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Teatri lirici basta clientelismo
di Carlo Alberto Tregua

Tagliare sprechi e inutili apparati

Tags: Teatro Massimo, Palermo, Teatro Bellini, Catania



Il Teatro Massimo di Palermo e il Teatro Bellini di Catania sono due perle e hanno una tradizione di gloria antica. Ricordiamo che durante la guerra, quando l’Italia fu divisa in due, al Bellini di Catania si svolse una meravigliosa stagione con i più grandi cantanti, musicisti e direttori d’orchestra dell’epoca, perché impossibilitati a muoversi dalla città dell’Elefante.
Nel tempo, la cattiva politica è riuscita ad inquinare anche i due prestigiosi teatri. Cosicchè sono diventati luoghi assistenziali ove ha imperato il clientelismo e il favoritismo, con l’inutile assunzione di centinaia di persone e pagamento di straordinari non effettuati, di cui sembra nessuno si sia mai accorto nei decenni trascorsi. Ed è proprio la cecità del ceto politico ad avere rovinato i due teatri.

La nera crisi di questo settennio ha messo a nudo questa anacronistica situazione, in quanto sono finiti i soldi per continuare a pagare gente che non lavorava e altra che non passava neanche per i teatri pur percependo regolari compensi.
La crisi dei teatri lirici, ma anche dei teatri di prosa o di altro genere, è emersa in tutta la sua gravità nel Paese. Finalmente c’è stato un sovrintendente, quello di Roma, Carlo Fuortes, che ha proposto al consiglio di amministrazione, presieduto dal sindaco Marino, una decisione drastica: il licenziamento in blocco dei professori d’orchestra, di coristi e ballerini. Ad essi è stato dato il termine di 75 giorni perché si associno in cooperative e facciano una proposta di lavoro autonomo al teatro che da quel momento pagherà a prestazione. Ovviamente musicisti, ballerini e coristi potranno continuare a versare la loro previdenza non più come dipendenti, ma come lavoratori autonomi o facenti parte della cooperativa.
In questo modo il teatro pagherà le prestazioni effettivamente avvenute e non più centinaia di giorni a vuoto. Non sappiamo come finirà questa vicenda, dal momento che sono state annunciate proteste e cause di lavoro, ma non possiamo che condividere questa linea secondo la quale ogni cittadino-lavoratore deve essere pagato per quello che fa, non anche per quello che non fa.
Non sappiamo se l’esempio verrà emulato dagli altri teatri dell’opera, che dovrebbero andare in questa direzione.
 
L’esempio romano non è ancora stato preso in esame dal sindaco Leoluca Orlando, presidente del cda del Teatro Massimo e dal sindaco Enzo Bianco, presidente del Teatro Bellini. Non solo entrambi dovrebbero procedere sulla strada del sindaco Marino, ma anche far cessare tutti quei rapporti di lavoro che hanno più la natura di prestazioni professionali che non quella di dipendenti.
In altre parole, i teatri siciliani devono mantenere un organico all’osso, dieci-quindici persone, e contrattualizzare professionisti o cooperative di professionisti per le stagioni liriche, che così non sarebbero soggetti ai ricatti di gente che percepisce l’indennità di umidità o l’indennità di frac: una vergogna tutta italiana. Nel mondo, musicisti, coristi e ballerini sono professionisti, non dipendenti.

Altra vergogna: i nostri due splendidi teatri dell’opera non fanno una stagione completa da parecchi anni, nè continuano nella stagione estiva a portare le proprie qualità professionali in giro per la Sicilia, per l’Italia e - perché no? - anche all’estero.
Lo spreco deve finire anche in questo versante che è quello della cultura e del rinnovo delle splendide tradizioni. Coloro che parlano dei tagli finanziari come un taglio alla cultura mentono sapendo di mentire. Non è in gioco l’attività dei teatri, bensì il taglio degli sprechi e di inutili apparati.
Sarebbe, inoltre, opportuno che i componenti del consiglio di amministrazione lavorassero gratis, come testimonianza solidale di servizio alla cultura e ai cittadini, amanti della buona musica.
In questo quadro, va sottolineata la notevole bravura dei nostri musicisti e quella di ballerini e coristi. Non è in discussione la loro alta professionalità, che potranno mettere a servizio dei templi dell’opera, ancora, come hanno fatto per il passato, per mantenerne lo splendore e la rinomanza.
Mentre tanti parassiti debbono essere cacciati per risparmiare preziose risorse indispensabili alla realizzazione degli spettacoli.

Articolo pubblicato il 16 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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