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Messina - Ato 3, debiti per oltre 11 mln di euro
di Francesco Torre

Il vice sindaco Signorino accusa i consiglieri e parla di “paura personale di assumersi la responsabilità”. Il Consiglio non ha riconosciuto il debito in tempo per accedere ai fondi della Cdp

Tags: Messina, Ato3, Amam



Messina - Alla fine la profezia si è avverata. I dipendenti Ato 3 – molti dei quali assunti dalla vecchia politica – sono stati salvaguardati e salvati dalla cosiddetta nuova politica, assieme agli ex Feluca e a un altro manipolo di lavoratori, immersi in un cunicolo spazio-temporale che, azzerando competenze, diritti, equità, meritocrazia, li porterà dritti dritti verso la mobilità in altre aziende pubbliche, in primis l’Amam.

Varato nei giorni scorsi, il provvedimento si è presentato come la ciliegina sulla torta di due settimane vissute abbastanza pericolosamente, soprattutto nel rapporto tra Giunta e Consiglio. A surriscaldare il clima, il 29 settembre, una delibera di Giunta per il riconoscimento di un debito Ato 3 di 11,9 milioni di euro, che revisori e Consiglio avrebbero dovuto approvare entro il giorno dopo, pena la perdita della possibilità di accedere a un finanziamento della Cassa depositi e prestiti dello Stato. Parte di questi debiti erano già confluiti nella celebre delibera del ferragosto 2013, nata per accedere a fondi regionali e poi scomparsa per sempre dall’agenda di Palazzo Zanca.

Richiamati per l’ennesima volta a una “prova di responsabilità” (che secondo gli uomini di Accorinti significa votare al buio provvedimenti di bilancio presentati all’ultimo minuto), i consiglieri però stavolta si sono rifiutati di svolgere il ruolo di comprimari inconsapevoli, e hanno scelto perlopiù la strada dell’assenza in aula. Cosa che ha fatto infuriare non poco il vicesindaco Guido Signorino, secondo cui la posizione del Consiglio “è leggibile solo alla luce dell’opportunismo tattico giocato su vari fronti o della, comprensibile ma non giustificabile, paura personale dell’assunzione di responsabilità”.

La replica a quel punto non si è fatta attendere. Prima da un gruppo di consiglieri di centrosinistra, durissimi nei confronti del vicesindaco, del ragioniere generale Cama e del direttore generale Le Donne: “hanno dimostrato deficit lapalissiani nel governare l’intera struttura tecnico-amministrativa”. Poi, dall’ex consigliere di “Cambiamo Messina dal basso” Luigi Sturniolo, ora nel gruppo misto, il cui affondo è stato affidato a una lettera indirizzata a Signorino: “Caro Guido – ha scritto l’accorintiano deluso – la tua è una reazione disperata, come di chi è sorpreso dal fatto che gli altri non lo capiscano. In questo c’è quel po’ di arroganza che vi aveva condotto a trasformare il cambiamento dal basso con l’intelligenza al potere”.

Al netto delle polemiche politiche, comunque, rimane la questione economica. La ciambella della Cassa depositi e prestiti non è stata afferrata, ma i debiti restano, e ora la Giunta promette una transazione tra Messinambiente e Ato 3 la cui copertura è però ignota.  Tutto, come sempre, ruota attorno al fondo di rotazione nazionale, ma senza l’approvazione del rendiconto 2013 (per il quale i rapporti tra Giunta e Consiglio dovranno ricucirsi) il Piano di riequilibrio decennale votato a inizio settembre rimane nient’altro che carta straccia.

Articolo pubblicato il 15 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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