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Impregilo: costruiamo il Ponte e niente penali
di Rosario Battiato

L’offerta irrinunciabile dell’ad di Salini Impregilo a Renzi: la grande occasione per rimediare all’errore di Monti. Dopo le ricostruzioni dei giorni scorsi arriva un altro scatto per il cassetto dei desideri siciliani

Tags: Ponte Sullo Stretto, Matteo Renzi



PALERMO – Una riconosciuta regola del romanzo giallo, attribuita ad Agatha Christie, dice che “un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova”. L’ennesimo indizio che il Ponte sta tornando lentamente nei pensieri dell’esecutivo, dopo le ricostruzioni giornalistiche e le dichiarazioni di politici locali, è giunto dalle autorevoli parole di Pietro Salini, ad di Salini Impregilo, che ha spiegato al premier di essere disponibile a rinunciare alle penali per la mancata realizzazione. Tuttavia per dimostrare che la volontà è vera e genuina ci vorrà ancora del tempo. Quando si parla di questa infrastruttura in particolare è meglio usare cautela che rimbambire nell’illusione.

“Mi auguro e spero che Renzi riapra il dossier”. Pietro Salini ha dialogato col premier Renzi senza lesinare i riferimenti al Ponte sullo Stretto, riepilogando numeri importanti per un’opera da studiare e approfondire senza velleità ideologiche. “Si tratta di almeno 40mila posti di lavoro in un’area a forte disoccupazione e di un’opera a basso contributo pubblico rispetto a quello privato: piuttosto che affrontare importanti spese per le penali, perché non fare il Ponte?”. Il ragionamento di Salini non fa una piega – l’abbiamo più volte ribadito anche in queste pagine – e si basa semplicemente sul buon senso che porterebbe a evitare il pagamento di penali da circa un miliardo di euro a fronte di un’infrastruttura che potrebbe essere realizzata con l’ausilio di capitali privati.

Lo scorso anno il governo Monti decise di non presentare il decreto di proroga del termine perentorio del primo marzo 2013 entro il quale Stretto di Messina SpA (concessionaria pubblica) e il General Contractor Eurolink (capeggiato da Impregilo) avrebbero dovuto presentare l’atto aggiuntivo al contratto vigente, sospeso con il decreto sviluppo-bis n. 179/2012, convertito nella legge 221/2012. Adesso si deve superare tutto questo, anche se non sarà semplice. “Sia chiaro che cancellare un contratto per legge non può succedere in nessun Paese, ma tra incassi Irpef, Inps, volano delle nuove assunzioni e risparmio delle penali e dei sussidi di disoccupazione il Ponte ‘vale’ 4,5 miliardi, dei quali meno di 1,5 a carico dello Stato”.

Sul punto è tornato Altero Matteoli, ex ministro alle Infrastrutture del governo Berlusconi tra il 2008 e il 2011 e adesso presidente della Commissione lavori pubblici, che per il Ponte ha sempre nutrito una passione speciale. “Salini fa al governo una proposta seria e generosa, - ha spiegato - quella di rinunciare alle penali che equivalgono quasi al peso finanziario che lo Stato dovrebbe assumersi per la costruzione del Ponte sullo Stretto e la fa, probabilmente, soprattutto per un più che legittimo interesse imprenditoriale. Il governo dovrebbe approfittarne per perseguire l’interesse generale e per rimediare ad un madornale errore di Monti”.
 
Anche in questo caso il ragionamento non fa una piega: il Ponte sarebbe il tassello mancante del corridoio europeo Helsinki - La Valletta. “Mi auguro che Renzi rimedi all’errore di Monti che archiviò il Ponte con una scelta avventata e scellerata. Nel 2008 il governo Berlusconi tolse il manufatto dal limbo in cui lo aveva cacciato Prodi, allo stesso modo, se c’è la volontà politica – ha concluso Matteoli - è possibile riprendere il lavoro da dove lo avevamo lasciato noi, quando i cantieri del Ponte stavano per aprirsi”.

Articolo pubblicato il 20 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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