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Catania - Tra violazioni e dissesti occultati il “buco” nel bilancio comunale
di Antonio Condorelli

Sei anni di amministrazione al vaglio della magistratura. L’accusa principale: abuso d’ufficio aggravato. Oggi l’udienza del processo. Saranno esposte le ragioni dei 17 indagati

Tags: Catania, Bilancio, Umberto Scapagnini, Antonino D’Asero, Francesco Caruso, Gaetano Tafuri, Vincenzo Castorina, Francesco Bruno



CATANIA - Le ragioni dei diciassette indagati per il buco di bilancio che ha messo in ginocchio la città, saranno esposte oggi dai relativi difensori davanti al Gup che deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio avanzata recentemente dai magistrati della Procura etnea. Non sarà presente in sala il diciottesimo degli indagati, Gaetano Tafuri, ex assessore al bilancio diventato attualmente commissario governativo della Ferrovia Circumetnea: ha scelto il rito immediato e comparirà davanti ai giudici il prossimo 26 novembre.

Ben sei anni di amministrazione comunale sono al vaglio della magistratura e a leggere la richiesta di rinvio a giudizio sembra proprio che la gestione della burocrazia sia stata scandita da numerose irregolarità, le stesse che oggi stanno alla base dei vari reati contestati.

Abuso d’ufficio aggravato e continuato in concorso: è il capo d’imputazione principale che riguarda specificamente l’ex sindaco Umberto Scapagnini, i due ex ragionieri generali Vincenzo Castorina e Francesco Bruno, i tre ex assessori al Bilancio Antonino D’Asero, Francesco Caruso e Gaetano Tafuri e tutti gli altri indagati perché ex componenti della giunta. Tutti nella qualità di pubblici ufficiali avrebbero agito “in contrasto con i principi di veridicità, pareggio finanziario ed attendibilità enunciati dagli artt. 151 e 162 del Testo Unico Enti Locali (Tuel)” ponendo in essere una “cospicua serie di violazioni di legge nelle procedure di approvazione e gestione del bilancio, rendicontazione, riaccertamento dei residui e formazione delle passività fuori bilancio che determinavano un sostanziale occultamento del disavanzo” tutto ciò allo scopo di evitare che si procedesse allo scioglimento del Consiglio comunale per la mancata adozione dei provvedimenti di salvaguardia degli equilibri di bilancio (art 193 Tuel) e che venisse dichiarato lo stato di dissesto finanziario del Comune di Catania, “evenienza questa che avrebbe determinato le decadenze ed incompatibilità per gli amministratori ritenuti responsabili dei danni ed il conseguente irreparabile pregiudizio della loro attività politica od amministrativa”. In questo modo attraverso numerose violazioni di legge i diciotto indagati si sarebbero procurati “un ingiusto vantaggio patrimoniale connesso al permanere, pur in presenza di una situazione di dissesto, negli incarichi e nelle funzioni rispettivamente coperte”.

Il disegno criminoso degli indagati, secondo la Procura, si attuerebbe attraverso un iter burocratico ricco di irregolarità. Si comincia con l’utilizzo dell’avanzo di amministrazione 2002 “destinandolo al finanziamento di generiche spesi correnti (violazione art 187 Tuel)”, per proseguire con la violazione di altri due articoli del Tuel (151 comma 1 e 162 comma 5) al momento delle approvazioni “con forte ritardo” dei bilanci di previsione del 2003, 2004, 2005, 2006 e 2007, “alterando in modo irreversibile il ciclo di programmazione e rendendo impossibile elaborare un’effettiva gestione finanziaria”.
Le contestazioni all’operato degli indagati continuano con la “contabilizzazione della gestione dei residui in modo non attendibile, così facendo formalmente risultare una situazione finanziaria inesistente (violazione art 151 Tuel)”.

I risultati complessivi di bilancio ed i flussi di cassa sarebbero stati alterati imputando alla voce “Servizi per conto terzi” entrate e spese che avrebbero dovuto trovare altra collocazione. In questo modo venivano emessi mandati di pagamento senza copertura negli ordinari stanziamenti di bilancio. E poi i rendiconti cioè i documenti che dopo i ritardi dei bilanci di previsione, dovevano tirare le somme su entrate e uscite, tutti approvati con ritardi biblici dal 2003 al 2006. Se il termine massimo stabilito dall’art 227 del Tuel per l’approvazione del rendiconto di bilancio è il 30 aprile dell’anno successivo a quello d’esercizio, nel comune di Catania il rendiconto del 2003 veniva approvato con cinque mesi di ritardo il 23.11.2004; il rendiconto 2004  con quasi un anno di ritardo il 10.3.2006; il rendiconto del 2005 arrivava in aula il 28.11.2006 con un ritardo di 5 mesi e quello del 2006 veniva approvato addirittura il 23.2.2008: dieci mesi di ritardo.

Articolo pubblicato il 13 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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