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Farmaci, i siciliani chiedono aiuto. Anche i "non poveri" in difficoltà
di Serena Giovanna Grasso

Palermo è la città con la più alta richiesta (32.891), seguono Messina (8.022) e Siracusa (5.060). Il fabbisogno è di 52 mila farmaci, il Banco farmaceutico riesce a coprire poco meno della metà

Tags: Sicilia, Regione Siciliana, Sanità, Farmaci



PALERMO – Normalmente, l’ottica comune riconduce la povertà allo stato di deprivazione materiale, disagio abitativo e difficoltà nell’acquisto dei prodotti di primissima necessità come i generi alimentari. In realtà, questa è una definizione parziale, poiché intendiamo per povertà quello stato di estrema difficoltà e molto spesso anche di esclusione nell’accesso al paniere di beni e servizi, all’interno del quale è pure inclusa la spesa sanitaria non coperta dal sistema sanitario nazionale e dunque interamente a carico delle famiglie.

Negli anni della crisi, come ci è tristemente noto, il numero dei poveri è cresciuto a ritmi impressionanti e di conseguenza anche il numero di persone che non si può curare, proprio come rileva “Donare per curare”, il primo rapporto sulla donazione dei farmaci e la povertà sanitaria curato dalla fondazione onlus Banco farmaceutico. Specificamente, nel Mezzogiorno il numero di famiglie in stato di povertà è passato dalle 640 mila del 2011 alle 792 mila del 2012. Dunque, il Meridione rappresenta la circoscrizione territoriale con il più alto numero di famiglie povere (al Nord sono 677 mila, mentre al Centro 256 mila).

Venendo alla situazione siciliana, rileviamo come nell’Isola la distanza che separa la spesa delle famiglie in stato di povertà dalle non povere sia tra i più bassi a livello nazionale, solo la Campania rileva un gap ancora inferiore. La seguente affermazione trova spiegazione nel fatto che anche i redditi di chi non si trova in uno stato di povertà sono tra i più bassi d’Italia.
 
Nello specifico, in Sicilia la spesa media sanitaria delle famiglie non povere ammonta a 65,93 euro al mese contro i 14,14 euro delle famiglie povere, per un gap famiglie povere/non povere pari a 51,79 euro. Provando a confrontare i nostri valori con quelli del Veneto, regione di per sé con alti redditi, rileviamo come la spesa delle famiglie non povere doppia quella siciliana (137,60 euro), quasi allo stesso modo si comporta quella delle famiglie povere (24,94 euro), ottenendo così un gap pari a 112,67 euro, tra i più alti in Italia.

Sulla base di questi dati, tristemente verifichiamo l’aumento della richiesta di donazione da parte delle famiglie di farmaci da banco. In particolare, in Sicilia nel 2014 il fabbisogno è stato di 52.432 farmaci, con un incremento del 13,4% rispetto al 2013. Il dato è calcolato sulla base della richiesta di medicinali proveniente dai 70 enti siciliani convenzionati con il Banco farmaceutico che hanno aiutato complessivamente nel 2014 più di 26.000 persone.
 
Per rispondere a quest’emergenza, il Banco farmaceutico ha raccolto in Sicilia nel corso dell’anno 21.000 farmaci, dato che lungi dall’esser considerato un record è ancora un valore troppo basso che non riesce minimamente a coprire il fabbisogno. Nello specifico la città siciliana con il più alto fabbisogno nel 2014 è stata Palermo con un totale di 32.891 farmaci, seguita da Messina (8.022), Siracusa (5.060), Trapani (3.474), Catania (2.150) e Ragusa (835).
 
Per quel che riguarda i soggetti, i più esposti alla povertà sanitaria sono gli uomini (51,3%) ed in particolare colpisce più gli italiani che doppiano gli stranieri (65,3%). Anche se, come afferma Bruno Puglisi delegato territoriale di Banco farmaceutico e consigliere di Federfarma Catania, il bacino di utenza rivolto agli stranieri si sta via via sempre più allargando a causa dei continui sbarchi.

A livello nazionale, riprende il rapporto, si registra una carenza di 460 mila confezioni di farmaci. Il grosso dei farmaci donati proviene dalle aziende, grazie ad un trend positivo registrato tra il 2011 e il 2013: infatti, il 53% delle donazioni proviene dalle aziende per un valore economico pari a 16 milioni di euro, rispetto ai 14 milioni di euro di farmaci donati dalle farmacie. La richiesta maggiore è quella di analgesici e antipiretici (13,2%), seguiti dagli antinfiammatori per via orale (8,6%) e dai preparati per tosse e raffreddore (7,7%).

Dunque, concludiamo puntando sulla sensibilità del lettore limitando al minimo gli sprechi di farmaci che silenziosamente si moltiplicano dietro gli armadietti, al contrario praticando la donazione.

Articolo pubblicato il 08 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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