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Stallo del mercato immobiliare. Colpito il Sud, tranne Palermo
di Oriana Sipala

Il capoluogo siciliano supera le grandi città cosmopolite d’Italia nella compravendita del mattone. Il calo complessivo a livello nazionale è del -3,6% rispetto al -7,6 del 2013

Tags: Economia, Crisi, Mercato Immobiliare, Istat



PALERMO - Salvo qualche particolare eccezione, che tra l’altro si spiega con delle cause ben precise, il mercato immobiliare si trova ormai da tempo in una situazione di stallo. Ce lo confermano, ancora una volta, i dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate, che vengono aggiornati trimestralmente. L’ultimo periodo preso in esame dall’Osservatorio è il secondo trimestre 2014. In particolare, dal rapporto pubblicato lo scorso 25 settembre si evince un andamento negativo delle compravendite in tutti i settori immobiliari, ad eccezione di quello produttivo, sebbene si tratti di una flessione più contenuta rispetto al secondo trimestre 2013. Il calo complessivo, a livello nazionale, si attesta a -3,6%, contro il -7,6% dell’anno precedente.

Il primo trimestre dell’anno, invece, aveva presentato un andamento positivo del mercato immobiliare, registrando un +1,6%. Tale fenomeno però ha una spiegazione ben precisa ed è imputabile in larga parte al rinvio dei rogiti ai primi mesi del 2014, cosicché ci si potesse avvalere del più vantaggioso regime delle imposte di registro, ipotecaria e catastale, in vigore dal 1° gennaio 2014. Nel secondo trimestre, infatti, come già accennato, il mercato ritorna a “cristallizzarsi”.

Per quanto attiene al settore residenziale, la contrazione più accentuata si registra al sud ed è pari a -3,4%, mentre al nord la flessione si ferma a -0,3%. Fa eccezione la macroarea del Centro, dove si ha un lieve aumento dell’1,7% rispetto al secondo trimestre 2013.

Ci sono poi significative differenze tra Comuni capoluogo e Comuni non capoluogo. Nel primo caso si registra a livello nazionale un aumento dell’1,8%; nel secondo caso, invece, si registra un calo del 2,4%. Considerando le singole partizioni territoriali, emerge una situazione non molto omogenea. Nei capoluoghi del nord si ha un aumento delle compravendite pari al 4,7%; sempre al nord, i comuni non capoluogo fanno rilevare una flessione del 2,5%. Al centro, invece, si ha un aumento delle compravendite sia nel primo caso (+2,3%) sia nel secondo (+1,1%).

Situazione opposta al sud, dove in entrambi i casi si registra una contrazione del mercato: -4,5% nei Comuni capoluogo e -4,3% nei Comuni non capoluogo. Palermo però fa eccezione: nel capoluogo siciliano, infatti, si riscontra nel secondo trimestre 2014 un’impennata del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta, inoltre, del primo tasso positivo dal 2012. Con questa percentuale, la città di Palermo supera realtà metropolitane come Milano e Roma, dove l’incremento è pari rispettivamente a 6,9% e 3,9%. Tuttavia, le città che più spiccano per i rialzi sono collocate tutte al nord: si tratta di Firenze (12,6%), Bologna (10,8%) e Genova (10,3%). Cali si registrano invece a Napoli (-6,3%) e a Torino (-5,5%). Per quanto riguarda i comuni non capoluogo, nel caso specifico del territorio palermitano si ha un calo dell’1,7%. Nel resto della provincia, quindi, non si registra la stessa situazione del capoluogo.

Visti i numeri, si può affermare di essere ancora ben lontani dai tassi del 2004, quando il mercato immobiliare era in congiunture più che favorevoli. In particolare, nei capoluoghi. la compravendita degli immobili residenziali è scesa in 10 anni del 47% circa, con perdite maggiori al sud (-51%), di poco inferiori al nord (-49%), più contenute al centro (-41%). Ancora più accentuate sono le perdite nei comuni minori (-54%), con un calo che raggiunge il suo massimo nelle regioni centrali (-56%), seguite da quelle settentrionali (-54%) e da quelle meridionali (-51%).
 

 
Va male anche nel non residenziale e commerciale
 
Per quel che attiene i settori non residenziali, si rileva anche in questo caso un andamento negativo delle compravendite. Fa eccezione solo il settore produttivo, che invece registra un significativo sblocco del mercato. In particolare, nel secondo trimestre 2014, il settore terziario registra un calo del 6,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre in quello commerciale la riduzione è pari al 5,1%. Se consideriamo un più ampio lasso di tempo, notiamo come la flessione delle compravendite si sia notevolmente bloccata. Dal secondo trimestre 2004 ad oggi, il terziario è sceso del 59,3% e il commerciale del 57,3%. Segno meno anche per il settore produttivo, che dal 2004 ad oggi scende del 38%.

Nelle singole macroaree territoriali si registrano situazioni disomogenee. Per quanto riguarda il settore terziario, la zona che sembra aver sofferto di più è il centro, con un calo del 22,4% registratosi nel secondo trimestre 2014 rispetto al secondo del 2013. Contrazioni molto più contenute si riscontrano al nord e al sud, dove il calo si attesta rispettivamente a -4,3% e -2,2%.
Le compravendite nel settore commerciale, invece, diminuiscono in misura maggiore nelle regioni del sud (-9%), seguite dal quelle del centro (-8,8%). Al nord il dato, rispetto all’anno scorso, è pressoché stabile (-0,7%). Sempre mantenendoci in tale settore, tra le metropoli più importanti d’Italia, vi sono riduzioni significative a Roma (-7,4%), Napoli (-8,4%) e soprattutto Palermo, dove si registra il calo più drastico (-19,5%).

Infine, il settore produttivo è l’unico in controtendenza rispetto a tutti gli altri, poiché registra una variazione positiva del 10,3%. In particolare, sono le aree del nord e del centro a determinare questa impennata. Nota stonata il sud, dove si evidenzia invece un calo dell’8,5%.

Articolo pubblicato il 07 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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