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AllÂ’agricoltura servono soldi. Subito
di Antonio Casa

Le organizzazioni professionali denunciano il nuovo crollo dei prezzi all’origine: “Le imprese sono allo stremo”. Cimino elenca le opportunità dei fondi europei, ma molte aziende non sanno come iniziare la stagione

Tags: Michele Cimino, Agricoltura, Antonello Cracolici



PALERMO - Tra l’applicazione delle risorse comunitarie di settore (Psr e Ocm vino, in particolare) e la palpante crisi agricola in Sicilia, c’è di mezzo il tempo. Come ha dichiarato lo stesso assessore regionale, Michele Cimino, poche settimane fa, molte aziende non sono in grado di potere iniziare la campagna autunnale perché non dispongono di denaro sufficiente per portarla a termine. La crisi dei consumi, la forte concorrenza, l’aumento dei costi di lavoro, le scadenze nei confronti dell’erario e degli enti previdenziali, contribuiscono a collassare un sistema molto legato alla produzione ma anche ai ciclici aiuti finanziari di Regione, Stato e Unione Europea. Se a tutto questo aggiungiamo le calamità naturali e il crollo dei prezzi sui campi, la bancarotta del sistema si scorge dietro l’angolo.

Alle imprese agricole servono soldi. Subito, non tra qualche mese. In Sicilia, poi, i problemi strutturali amplificano quelli stagionali.
In particolare, non accenna a frenare il crollo dei prezzi all’origine, un fenomeno che dal 2002, da quando comparve l’euro, si è accentuato senza alcuna soluzione di continuità. Nello scorso mese di settembre si è registrata un’ulteriore flessione: meno 12,5% rispetto allo stesso periodo del 2008.

Cereali (in particolare grano duro), frutta, verdura e latte costano, in pratica, meno di 5 anni fa. E cosi’ gli agricoltori vedono diminuire i loro redditi anche in presenza di sempre più onerosi costi produttivi, contributivi e burocratici e di una stretta creditizia da parte delle banche che si fa asfissiante. A certificare il crollo dei prezzi all’origine è la Cia-Confederazione italiana agricoltori sulla base degli ultimi dati dell’Ismea.

Per tutti i settori si registra una netta picchiata nelle quotazioni alla produzione. Particolarmente accentuato è -avverte la Cia - il calo per i cereali, che segnano un meno 26%, con punte anche del 35-40% per il grano duro e quello tenero. Una vera "debacle" si ha per la frutta e per gli ortaggi con flessioni, rispettivamente, del 22,3% e del 12,8%.
Non meno confortante è la situazione per il comparto dei vini, i cui listini sono scesi, sempre a settembre scorso, del 18,6%. Ma il vero allarme nel panorama vitivinicolo è rappresentato dai prezzi all’origine delle uve, che sono diminuiti anche del 30-40% rispetto ad un anno fa. Oggi un chilo di uva puo’ avere un prezzo sul campo anche di soli 10 centesimi.

Accanto ad una flessione per le colture industriali (meno 4,2%), la Cia segnala una forte diminuzione per i prodotti lattiero-caseari (meno 14,6%). è soprattutto allarmante la caduta del prezzo del latte alla stalla (meno 16% rispetto allo scorso anno). In discesa anche i listini per i suini (meno 11,9%) e per i bovini (meno 3,3%).
Per questa ragione la Cia evidenzia l’esigenza, da parte del governo, di interventi straordinari e concreti che permettano di fornire un solido sostegno alle imprese agricole che oggi vivono una fase di grande emergenza.
 


La reazione. Cracolici (Pd) “Giusta la protesta degli agricoltori”
 
PALERMO - “Il Partito Democratico sara’ al fianco degli agricoltori siciliani e sosterra’ le loro rivendicazioni alla manifestazione del 19 ottobre, a Palermo”. Lo dice Antonello Cracolici, presidente del gruppo PD all’Ars, che ieri mattina ha incontrato, insieme con altri parlamentari, i rappresentanti delle associazioni di categoria Cia, Confagricoltura, Legacoop, Agci e Confcooperative.
“La nostra agricoltura è in crisi - aggiunge Cracolici - per invertire la rotta servono politiche efficaci in grado di permettere ai prodotti siciliani di conquistare i mercati locali ed internazionali. Ma per raggiungere questo obiettivo c’è bisogno di una doppia azione. Innanzitutto la Regione deve farsi ascoltare al tavolo nazionale, perchè è lì che si decidono le politiche agricole e fino ad ora il governo nazionale ha dimostrato attenzione solo per il Nord. Parallelamente serve un forte rinnovamento delle politiche regionali: per questo presenteremo una mozione all’Ars a sostegno delle istanze del comparto, in particolare per chiedere il rispetto e l’applicazione delle norme vigenti e per garantire il reale impiego delle risorse disponibili”.

Articolo pubblicato il 14 ottobre 2009 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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Michele Cimino
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