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NellÂ’Isola ogni sogno infranto: record imbattuto di "fughe"
di Serena Giovanna Grasso

La causa scatenante è la crisi: infatti, il 36,2% dei migranti ha un’età compresa tra 18 e 34 anni. 698.764 i siciliani residenti all’estero, di cui 7.818 dal 2013. Meta preferita Germania

Tags: Emigrazione, Giovani, Lavoro



PALERMO – Quest’anno tutto il mondo celebra il centenario della Giornata del migrante e del rifugiato. Milioni e milioni di uomini nel corso di questi cento anni hanno abbandonato la propria terra, quella che li ha amati e cresciuti ma anche traditi costringendoli ad andare via per sempre, sperando di trovare fortuna e felicità altrove. Guerre, carestie, disastri ambientali, dittature, crisi, recessioni economiche e chi più ne ha più ne metta, queste le principali ragioni che hanno spinto alla fuga.
E se parlando di immigrazione ci ricolleghiamo con il pensiero alle lunghe traversate per mare compiute a bordo di carrette fatiscenti, ci azzecchiamo solo in parte. Il fenomeno parla tutte le lingue ed interessa tutte le nazionalità, compresa quella italiana.

Lo scorso 7 ottobre la Fondazione Migrantes ha pubblicato il consueto rapporto annuale “Italiani nel mondo”, all’interno del quale illustra le condizioni vissute dai nostri connazionali. Al primo gennaio 2014 i cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all’estero) sono 4.482.115, ben 141 mila in più rispetto al 2013 (+3,1%). Il 52,1% degli italiani iscritti all’Aire è di origine meridionale(più di 1,5 milioni dal Sud e 800 mila dalle Isole), il 32,6% è partito dalle regioni del Nord, mentre il 15,3% dal Centro. La prima regione di provenienza è la Sicilia con 698.764 iscritti, cioè il 15,6% del valore totale a livello nazionale; seguono Campania (451.927), Lazio (395.765) e Calabria (375.805). Medesimo scenario si ripercuote a livello provinciale: infatti, tra le prime venti province ben quattordici sono meridionali, per la precisione sei sono siciliane, tre campane, due pugliesi e due calabresi.

Mentre a livello nazionale il Paese di destinazione più gettonato è l’Argentina, stessa cosa non potrà sicuramente dirsi per i siciliani che assieme ai trentini, campani, pugliesi e sardi preferiscono dirigersi in Germania.

Solo nel 2013 sono stati 94.126 gli italiani che hanno abbandonato il Paese per cercare fortuna altrove (41.147 donne e 52.979 uomini), di cui 7.818 siciliani anche in questo caso la quota più alta a livello nazionale. Il motivo che sempre più spesso spinge tanto gli italiani quanto i meridionali ad abbandonare la propria terra risiede nell’assenza di possibilità lavorative e nella crisi ormai sempre più incalzante: infatti, la classe di età più rappresentata è quella compresa tra i 18 e i 34 anni (36,2%), a seguire quelle dei 35-49 anni (26,8%). Al di là di qualsiasi aspettativa, folta è anche la schiera dei minori che costituiscono il 18,8% dei migranti, addirittura il 12,1% ha meno di dieci anni.

Crescono anche le emigrazioni temporanee dettate da motivi di studio e formazione. Questo è senz’altro il caso degli studenti universitari che partono in Erasmus. Nonostante la partenza abbastanza tentennante, il programma ha spiccato il volo soprattutto negli ultimi anni: dall’anno accademico 1987-1988 al 1999-2000 sono stati 81.213 gli studenti che hanno aderito al progetto; addirittura nel quinquennio successivo si è quasi raggiunto il medesimo record con quota 75.697.

Infine, concludiamo ricordando i messaggi lanciati dalla Chiesa cattolica nel corso degli anni. Il primo messaggio risale al 1968 ed aveva come tema: “Per la Chiesa non ci sono frontiere. Emigrazione: incontro di fratelli”. Mentre “Chiesa senza frontiere. Madre di tutti.” È il messaggio lanciato dalla comunità episcopale per la prossima Giornata del rifugiato del 2015. Occorrerebbe interiorizzare il messaggio relativo proprio all’abbattimento delle frontiere ed accogliere il “nuovo” senza pregiudizio alcuno.

Articolo pubblicato il 17 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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