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Quotidiano di Sicilia

Consumo di droga e giovani, business sempre redditizio
di Anna Claudia Dioguardi

Dati allarmanti nella relazione Dipartimento per le politiche antidroga ma il Sud è meno problematico. Costi sociali stimati in 15,81 mld di €, di cui 4 per perdita produttività

Tags: Droga, Giovani



CATANIA - Oltre 2,3 mln. È questo il numero totale stimato dei consumatori di sostanze psicoattive (occasionali o dipendenti) in Italia, secondo il risultato dell’ultima indagine sulla popolazione generale (Gps-Dpa) condotta nel 2012. Un dato ripreso dalla relazione annuale al Parlamento 2014 sull’uso delle sostanze stupefacenti e le tossicodipendenze in Italia, resa nota qualche settimana addietro dal Dipartimento per le politiche antidroga (Dpa). I dati riferiti dal Dipartimento segnalano una contrazione dei consumi nel 2012 tra la popolazione compresa tra 15 e 64 anni per tutte le sostanze prese in esame.
 
L’Italia, nel confronto con gli altri Paesi europei si posiziona al 23° posto per il consumo di Cannabis, al 18° per la Cocaina, al 26° per le amfetamine e al 29° per il l’ecstasy. Nel panorama nazionale il Sud risulta meno problematico posizionandosi all’ultimo o penultimo posto per consumo per tutte le sostanze in analisi. Sul podio delle droghe con più ‘adepti’ vi è la cannabis, popolare soprattutto tra i più giovani.
 
Lo studio Sps-Dpa 2013-2014, condotto su un campione di 31.661 studenti, mette in evidenza come il 23,46% degli intervistati abbia consumato cannabis negli ultimi 12 mesi a seguire allucinogeni 2,03%, cocaina 1,58%, stimolanti (amfetamine e/o ecstasy) 1,36% e, infine, eroina 0,21%. Il Sud appare meno problematico anche per quanto riguarda il consumo tra gli adolescenti, presentando percentuali più basse per tutte le sostanze in esame, ad eccezione dell’eroina per la quale si assesta al secondo posto. Un esempio su tutti, a fronte di un Centro Italia in cui il consumo di cannabis sfiora il 27,46%, il Sud si assesta al 20,54%.

La relazione del Dipartimento accende i riflettori anche sul fenomeno del cosiddetto ‘policonsumo’ e, associato ad esso, della ‘polidipendenza’. Negli ultimi anni sembrano essere sempre di più i giovani che, si legge nella relazione, “associano sequenzialmente droghe up con droghe down”. La compresenza di consumo di cocaina e cannabis, ad esempio, raggiunge quota 86,7%, così come legati ad un maggiore consumo di sostanze psicoattive sembrano essere l’alcol e il tabacco, con percentuali di correlazione variabili tra il 70 e il 93%. Il fenomeno del policonsumo è in generale attenuato se si guarda la popolazione nel suo complesso (15-64anni), ciò è vero, secondo quanto riporta la relazione “in particolare per l’uso secondario di cannabis che, normalmente, viene usata come droga di iniziazione, per poi permanere come droga secondaria di accompagnamento”.

Considerata una vera e propria patologia, gli affetti da tossicodipendenza sono medicalmente assistiti dai Ser.T, il cui compito istituzionale è appunto quello della consulenza, cura e assistenza. In Italia, nel 2013 sono state complessivamente 164.993 gli assistiti nei Ser.t, di questi 7.626 in Sicilia (10.941 nel 2012). Secondo quanto si legge nella relazione tuttavia, la copertura non è totale, si stima infatti che i soggetti tossicodipendenti con bisogno di trattamento, ossia che hanno sviluppato una vera e propria dipendenza, siano circa 461mila.

Un ulteriore aspetto sottolineato nella relazione è quello dei costi sociali legati al consumo di stupefacenti, espressione che comprende: costi per l’acquisto delle sostanze, costi per l’applicazione della legge, costi sociosanitari e costi per la perdita di produttività. La stima, per il 2012, parla di 15,81 mld di euro, corrispondenti all’1% del Pil. In particolare, ammonta a 4,12 mld di euro il valore stimato del costo per perdita della produttività (26% del totale). Il 9,8% (ossia 1,55 mld) è invece imputabile ai costi socio-sanitari.
 


La lotta alla droga passa dai rave party
 
CATANIA - Il fronte delle droghe oltre a non conoscere crisi sembra essere sempre all’avanguardia. La relazione del Dpa mette infatti in evidenza come negli ultimi anni si sia assistito all’immissione nel mercato di una serie di nuove droghe, vendute prevalentemente sul web, spesso preparate artigianalmente in laboratori fatiscenti e a bassissima qualità igienica. Si tratta di molecole spesso ancora poco note e di conseguenza difficilmente riconoscibili nell’immediato. Dal 2009 il Sistema nazionale di allerta precoce ha identificato e segnalato oltre 370 nuove molecole. La lotta al fenomeno delle nuove droghe passa anche attraverso il contrasto dei cosiddetti ‘rave party’ illegali. “Per questo – recita la relazione - il Sistema di allerta ha organizzato dal 2010 anche un sistema di monitoraggio della rete Internet per l’individuazione di questi eventi, segnalandoli alle Forze dell’Ordine”.
Un’azione che ha portato alla segnalazione di 139 eventi di cui il 57,5% è stato impedito o gestito dalle forze dell’ordine o dalle unità sanitarie mobili a fini preventivi.

Articolo pubblicato il 09 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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