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Ci risiamo: petrolio giù ma non i prezzi alla pompa
di Michele Giuliano

Il prezzo del barile (Brent) ha raggiunto i livelli di quattro anni fa ma nei distributori i tagli sono irrisori. Attaccano le associazioni di categoria: “I petrolieri si mettono in tasca 17 cent/l”

Tags: Petrolio, Barile, Benzina



PALERMO - Continua inarrestabile la discesa del petrolio: il Brent ha toccato quota 89,08 dollari al barile (-1 per cento), ovvero il valore minimo dal 2010. E allora perché il prezzo dei carburanti alla pompa (che è quello che pagano i consumatori) non è lo stesso del 2010, cioè più o meno 1,3 euro per un litro di benzina? Se lo chiedono Konsumer Italia e iConsumatori, secondo cui i petrolieri si intascano ogni anno, per 15 pieni di benzina, ben 285 euro senza dare conto a nessuno.

“Che strano – sostiene Carlo Pileri, portavoce dei Consumatori −: sarebbe onesto e ovvio che i consumatori pagassero la benzina ai prezzi del 2010, visto il calo del petrolio a quei valori”. Valori che erano in media 1,305 euro (di cui 0,56 di accise e 0,23 di iva) per un litro di benzina senza piombo (dati Ministero dello Sviluppo). “Invece continuiamo a pagare un litro di benzina senza piombo oltre 1,70 euro, di cui 0,73 di accise e 0,31 di iva. Di fatto – continua Pileri – paghiamo 0,42 centesimi più del dovuto. Di questi, 0,25 centesimi sono le maggiori tasse, ma 0,17 se li mettono in tasca i petrolieri senza che nessuno, né governo né Cncu, il Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti presieduto dal Ministro dello Sviluppo Economico, ne chieda conto: sono quindi soldi rubati ai consumatori. Facendo il calcolo su ogni singolo litro di benzina, ci stanno sottraendo circa 19 euro su un pieno medio, ovvero 285 euro per 15 pieni all’anno”. Secondo gli esperti, ad influire sulle quotazioni sono in particolare il rally del dollaro, l’aumento delle scorte e la debolezza dell’economia globale.

I segnali che arrivano dal Medio Oriente sembrano inoltre confermare questo trend ribassista, con Arabia Saudita, Iraq e Iran pronti a nuovi tagli dei prezzi di listino, anziché della produzione. “Tali proiezioni non fanno che ribadire l’assoluta necessità di un abbassamento dei costi della benzina – aggiunge Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia −. Come consumatori non siamo più disposti ad accettare passivamente scelte orientate esclusivamente al profitto dei petrolieri, che ricadono sulle tasche dei comuni cittadini”.

Le aziende petrolifere però si difendono e puntano il dito sulla componente fiscale, anche se il confronto si fa con l'ultima volta in cui il petrolio si trovava ai livelli di oggi, vale a dire il dicembre 2010. Ebbene, allora il prezzo alla pompa era addirittura pari a 1,430 euro, vale a dire 29 centesimi inferiore a quello di oggi. In questo caso ben 24 centesimi vanno addebitati alle richieste dell'erario, mentre gli altri 5 sono dovuti all'effetto cambio e a un aumento del prezzo industriale di circa un centesimo.
 
Nell'ultima settimana, dopo il marcato calo, le quotazioni internazionali hanno proseguito la discesa e negli ultimi giorni si è registrato un lieve ribasso dei prezzi dei carburanti: “Ma si tratta - precisa il Quotidiano Energia nell'ultima rilevazione - di diminuzioni col freno a mano tirato. Tanto che il tradizionale divario tra i marchi più importati e i no logo sui prezzi praticati si allarga ancora”.
 

 
Adoc: “Ci risiamo con la solita doppia velocità”
 
Il prezzo del barile è sceso negli ultimi 15 giorni di circa il 12 per cento. I motivi della frenata sono molteplici. Da un lato c’è allentamento delle tensioni dei mercati, grazie alla progressiva normalizzazione della situazione libica e la morte di Osama Bin Laden. Dall’altro ci sono i segnali di rallentamento dell’economica mondiale. Nonostante ciò i prezzi alla pompa restano praticamente invariati denuncia anche l’Adoc, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori. Secondo l’associazione c’è stato un calo irrisorio di un centesimo del prezzo della benzina, a fronte di un calo del 12 per cento per l’appunto del costo del petrolio. Un nuovo esempio di doppia velocità del prezzo dei carburanti, in rapida ascesa al salire del costo del greggio, fermo quando il petrolio cala. “I consumatori sono stanchi della doppia velocità dei prezzi dei carburanti – dichiara Carlo Pileri, Presidente dell’Adoc – il costo del petrolio nelle ultime due settimane è sceso del 12 per cento, ma solo oggi la benzina ha registrato un calo, irrisorio, di appena 1 centesimo. Mentre il gasolio non ha potuto usufruire di tale privilegio. Occorre porre un freno a questo fenomeno, che costa agli italiani circa 200 euro l’anno, e intervenire concretamente sulle accise, tagliandole di almeno 8 centesimi”.

Articolo pubblicato il 17 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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