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Palermo - La Favorita come Central park? Per il momento è solo un'utopia
di Gaspare Ingargiola

Carenze infrastrutturali e difficoltà burocratiche hanno prodotto enormi disagi per gli automobilisti. Amministrazione Orlando costretta a sospendere il progetto pedonalizzazione

Tags: Palermo, Favorita, Leoluca Orlando



PALERMO – Doveva essere il fiore all’occhiello di questa amministrazione, diventare “come il Central park di New York”, il suo rilancio doveva essere paragonabile a quello del Teatro Massimo durante il precedente mandato di Leoluca Orlando. Di parole sulla pedonalizzazione della Favorita ne sono state spese tante, ma finora il tutto si è rivelato soltanto un grande flop. “Ci abbiamo sbattuto la faccia”, ha ammesso il sindaco in aula durante la discussione della sua relazione annuale.

Già a giugno, durante il mese e mezzo di sperimentazione della chiusura parziale di viale Diana e viale Ercole (dal cancello del Chiusino a piazzale Matrimoni) durante i weekend, sull’amministrazione attiva era piovuta una messe di critiche legata alla difficoltà di raggiungere Mondello attraverso una viabilità alternativa. Eppure Orlando si diceva convinto che la novità “prima o poi sarebbe piaciuta ai palermitani”.

Ma cosa non ha funzionato? Viale dell’Olimpo e il quartiere Pallavicino sono risultati troppo intasati di traffico, con automobilisti bloccati per ore nel tentativo di raggiungere o tornare dalla borgata marinara. Poco dopo l’avvio della sperimentazione la giunta aveva già dovuto compiere una parziale retromarcia concedendo una riapertura di tre ore a pranzo. Era emersa in particolare l’assenza di infrastrutture, come una nuova strada che bypassi viale del Fante riallacciandosi direttamente a Pallavicino. Strada che peraltro costerebbe parecchio e che dovrebbe superare i rilievi della Sovrintendenza e dell’Assessorato regionale all’Ambiente.

L’altro ostacolo è di natura burocratica. Tecnicamente la Favorita è una “preriserva” gestita dai Rangers e dalla Regione. Il Comune intende chiedere a Palazzo d’Orleans di riconvertirla in un “parco urbano e agricolo” affidandone la gestione diretta a Palazzo delle Aquile. È questo uno dei compiti che il Professore ha assegnato all’assessore al Verde Giuseppe Raimondo quando lo ha nominato al posto di Giuseppe Barbera, che per la Favorita aveva pensato a un progetto ben diverso, fondato sul recupero dei suoi tesori storici, biologici e agricoli.
 
Attraverso una serie di incontri aperti alla cittadinanza e il sostegno tecnico di un team di esperti Barbera stava studiando un’intesa con la Regione che partisse dalle pedonalizzazioni e dal rilancio dei giardini storici e delle zone verdi attorno a Villa Niscemi, Città dei Ragazzi, Museo Pitrè e Palazzina Cinese, per poi passare al restauro dei muri antichi e delle ville storiche, al ritorno degli agricoltori per la rinascita degli agrumeti, all’avvio di piccole attività ecosostenibili come chioschetti di frutta biologica, all’inaugurazione di piste ciclabili, aree giochi e relax, di aree per la sgambatura dei cani, di itinerari naturalistici per turisti. Per Barbera “una volta effettuati questi interventi la chiusura della Favorita avrebbe avuto un senso diverso ma al Comune sembrano aver dimenticato tutto il mio lavoro”.

Per capire quali saranno le prossime mosse bisognerà attendere l’incontro tra Raimondo e il nuovo assessore regionale all’Ambiente, Piergiorgio Gerratana, che si è insediato da poco al posto di Mariarita Sgarlata, coinvolta nel “caso piscina”.
“Abbiamo  più volte denunciato – ha scritto in una nota il consigliere comunale di Idv, Filippo Occhipinti – i disagi che la chiusura della Favorita ha creato ai palermitani. Dopo  avere fatto soffrire i cittadini, costretti ogni weekend di giugno a fare  la sauna in interminabili e snervanti file in auto da e per Mondello, l’amministrazione ha capito finalmente che la chiusura è impossibile e non la riproporrà più. Ci auguriamo anche che il viale che conduce alla Palazzina Cinese e a Pallavicino venga riaperto subito. La Favorita si recupera con il rilancio delle zone verdi interne, rendendole fruibili a podisti, ciclisti e famiglie”.

“Inoltre – ha concluso Occhipinti - è necessario che il parco venga gestito dal Comune e non dalla Regione, fin qui inconcludente e inefficiente. Basti pensare allo stato di abbandono in cui versano la zona della ex colonia comunale e i viali interni”.

Articolo pubblicato il 26 settembre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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