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Stress idrico mondiale, strategie per ridurlo evitando catastrofi
di Bartolomeo Buscema

Un utilizzo più parsimonioso dei consumi domestici consentirebbe di soddisfare il fabbisogno al 2050. Sei raccomandazioni, quattro delle quali da attuare subito, o la penuria crescerà

Tags: Nature Geoscience, Acqua



CATANIA - Secondo una ricerca pubblicata su Nature Geoscience, un utilizzo più parsimonioso nel consumo domestico di acqua, unitamente ad altre “piccole” pratiche virtuose (chiudere il rubinetto quando ci si lava i denti), permetterebbe di soddisfare il fabbisogno idrico globale entro il 2050.

È quanto sostengono i ricercatori dott. Yoshihide Wada del Dipartimento di Geografia fisica presso l’Università di Utrecht (Paesi Bassi) e dal Prof. Tom Gleeson, del Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università di McGill (Montreal, Canada), i quali evidenziano che la penuria d'acqua non è un problema che riguarda solo i Paesi in via di sviluppo. In California, per esempio, si sta proponendo un piano di emergenza per il rifornimento idrico di ben 7,5 miliardi di dollari.

Sicuramente il consumo domestico è rilevante, ma molta acqua è utilizzata per irrigare, per i processi produttivi industriali, come quella della carta assorbente, che richiedono ingenti quantità generalmente provenienti dai fiumi.
E poi c’è la produzione di cibo. Un dato per tutti: per aver sul nostro tavolo una bistecca di carne da 200 grammi sono necessari circa 3800 litri d’acqua.

Non sono certamente da trascurare i cambiamenti climatici che sempre più rendono alcune zone del pianeta aride, altre soggette incredibili inondazioni. Uno scenario che non è certamente confortante con il quale devono fare i conti circa un terzo della popolazione mondiale. E se lo sfruttamento delle risorse idriche continuerà con il ritmo attuale, entro la fine del secolo, secondo stime di enti affidabili, la mancanza d’acqua potrebbe colpire più della metà della popolazione mondiale.
Un quadro negativo che potrebbe essere migliorato notevolmente se si adottassero, per i prossimi trentacinque anni, le sei strategie individuate nello studio citato che mirano a una più efficiente gestione piuttosto che sull’aumento della sua disponibilità.

Tra le strategie “soft” ci sono l'introduzione di nuove tecniche di coltura, unitamente ad una maggiore efficienza dei nutrienti agricoli; il miglioramento dei sistemi d’irrigazione gestiti tramite sistemi computerizzati; l'utilizzo consapevole e  parsimonioso del consumo di acqua nelle abitazioni e nell’industria; la limitazione nel tasso di crescita della popolazione mondiale (da mantenere entro il 2050 sotto gli 8,5 miliardi).

Invece, per le linee strategiche “hard”, i ricercatori propongono l’aumento dello stoccaggio di acqua nei serbatoi e la desalinizzazione dell'acqua di mare (come avviene già in alcune zone della Sicilia da anni) .

Infine, gli scienziati hanno calcolato che se solo quattro di queste strategie suggerite fossero adottate  subito e contemporaneamente, si potrebbe stabilizzare il numero di persone che nel mondo hanno problemi di stress idrico. Diversamente, aggiungono, se stiamo con le mani in mano, o meglio se si continuerà con il modello di sviluppo “business as usual”, il numero di persone che patiscono la penuria d’acqua non potrà che crescere.

Articolo pubblicato il 25 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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