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Raffineria Gela, inizia la fase bio. Accordo a novembre in sei punti
di Redazione

Già annunciato: Eni punta su benzina verde e resina di origine vegetale. Garantiti i livelli occupazionali. Finita un’era durata sessant’anni, prevista “l’intensificazione delle bonifiche”

Tags: Gela, Benzina Verde, Eni



ROMA – Il 21 ottobre 2014 segna una data storica per Gela: la fine della raffinazione, dopo 60 anni. Lo ha sancito l’incontro che si è tenuto al ministero dello Sviluppo economico fra i dirigenti dell’Eni, dei sindacati confederali, del sindaco di Gela Angelo Fasulo, una rappresentanza del Consiglio comunale e della Regione Siciliana con il governatore Crocetta, e della Confindustria. Firmato l’accordo di massima, ma la stesura definitiva è attesa il 6 novembre.

L’accordo prevede che la raffinazione tradizionale a Gela non ci sarà più, pur mantenendo i livelli occupazionali del diretto ed indotto. La raffinazione di petrolio viene dunque azzerata, ma verrà prodotta la benzina verde e la resina di origine vegetale.
La dirigenza dell’Eni ha motivato la decisione con la scelta di seguire le nuove frontiere dell’industria rappresentate dai prodotti ecologici come il lattice.

L’accordo prevede questi argomenti:
1) la salvaguardia dei livelli occupazionali assunti a ruolo nel sito di Gela. Le azioni da intraprendere dovranno essere finalizzate al mantenimento delle opportunità lavorative nel territori;
2) il piano industriale di Eni, orientato alla qualificazione dell’area industriale di Gela nella direzione della bioraffinazione, della sostenibilità ambientale e di una politica organica di sviluppo della attività di upstream, chiarirà in modo analitico il rapporto tra iniziative industriali e corrispondenti ricadute occupazionali. Il dimensionamento della Green Refinery rappresenta un riferimento industriale importante per gestire iniziative dirette ed indotte, da insediare nelle aree che risultassero libere dal petrolchimico;
3) intensificazione delle attività di bonifica del territorio per le quali sarà definito un piano temporale di investimenti con le ricadute lavorative conseguenti;
4) salvaguardia delle prospettive produttive ed occupazionali nelle attività indotte dei processi industriali Eni e Gela e utilizzo degli strumenti di sostegno al reddito delle attività di formazione e riqualificazione professionale al fine di tutelare i lavoratori nella fase di transizione;
5) impegno alla accelerazione, nei limiti consentiti dalle norme vigenti, del processo autorizzativo per le attività upstream;
6) implementazione delle iniziative che favoriscano la riqualificazione e riconversione di un’economia verde e definizione, in un quadro di corrette compensazioni, delle iniziative che favoriscano la riqualificazione produttiva, urbana e culturale del territorio.

“Oggi al Mise sono state fissate alcune importanti direttrici per il rilancio dell’Eni di Gela. Ci sono le condizioni per mantenere i livelli occupazionali dello stabilimento e dell’indotto, per bonificare il territorio e per migliorare la produzione in termini ecocompatibili”, ha dichiarato il senatore del Pd Giuseppe Lumia.

“L’Eni deve rivedere assolutamente la propria strategia del refining. Per questo è opportuno che sia il premier Renzi sia il ministro Padoan, nella qualità di azionista di controllo Eni, si occupino della questione. Risultano incomprensibili, infatti, le scelte recenti portate avanti dall’Ente, con la chiusura della gran parte delle raffinerie e la concentrazione del suo business esclusivamente nel gas e oil”, afferma il deputato Alessandro Pagano. “Basti pensare, ad esempio - aggiunge l’esponente Ncd – che Erdogan in Turchia sta investendo 17 miliardi di euro sulla raffinazione. In Italia, invece, c’è il rischio che una mediocre gestione aziendale ne decreti la parola fine”.

Articolo pubblicato il 23 ottobre 2014 - © RIPRODUZIONE RISERVATA


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