di agosto – racconta – cosa che, già da sola, rappresenta un brutto biglietto da visita nei confronti dei turisti; ma, quello che è stato posizionato erano solo in lingua italiana. Per questo – continua – abbiamo deciso, con alcuni colleghi, di aggiungere un cartello in inglese, russo, tedesco e spagnolo e abbiamo potuto rilevare che la gente comprendeva quello che stava succedendo”.

Secondo Ferraguto, l’Anfiteatro romano, per come è gestito adesso, sarebbe più tattico che strategico. “Non ci sono guide, custodi preparati per dare informazione né cura del bene e della comunicazione relativa. Un atteggiamento che deve cambiare – conclude – perché è impensabile che una struttura pubblica non sia valorizzata al massimo delle sue potenzialità”. Per migliorarne visibilità e fruibilità, anche qualcun altro, però, si è mosso. La Fondazione Marilù Tregua, ad esempio, e il Quotidiano di Sicilia, avevano avanzato una proposta – e destinato adeguati fondi – per illuminare l’anfiteatro di sera e agevolare la conoscenza del sito romano. Proposta rimasta, almeno per il momento, sul tavolo di assessore e dg regionali, nonché del soprintendente di Catania, muti e sordi.

Articolo pubblicato il 05 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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