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Rischio industriale, presenza strisciante
di Rosario Battiato

Dopo l’incendio nella raffineria di Milazzo torna la grande paura di coloro che vivono nelle aree con stabilimenti. Dal 1999 al 2011 l’Arpa ha registrato 87 incidenti rilevanti negli impianti dell’Isola, quasi 7 all’anno

Tags: Milazzo, Raffineria Di Milazzo



PALERMO – L'incendio nella Raffineria di Milazzo ha riattivato timori e perplessità sul diffuso rischio industriale presente nell'Isola. L'Ispra ha censito in Sicilia 74 impianti industriali a rischio d'incidente rilevante, quinto dato nazionale, distribuiti su 34 comuni. Per queste particolari attività produttive, l'Ue ha imposto direttive molto precise per evitare effetti nefasti sulla popolazione. Eppure non sempre chi dovrebbe vigilare e monitorare la situazione è all'altezza del compito assegnato.

Gli stabilimenti a rischio di incidente rilevante non sono soltanto le raffinerie. La definizione è assai più ampia e comprende piccole, medie e grandi, industrie sia di processo che manifatturiere. La loro particolarità consiste nel compimento di attività che richiedono l’utilizzo e quindi stoccaggio di importanti quantitativi di sostanze, considerate pericolose perché tossiche, infiammabili, esplosive.  Azioni potenzialmente rischiose, perché esposte all'eventualità di incidenti gravi.

A tal proposito, a livello comunitario esistono diverse direttive per proteggere la popolazione. La prima (82/501/CEE) fu chiamata Seveso dal nome del comune della bassa Brianza dove si era verificato un noto incidente industriale. Una direttiva che avrebbe avuto altri due aggiornamenti con la Seveso II, attualmente in vigore, e la Seveso III che sarà operativa dal 2015. L'Ue, insomma, ha posto delle regole sempre più vincolanti per il controllo e la sicurezza degli impianti, ma non sempre i livelli richiesti sono rispettati.

L'ultimo rapporto di Legambiente sul rischio industriale ha analizzato la situazione che riguarda la gestione del rischio da parte dei comuni. Al questionario dell'associazione del Cigno, rivolto a tutte le amministrazioni che ospitano impianti sul loro territorio, hanno risposto soltanto 6 comuni siciliani su 34, cioè il 18% del totale. Un risultato che comunque serve a comprendere l'effettiva attenzione che gli enti locali assegnano al rischio industriale. E il quadro si fa più preoccupante dopo aver analizzato le risposte.

Soltanto il 50% dei comuni isolani ha individuato strutture vulnerabili e/o sensibili nelle aree di danno, e la stessa percentuale ha operato diffondendo le informazioni sull'emergenza e attuando collaborazioni con le associazioni di volontariato. La trasmissione dati di attività informative al fine di integrare il Ppe (piano di emergenza esterno) ha riguardato l'83% dei comuni, mentre soltanto il 50% ha effettuato esercitazioni e il 17% esercitazioni con il coinvolgimento della cittadinanza. Tra i comuni più “arretrati” c'è proprio Catania che in queste cinque attività prioritarie si è limitata alla campagna informativa.

Eppure gli incidenti ci sono. Nell'ultimo aggiornamento dell'Arpa in materia si spiega che si intende per incidente rilevante “un evento quale un'emissione, un incendio o un'esplosione di grande entità, dovuto a sviluppi incontrollati che si verificano durante l'attività di uno stabilimento” e “che dia luogo ad un pericolo grave, immediato o differito, per la salute umana o per l'ambiente, all'interno o all'esterno dello stabilimento, e in cui intervengano una o più sostanze pericolose”.

Dai dati del 2011, gli ultimi disponibili, si riporta la presenza di 6 incidenti rilevanti, concentrati “nei grandi stabilimenti industriali, coincidenti con i principali poli produttivi dell’isola, e in particolar modo nelle aree ad elevato rischio di crisi ambientale di Siracusa”. La tipologia degli eventi incidentali ha riguardato esplosioni e conseguenti rilasci (2 incidenti) e incendi (4 incidenti). Dal 1999 al 2011 sono stati complessivamente censiti 87 incidenti, cioè 6,6 all'anno.

Articolo pubblicato il 04 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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