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Quell’incredibile “partita di giro” tra Comune, Catania Risorse e banche
di Antonio Condorelli

Tags: Catania, Bilancio, Umberto Scapagnini, Antonino D’Asero, Francesco Caruso, Gaetano Tafuri, Vincenzo Castorina, Francesco Bruno



CATANIA - C’è anche un capo “D” nella richiesta di rinvio a giudizio della Procura, è sempre di abuso d’ufficio continuato e aggravato in concorso. Per evitare la dichiarazione di dissesto veniva creata la società Catania Risorse Srl interamente partecipata dal Comune, alla quale venivano venduti (cioè il Comune vendeva a se stesso) una serie di beni immobili inalienabili e incommerciabili perché demaniali. La stessa Catania Risorse, società senza soldi, per pagare gli immobili doveva fare un mutuo presso un istituto bancario e le rate le avrebbe dovute pagare il Comune a titolo di locazione degli stessi immobili venduti a se stesso. Operando in questo modo, Catania è arrivata alla situazione attuale, alla quale il sindaco Raffaele Stancanelli ha tentato di rimediare “inventandosi” una lista di opere pubbliche per le quali ha richiesto finanziamento al Cipe, il quale ha emesso una delibera di cui non c’è traccia (92/2008). Così sono venuti fuori i famosi 140 mln € destinati alla copertura di disavanzi derivanti da spesa corrente, ma purtroppo utilizzati per coprire i disavanzi 2003 e 2004 che secondo il Tuel devono essere ricoperti entro due anni pena la dichiarazione di dissesto.

Articolo pubblicato il 13 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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