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Palermo - Appalti truccati nel palermitano. Comune di Misilmeri nel mirino
di Redazione

Ai domiciliari il dirigente dell’Ufficio tecnico dell’Ente sciolto per mafia

Tags: Misilmeri, Appalti, Mafia



PALERMO - Associazione per delinquere, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, turbata libertà degli incanti, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e truffa. Queste, a vario titolo, le accuse nei confronti delle dieci persone destinatarie di un’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Palermo, coordinati dalla Procura della Repubblica di Termini Imerese.

L’operazione, denominata in codice “Monopolium”, avrebbe consentito di accertare presunti interessi mafiosi in una serie di appalti pubblici con la complicità di funzionari pubblici e professionisti. Nei confronti di due indagati sono stati disposti dal Gip di Termini Imerese i domiciliari, mentre otto professionisti sono destinatari della misura cautelare interdittiva del divieto temporaneo di esercitare la professione.

Gli arrestati sono Irene Gullo, capo Ufficio tecnico dei Comuni di Misilmeri e Altavilla Milicia, e l’ingegnere Paolino Ricciolo, libero professionista ed ex presidente di un consorzio che raggruppa tredici Comuni della provincia palermitana. Secondo i Carabinieri, il capo ufficio tecnico, in servizio quando il Comune di Misilmeri venne sciolto per infiltrazioni mafiose, avrebbe truccato alcuni appalti a favore di Ricciolo.

Per poter affidare direttamente la prestazione professionale, la dirigente evitava la predisposizione di una procedura con pubblicazione di un bando di gara mantenendo artificiosamente basso il valore dell’incarico, così rimanendo al di sotto della soglia di 100.000 euro al di sopra della quale, invece, sarebbe sorto l’obbligo giuridico di procedere mediante la pubblicazione di un bando di gara. Su alcune opere sia la Gullo che Rizzolo dovranno rispondere anche di aver falsamente attestato l’appaltabilità e, dunque, la fattibilità delle opere, nonostante l’assessorato regionale Territorio e Ambiente, il 25 aprile 2012, avesse segnalato che “la realizzazione di tali opere avrebbe potuto provocare dei fenomeni di esondazione del canale principale”.

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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